Cronaca

La protesta dei No Bezos: “Questo matrimonio non s’ha da fare a Venezia”

Un poster con la scritta "No Space for Bezos" su un muro di Venezia 

Un poster con la scritta "No Space for Bezos" su un muro di Venezia 

 
Le super nozze agitano la laguna. Gli attivisti annunciano battaglia, ma per altri il patron di Amazon va accolto “a braccia aperte”
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VENEZIA – Alla Casa Bianca, su yacht e navicelle da turismo spaziale, nei capannoni che smistano i pacchi del consumo globale, lo accolgono con l’ossequio riservato a un padrone del mondo. A Venezia no. Consegnerà pure una montagna di “schei”, ma qui si gonfiano già i gommoni dell’abbordaggio e si indossano i costumi da bagno della protesta per rendere complicato a Jeff Bezos perfino infilare la fede nuziale nell’anulare di Lauren Sanchez. Il secondo uomo più ricco del pianeta ha scelto di affittare l’ex Serenissima cinque giorni per festeggiare il suo matrimonio assieme a una corte di 250 star di Hollywood, del tecno capitalismo globale e del potere filo-trumpiano: gli invitati a porzionare la torta esultano, gli esclusi minacciano battaglia e la città più fragile della terra, l’unica con ingresso a pagamento causa overtourism, teme di affondare tra scontri da guerriglia no-global.

L’evento insidioso

Mister Amazon e l’ex giornalista-pilota di elicotteri, a sorpresa, scoprono così che anche con un patrimonio da 206,7 miliardi di dollari e un budget-evento superiore a 15 milioni, un personale secondo matrimonio in laguna può rivelarsi in salita. Insidioso al punto, nonostante lo zelo del colosso londinese del wedding planning Lanza e Baucina, da essere costretti a ideare un groviglio di misteri e depistaggi su date, luoghi e facce del ricevimento più glamour del 2025. «Nulla contro le migliaia di coppie non veneziane — dice Stefano Micheletti, attivista del comitato No Space for Bezos — che pagano per sposarsi tra le gondole. Inaccettabili sono invece l’arroganza esibizionista del simbolo dello sfruttamento digitale, grande sponsor del nativismo del presidente Usa, e l’obbedienza di poteri locali corrotti che cedono la città al miglior offerente».

Il sindaco sotto accusa

Sotto accusa, con il padrone di Washington Post e Metro Goldwin Mayer, il sindaco Luigi Brugnaro, sotto inchiesta per lo scandalo di palazzi e terreni offerti al magnate di Singapore Ching Chiat Kwong, e il governatore regionale Luca Zaia, impegnato nella lotta per il suo quarto mandato: uniti dall’euforia pro fiori d’arancio, in queste ore calano insieme l’asso del tycoon del New Messico nella partita per le prossime elezioni a Ca’ Farsetti e Palazzo Balbi. «Bezos e signora — scandiscono dopo gli striscioni di contestazione calati dal ponte di Rialto e dal campanile di San Giorgio — vanno accolti a braccia aperte. Protestare contro chi porta ricchezza è un’assoluta vergogna».

Lauren Sánchez e Jeff Bezos 

Lauren Sánchez e Jeff Bezos 

 

Nove yacht all’attracco

Le forze in campo giustificano il nervosismo. Tra mercoledì 25 e domenica 29 giugno il profeta dell’e-commerce attraccherà a Venezia con una flotta di nove yacht, a partire dalla goletta Koru da 500 milioni. Sei gli hotel-icona riservati agli ospiti: Danieli, Gritti, Aman, Cipriani, Marriott e St. Regis. Decine le feste: di precetto quella del 26 al Lido, sotto una pagoda eretta accanto all’Excelsior, lo scambio delle fedi con fuochi d’artificio il 27 nella Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio, il gran ballo del 28 nella cinquecentesca Scuola Grande della Misericordia, ex palazzetto Reyer da 800 posti che Brugnaro si è auto-concesso per 99 anni. Da 35 a 50 i taxi acquei noleggiati anche per gli altri party, dall’isola di Sacca Sessola a Burano e dalla Giudecca alla Madonna dell’Orto. «Le rotte — dice il tassista Mario Gasparini — sono secretate. Solo il giorno prima del servizio scopriremo chi salirà a bordo e verso quale approdo. Quasi 15 mila euro a testa in cinque giorni: a protestare non sono i 48 mila veneziani, ma i soliti 150 estremisti comunisti no-tutto».

Privacy e sicurezza

Complesso, per le forze dell’ordine, garantire privacy e sicurezza al gotha dello star system. In arrivo, tra i molti, George Clooney e Amal Alamuddin, Katy Perry e Orlando Bloom, Lady Gaga e Kris Jenner, Angelina Jolie e Leonardo di Caprio, il clan Kardashian, Oprah Winfrey e Diane von Furstenberg, oltre agli stilisti dei 27 abiti della sposa, da Oscar de la Renta a Dolce&Gabbana. Nella lista riservata, leader politici, banchieri e i nuovi esclusivisti della ricchezza globale: tra gli invitati Ivanka e Donald Trump jr, figli del presidente Usa, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Bill Gates e Bernard Arnault. «Resta però un evento privato — dice Simone Venturini, assessore comunale al Turismo — e l’amministrazione non è coinvolta. Non sono state affisse le pubblicazioni: se Bezos e la signora Sanchez vorranno realmente sposarsi a Venezia, dovranno farlo su una nave coinvolgendone il capitano, sotto l’egida dello Stato di cui batte la bandiera. Per la città è una grande opportunità di trovare nuovi mecenati disposti a investire nella sua salvaguardia».

Le proteste No Space for Bezos

A preallertare la questura, le proteste dei comitati che hanno aderito alla piattaforma No Space for Bezos, annunciate alla Misericordia per sabato 28 giugno. «Per impedire pacificamente l’accesso al salone delle feste — dice Tommaso Cacciari — ci butteremo nei cinque canali che lo circondano e ci stenderemo in calli e rive. Bezos non è un vip qualsiasi. È il multimiliardario che sponsorizza l’oscurantismo mondiale di Trump, promotore di razzismo, guerre e nuove povertà: il presidente vuole comprarsi la Groenlandia, lui cerca di prendersi la luna e comincia affittando Venezia, confondendola con Las Vegas».

L’anima di un universo già scomparso

Nessun preavviso di manifestazione o di occupazione, trapela dalla polizia, è stato notificato ad oggi. «Il termine scade 72 ore prima della protesta — ripete la questura — solo dopo possono scattare denunce e fermi. Questo matrimonio non è però un fatto pubblico e per ora non abbiamo notifiche che impongano tutele personali e controlli». Calma prima della tempesta? Probabile. Di certo Bezos divide la laguna. Contro di lui la comunità attenta ai giovani e al sociale, promossa dallo scrittore Gianfranco Bettin e dall’attivista di Mediterranea, Luca Casarini. A favore quella del turismo e delle imprese, rappresentata da Salvatore Pisani e Claudio Scarpa, promotori degli hotel. Tra pochi giorni l’ultima scena, mai girata, di Welcome Venice. I re del mondo in festa nel bacino di San Marco dentro i motoscafi blindati. I veneziani superstiti in lutto sulle rive, per tentare di salvare almeno l’anima di un universo già scomparso.

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