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Vaticano, la strategia per decarbonizzare San Pietro. “Ma gli incensi non sono un problema”

(ansa)

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Uno studio mirato alla riduzione delle emissioni di CO2 e a rendere la basilica “una casa a impatto zero”. “Non si può fare il cappotto: aprire le finestre la notte d’estate e sostituire le lampade con illuminazione a led”
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Un progetto per ridurre l’emissione di anidride carbonica, migliorare la qualità dell’aria e incentivare il risparmio energetico è stato presentato in Vaticano con l’obiettivo di rendere la basilica di San Pietro, come ha detto il cardinale Mauro Gambetti, “una casa a impatto zero, che tutti accoglie e tutti incoraggia a crescere in umanità”.

A 10 anni dalla Laudato si’

Il progetto, a dieci anni dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ha visto la collaborazione di alcuni enti di ricerca – Enea, Politecnico di Milano, Università di Bari Aldo Moro – per individuare strategie pratiche di “decarbonizzazione” della Santa Sede, ed è stato elaborato da un comitato guidato da Walter Ganapini.

Vatican Media 

I tre spazi dell’intervento

Tre, in particolare, i luoghi presi in analisi che, per la loro peculiarità, richiedono soluzioni specifiche. Perché, come ha detto l’architetto Niccolò Aste, d…

Un progetto per ridurre l’emissione di anidride carbonica, migliorare la qualità dell’aria e incentivare il risparmio energetico è stato presentato in Vaticano con l’obiettivo di rendere la basilica di San Pietro, come ha detto il cardinale Mauro Gambetti, “una casa a impatto zero, che tutti accoglie e tutti incoraggia a crescere in umanità”.

A 10 anni dalla Laudato si’

Il progetto, a dieci anni dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ha visto la collaborazione di alcuni enti di ricerca – Enea, Politecnico di Milano, Università di Bari Aldo Moro – per individuare strategie pratiche di “decarbonizzazione” della Santa Sede, ed è stato elaborato da un comitato guidato da Walter Ganapini.

Vatican Media 

I tre spazi dell’intervento

Tre, in particolare, i luoghi presi in analisi che, per la loro peculiarità, richiedono soluzioni specifiche. Perché, come ha detto l’architetto Niccolò Aste, docente presso il Politecnico di Milano, “non si può mettere il cappotto a San Pietro”, e dunque le soluzioni individuate “sono di tipo bioclimatico, energetico-impiantistico o di user behaviour”. Per la basilica di San Pietro, in particolare, poiché serve “molta attenzione e molta cautela”, le soluzioni individuate sono piuttosto basilari: “D’estate durante la notte si possono aprire le finestre, fare entrare aria fresca e fare uscire l’aria calda”, ha detto Aste, e poi si può poi pensare a “sostituire la illuminazione nelle navate laterali con lampade a led”. Per quanto riguarda il Palazzo della Canonica, abitato da diversi monsignori, la soluzione proposta è quella di sostituire i termosifoni e fan coil (ventilconvettori) con terminali di tipo waterloop, il che, secondo l’architetto del Politecnico di Milano, “consentirebbe di ridurre rispettivamente del 48% e del 57% gli attuali consumi per climatizzazione e la riduzione dei consumi energetici avrebbe inoltre un significativo impatto sulle emissioni di CO2 associate, che potrebbero essere ridotte rispettivamente del 65% e del 72%”. Infine il cosiddetto Studio del mosaico, che, ha detto Aste, “se il Vaticano è il punto di passaggio tra la terra e il paradiso, è un piccolo pezzo di inferno, perché di inverno fa freddo d’estate fa caldo e i mosaicisti ispirano aria malsana perché le lavorazioni producono micropolveri, oltre ad avere un problema illuminotecnico”: la proposta è un impianto di climatizzazione che sostituisca quello attuale e un miglioramento dell’illuminazione.

(ansa)

Riciclare le cuffiette

Tra gli altri suggerimenti, sono state indicate azioni per ridurre consumi, sprechi e impatto ambientale, con relativi costi e benefici, dalla raccolta differenziata ai fontanelli d’acqua per eliminare contenitori plastici e sostituire imballaggi non biodegradabili, fino al riutilizzo delle cuffiette usate per i tour dei pellegrini.

L’incenso e il C02

E stata infine messa sotto osservazione l'aria che si respira nella basilica vaticana e i risultati, ha detto il professor Gianluigi de Gennaro dell’università di Bari, “mostrano che, sebbene la basilica di San Pietro sia un luogo molto frequentato, con una media giornaliera stimata pari a 45000 persone, caratterizzato da numerose e quotidiane celebrazioni, esso dispone di un efficace meccanismo di dispersione degli inquinanti, anche durante le ore di maggiore presenza dei fedeli, in virtù delle grandi volumetrie e dell’ottima ventilazione naturale. Lo studio ha consentito di verificare che le emissioni degli incensi durante talune celebrazioni non determinano un contributo significativo all’aumento alle concentrazioni di CO2”.

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