Cronaca

“In classe mi bullizzavano”, l’ex studente torna a scuola e fa una strage: dieci morti

“In classe mi bullizzavano”, l’ex studente torna a scuola e fa una strage: dieci morti
Terrore a Graz, in Austria. Ha sparato quaranta colpi, poi si è ucciso

Un padre: “Mio figlio per salvarsi ha finto di non respirare più”

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Graz – Un grande edificio bianco, il messaggio di «benvenuto» all’ingresso tradotto in più lingue, i graffiti alle pareti e il campetto da calcio. Una scuola nel quartiere dietro la stazione, tra i palazzi residenziali, che ogni giorno accoglie quattrocento studenti. Ieri non giocavano, non scherzavano, non ridevano. Erano nascosti sotto i banchi o barricati nei bagni per il terrore di essere ammazzati. Tra loro, anche il figlio di questo papà incredulo che racconta davanti alle telecamere: «Mio figlio era in quella classe. Per evitare di essere colpito si è finto morto».

Ieri mattina, pochi minuti prima delle 10, Arthur A., 21 anni, austriaco, nessun precedente, entra con una pistola e un fucile da caccia – armi per le quali ha un permesso – nell’istituito Borg Dreierschützengasse di Graz, la seconda città più grande dell’Austria. È la stessa scuola che il killer aveva frequentato, senza completare gli studi. Un video racconta quei momenti. Si sentono spari a ripetizione: uno, due, dieci (se ne conteranno in tutto quaranta). Si vedono i libri sui banchi, si prova il terrore di ragazzi e ragazze che scappano scortati dalle forze speciali della polizia, che nel frattempo hanno fatto irruzione. Le ambulanze, le barelle, le lenzuola bianche.

A fine giornata il bilancio è di dieci morti: otto studenti e due insegnanti (sette uomini e tre donne). Più l’autore della strage, che da quella scuola non esce più: si spara in bagno dopo aver colpito in due classi, una delle quali aveva ospitato in passato pure lui. Secondo i media locali, era bullizzato. Durante una perquisizione, le forze di polizia trovano un biglietto d’addio a casa sua: avrebbe scritto che la sua era una vendetta contro la scuola e contro gli studenti per il bullismo che aveva subito prima di lasciare gli studi. Durante la giornata si parla di una dozzina di feriti. L’elenco dei morti rischia di aumentare. Gli studenti uccisi avrebbero tra i 14 e i 18 anni. «Mio figlio è tra le vittime», dice il papà di uno studente francese di 17 anni. Anche due bosniaci, un ragazzo e una ragazza, risultano fra i morti.

Un altro papà racconta a Puls24 che il figlio «si trovava nell’aula in cui l’aggressore stava sparando. Per evitare di essere colpito, si è sdraiato sul pavimento e ha finto di essere morto». «È stato come un film dell’orrore», le parole di un altro testimone. Una madre ha ricevuto una telefonata dal figlio. Si è sentita dire: «Mamma devo scappare, devo correre fuori, nascondermi in giardino», riporta l’emittente Orf. Anche sua nipote, studentessa della stessa scuola, ha sentito gli spari provenire da una classe. «Vivo dall’altra parte della strada, conosco alcuni bambini che frequentano questa scuola. Per me è uno shock enorme. È una situazione da film», il racconto a Steirerkrone Zeitung, di Mark Nolden, studente 22 enne.

L’Austria proclama tre giorni di lutto per quella che il cancelliere Christian Stocker definisce una «tragedia nazionale», la più sanguinosa strage in una scuola che qui si ricordi qui dal Dopoguerra. «Dobbiamo restare uniti. Il nostro pensiero va alle vittime, alle famiglie distrutte da questo atto inqualificabile», dice, commossa, la sindaca di Graz, Elke Kahr. Ibrahim, 15 anni, parla a occhi bassi: «Poteva succedere anche in altre scuole, potevamo essere noi».

Non è forse un caso che i quotidiani austriaci e non solo si concentrano sulla quantità di armi nel Paese. Il quotidiano Kronen Zeitung scrive che «gli austriaci accumulano più di 1,5 milioni di armi da fuoco in patria. La tendenza è in costante aumento». Un numero che colpisce, in un Stato che conta poco più di nove milioni di abitanti: un’arma ogni sei persone. Fabio ha 32 anni, vive a Graz da dieci, gestisce un negozio in pieno centro e ha la cittadinanza italiana e austriaca. Spiega a Repubblica: «La città è sotto shock, in passato ci sono stati casi di sparatorie a scuola ma niente di paragonabile. Sì, la legge sulle armi qui è abbastanza permissiva, perché c’è una grande cultura della caccia, che si tramanda dai genitori ai figli». Proprio la Bbc ieri ha fatto questa analisi: le leggi sulle armi in Austria sono generalmente più permissive rispetto a molti altri Paesi dell’Ue. Il possesso è consentito a ogni cittadino europeo maggiorenne, a patto di registrare le armi rivolgendosi agli appositi uffici.

Ma a Graz adesso si lotta per salvare i feriti portati negli ospedali della città, e la gente fa la fila per donare il sangue. Il club di calcio Sk Sturm Graz ha messo a disposizione il suo campo sportivo e lanciato un appello: «Venite e donate, Graz è unita!». In serata, nella chiesa di San Vincenzo, non lontano dal luogo della strage, si celebra la prima messa di commemorazione. Piange il pastore Bernhard Pesendorfer: «Stiamo accendendo una candela per Leo – dice – è l’unico nome che conosco finora». Alle 21 la piazza principale della città s’illumina per ricordare le vittime.

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