MILANO – Le ferite su cui si dovrà intervenire sono soprattutto quelle al braccio sinistro. Che «è messo male, le ossa sono fratturate e i nervi danneggiati», ha raccontato la madre, la pediatra Alaa al-Najjar, ieri a Repubblica. È da quel braccio, allora che probabilmente partirà l’equipe del Niguarda di Milano, che da ieri notte ha in carico Adam, il bambino di 11 anni unico sopravvissuto al raid che lo scorso 23 maggio ha raso al suolo la sua casa a Khan Younis e ucciso i suoi nove fratelli e sorelle.
Adam è arrivato ieri sera in tarda serata nell’ospedale alla periferia nord milanese. È in una stanza dove potrà stare 24 ore su 24 con la sua mamma. In base alle prime previsioni, il ricovero durerà diverse settimane. Già ieri il bambino è stato sottoposto a una rapida accettazione, con i primi prelievi e controlli: l’idea è di rifare tutte le visite e gli esami, da quelli più semplici come le radiografie, a tac e risonanze. Tutto al fine di ri-verificare il quadro clinico del bambi…
MILANO – Le ferite su cui si dovrà intervenire sono soprattutto quelle al braccio sinistro. Che «è messo male, le ossa sono fratturate e i nervi danneggiati», ha raccontato la madre, la pediatra Alaa al-Najjar, ieri a Repubblica. È da quel braccio, allora che probabilmente partirà l’equipe del Niguarda di Milano, che da ieri notte ha in carico Adam, il bambino di 11 anni unico sopravvissuto al raid che lo scorso 23 maggio ha raso al suolo la sua casa a Khan Younis e ucciso i suoi nove fratelli e sorelle.
Adam è arrivato ieri sera in tarda serata nell’ospedale alla periferia nord milanese. È in una stanza dove potrà stare 24 ore su 24 con la sua mamma. In base alle prime previsioni, il ricovero durerà diverse settimane. Già ieri il bambino è stato sottoposto a una rapida accettazione, con i primi prelievi e controlli: l’idea è di rifare tutte le visite e gli esami, da quelli più semplici come le radiografie, a tac e risonanze. Tutto al fine di ri-verificare il quadro clinico del bambino, che è stato sì ricoverato negli ultimi 20 giorni. Ma data la scarsità di risorse nell’ospedale dove era fino a ieri, deve comunque essere di nuovo sottoposto a controlli.
Obiettivo, capire effettivamente l’entità delle fratture al braccio, il decorso delle ferite alla testa e al torace, e soprattutto lo stato dei nervi dell’arto superiore sinistro, che sarebbero stati danneggiati dal bombardamento, per valutare se e come intervenire. Una delle strade potrebbe essere una sorta di auto-trapianto, con il prelievo di nervi ancora vitali da una parte del corpo, e la loro rivitalizzazione e “ingegnerizzazione” in laboratorio, nella Banca dei tessuti del Niguarda, per poi innestarli al posto di quelli danneggiati. Un intervento complesso e con un decorso post operatorio abbastanza lungo, ma che non è detto che potrà essere fatto dai medici della traumatologia e ortopedia del Niguarda, dato che comunque le ferite risalgono ormai a quasi tre settimane fa. E, in casi del genere, se l’intervento non è tempestivo, le possibilità di riuscita diminuiscono.
La madre, medico, seguirà il decorso del bambino, e a disposizione della famiglia sono stati messi sin da ieri sera mediatori culturali per facilitare le comunicazioni con l’equipe italiana. Il Niguarda, del resto, in questo è rodato, da decenni accoglie bambini provenienti dalle zone di guerra, forte di una traumatologia ai massimi livelli in Italia, unico centro pubblico italiano ad essere stato riconosciuto finora come “Ao host center”, inserito nel network internazionale dell’Ao trauma, che raccoglie i centri di eccellenza nell’ambito della traumatologia.
Non solo: l’ospedale milanese già nei mesi scorsi ha accolto e curato due bambini provenienti dalla Striscia, ricoverati da febbraio fino a pochi giorni fa. Un piccolo di 18 mesi, nato con una malformazione e sottoposto a un intervento, e una bambina più grande, che è stata seguita in Pediatria. Questo reparto, con il Trauma team, si occuperà allora anche di Adam, con un ricovero la cui durata, al momento, è difficile da prevedere.