Tra Roosevelt e Pasolini vince il rispetto: le scelte dei maturandi
di Viola GiannoliRoma – Stavolta Kimi Antonelli non ha fatto nulla di eccezionale, nulla di diverso da poco meno della metà dei suoi coetanei. Se non fosse per quel primo podio agganciato a diciott’anni appena quattro giorni fa in Canada. Il piccolo gigante della Formula 1, tornato di corsa tra i banchi dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, ha scelto come traccia il “rispetto”, parola dell’anno 2024 per la Treccani e vocabolo chiave per il ministro Giuseppe Valditara, finito ieri, grazie a un testo del giornalista Riccardo Maccioni, sul banco della prima prova dell’esame di maturità. È il tema che per distacco ha battuto tutti gli altri, preferito dal 40,3 per cento degli studenti. «Felice e stupito» il giornalista: «In un mondo dove la cattiveria è valore, dove anche il linguaggio della politica, della Casa Bianca per esempio, è feroce, va riscoperta l’umanità, la centralità del nostro sguardo sull’altro».
Roma – Stavolta Kimi Antonelli non ha fatto nulla di eccezionale, nulla di diverso da poco meno della metà dei suoi coetanei. Se non fosse per quel primo podio agganciato a diciott’anni appena quattro giorni fa in Canada. Il piccolo gigante della Formula 1, tornato di corsa tra i banchi dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, ha scelto come traccia il “rispetto”, parola dell’anno 2024 per la Treccani e vocabolo chiave per il ministro Giuseppe Valditara, finito ieri, grazie a un testo del giornalista Riccardo Maccioni, sul banco della prima prova dell’esame di maturità. È il tema che per distacco ha battuto tutti gli altri, preferito dal 40,3 per cento degli studenti. «Felice e stupito» il giornalista: «In un mondo dove la cattiveria è valore, dove anche il linguaggio della politica, della Casa Bianca per esempio, è feroce, va riscoperta l’umanità, la centralità del nostro sguardo sull’altro».
Racconta forse un’altra sfaccettatura della stessa medaglia la traccia al secondo posto nel favore degli studenti (il 15,4 per cento): “L’indignazione è il motore del mondo social. Ma serve a qualcosa?”. Se l’erano chiesto la bioeticista Chiara Lalli e la giornalista scientifica Anna Meldolesi, ragionando di quell’onda d’odio e disgusto emotivo che online travolge tutto e tutti. Stavolta la reazione è stata un’emoticon: «È molto buffo stare nelle tracce della maturità, manco avessi scoperto la penicillina», rideva ieri Lalli. «Commossi ed emozionati», invece, i figli di Paolo Borsellino perché la sua lezione antimafia alle nuove generazioni, «a cui papà ha dedicato tutta la vita», contenuta in uno stralcio del brano “I giovani, la mia speranza”, è stata scelta dal 13,6 per cento dei maturandi. E ancora, il 12,8 per cento si è buttato sulla storia, l’America, il New Deal, attraverso un testo di Piers Brendon: “Gli anni trenta. Il decennio che sconvolse il mondo”. Ha esultato lo storico inglese, una lunga carriera all’Università di Cambridge: «Ha fatto bene il ministro italiano a scegliere quell’estratto perché oggi quel ciarlatano di Trump mi ricorda terribilmente il Mussolini di allora», ha detto in un’intervista a Repubblica.
E poi c’è una coincidenza, creata con rigore dal caso: in quell’8,2 per cento che ha deciso di affrontare il brano del filosofo Telmo Pievani, “Un quarto d’era (geologica) di celebrità”, c’è il figlio di Telmo Pievani. «Spero non scelga me, al suo posto mi imbarazzerebbe», aveva detto il padre prima della fine della prova. E invece.
Non è l’unica sorpresa. L’altra l’hanno avuta i ragazzi quando scorrendo le due analisi del testo si son trovati davanti una poesia, Appendice I a “Dal diario”, di un giovanissimo Pier Paolo Pasolini, e un brano del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. «Non vale, difficilmente ci si arriva con il programma», è stato il coro più sentito tra i ragazzi con il vocabolario in mano all’uscita dalle classi. Un sondaggio di Skuola.net li racconta «spiazzati»: due su tre non avevano mai affrontato in classe nessuno dei due autori. E il flop si è visto, percentuali mai così basse per l’analisi del testo almeno da cinque anni in qua, praticamente minime in tecnici e professionali. In media, solo il 7,4 per cento ha scelto Pasolini, appena il 2,3 per cento il romanziere siciliano. In questo piccolo spicchio di preferenze andate al Gattopardo c’è il tema di Ester Renzi, figlia terzogenita di Matteo, lui leader di Italia Viva, lei maturanda in un liceo fiorentino. Così l’esame di Stato ha riunito il Terzo polo perché nel frattempo, a Roma, Giulio Calenda, il figlio più piccolo di Carlo, segretario di Azione, componeva il suo elaborato su Borsellino.
Per entrambi stamattina ci sarà la versione di latino, Antonelli se la vedrà con l’inglese, «mi viene facile», ha detto, «la bestia nera è matematica all’orale». Per lui però, come per altri 524mila diciottenni, sulla strada della maturità c’è prima, ancora, la curva della seconda prova. Stavolta non c’è da correre.