Tre carte di credito. Un flusso di denaro che andava dai tre ai quattromila euro al mese, parte dei quali arrivavano dagli Usa da parte dei genitori. I pranzi al ristorante. Il giro del mondo. L’ossessione di non lasciare troppe tracce dei passaggi: l’arrivo in Italia su una barca privata, da Malta fino alla Sicilia, sicuramente più costosa di un traghetto, per non parlare delle decine di low cost che fanno la spola con Roma. L’attenzione a non registrarsi mai in nessun albergo. Quella capacità di sfuggire a ogni controllo per strada dove, in Italia almeno, non mancava però mai di farsi notare: una sera ubriaco, la mattina dopo violento.
L’uomo con tre nomi
Ogni giorno che passa la storia di Rexal Ford, anzi Matteo Capozzi (l’alias italiano che usava suoi social) anzi no Francis Kauffman (il suo nome originale) diventa un enigma: una sceneggiatura più che la vita di uno sceneggiatore. Chi è? È davvero un uomo di cinema? O per caso è una spia? Oppure: è soltanto un millantatore? Sono tutte ipotesi che in queste ore — con diversi gradi di attenzione — sono vagliate dagli investigatori che per scrivere uno spartito più concreto aspettano di avere i tre telefoni sequestrati in Grecia e di sapere se l’uomo ha confessato qualcosa alla polizia ellenica. Certo, Kauffman non è un clochard. Perché questo documenta la sua situazione finanziaria. Molto probabilmente è un assassino, di questo è convinta la procura di Roma. Se possibile peggio: l’assassino di sua figlia e probabilmente anche della sua compagna, perché sul corpo di “Stella”, come si faceva chiamare quella ragazza forse russa che aveva conosciuto e con cui aveva vissuto a Malta, non ci sono tracce di sostanze stupefacenti. Ma dei piccoli segni sul collo che farebbero pensare che anche lei come Andromeda, la loro bimba, possa essere morta soffocata.
Pranzi e cene nei ristoranti
Rexal Ford si chiamava come un regista ma probabilmente non è stato mai tale. Viveva come un clochard ma aveva un tenore di vita borghese. Si accampava a Villa Pamphili ma pranzava e cenava nei ristoranti del quartiere, con conti da centinaia di euro. Ecco, sono proprio i soldi la traccia che in queste ore la squadra mobile di Roma, i poliziotti dello Sco stanno seguendo per ricostruire la vita di quest’uomo con troppi nomi. E ancora molti segreti. Primo punto: il suo passaporto è originale. «È molto probabile» spiega a Repubblica una fonte dell’indagine, «che, come accade in molti Stati americani, abbia sfruttato la possibilità di cambiare le generalità sui documenti in modo da cancellare la sua vecchia vita». Tradotto: voleva far perdere le tracce dei precedenti penali e quei cinque arresti per violenza domestica.
Quel buco di cinque anni
Andato via dagli Stati Uniti, Ford con la sua società Tintagel Films si era messo a proporre progetti di cinema in mezzo mondo. Ci sono tracce di questo fino al 2019. Poi, un buco di cinque anni, in cui l’uomo viaggia tra Russia, Nuova Zelanda, Islanda, Inghilterra e Malta. Per fare cosa? E soprattutto con che fondi? Ford sa che è una domanda a cui deve poter rispondere. I soldi arrivano dalla madre, in parte. E ai suoiEamici maltesi aveva raccontato di essere il figlio di una rockstar americana, Lita Ford. Poi millantava un’amicizia fraterna con il cantante Dhani Harrison, il figlio di George Harrison dei Beatles. «Farà il film con noi», aveva assicurato allo scrittore italiano Federico Carro. Non era vero. Così come non era vero l’amore con Stella, come chiamavano a Roma quella ragazza probabilmente russa che Rexal conosce a Malta.
Tenore di vita agiato
Abitano per mesi insieme nell’isola, hanno un tenore di vita agiato. Nasce la loro bambina (è lui che racconta ai genitori negli Stati Uniti di essere diventato padre) ma poi all’improvviso sentono l’esigenza di fuggire in Italia. Capire cosa sia successo a Malta, che lavoro Ford e la ragazza svolgessero a La Valletta è una chiave importante per capire il perché di questa storia: è possibile che qualcuno sia stato truffato e magari dava loro la caccia. È possibile che Ford si sia macchiato di un’azione violenta anche nell’isola.
"Lei è abilissima con i computer”
I più complottisti, anche tra gli investigatori, dicono che non è da escludersi che i due lavorassero per qualche servizio di intelligence: il sospetto nasce dalla volontà di dissimulare e dall’abilità, raccontata, della ragazza di lavorare con i computer. Fatto sta che all’improvviso scappano in Italia. Arrivano a fine marzo con una barca in Sicilia. Da lì raggiungono Roma dopo essere passati (o comunque aver cercato di arrivare, facendo ricerche con il profilo Facebook fake con l’alias di Matteo Capozzi) a Firenze e La Spezia. A Roma sono ospiti di conoscenti. Dormono probabilmente in alcuni b&b riuscendo a non farsi registrare. E, infine, montano la tenda a Villa Panphili. Vivono da clochard mentre strisciano la carta di credito nei ristoranti della zona. Come se fosse un film.