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Inquinamento da Pfas nel vicentino, pioggia di condanne per i manager. “Sentenza storica”

(afp)

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Per undici dirigenti di Icig, Miteni e Mitsubishi pene dai due anni e 8 mesi a 17 anni, anche più severe di quelle invocate dai pm. Legambiente: “Adesso si proceda alla bonifica”
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Per decenni le aziende che si sono avvicendate nella gestione del sito Miteni, a Trissino, non lontano da Vicenza, hanno contaminato con sostanze chimiche, anche cancerogene, l’acqua della seconda falda acquifera d’Europa, mettendo a rischio oltre 350mila persone. E per questo, ha stabilito la Corte d’Assise di Vicenza, adesso undici manager dovranno affrontare pene fino a diciassette anni di carcere.

Le condanne

Anche superando le richieste dei pm, i giudici hanno condannato a 17 anni i manager di Icig e Mitemi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer (Icig), Achim Georg Hannes Riemann (Icig), Brian Anthony McGlynn (Miteni) e Luigi Guarracino (Miteni). Di poco minore, 16 anni, è la pena inflitta ai due dirigenti di Mitsubishi Corporation Naoyuki Kimura e Yuji Suetsune, che hanno controllato Miteni fino al 2009, e al tedesco Alexander Nicolaas Smit (Miteni). È di undici anni di carcere la pena inflitta a Maki Hosoda, mentre più leggere sono le condanne arrivate all’indirizzo di Martin Leitgeb…

Per decenni le aziende che si sono avvicendate nella gestione del sito Miteni, a Trissino, non lontano da Vicenza, hanno contaminato con sostanze chimiche, anche cancerogene, l’acqua della seconda falda acquifera d’Europa, mettendo a rischio oltre 350mila persone. E per questo, ha stabilito la Corte d’Assise di Vicenza, adesso undici manager dovranno affrontare pene fino a diciassette anni di carcere.

Le condanne

Anche superando le richieste dei pm, i giudici hanno condannato a 17 anni i manager di Icig e Mitemi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer (Icig), Achim Georg Hannes Riemann (Icig), Brian Anthony McGlynn (Miteni) e Luigi Guarracino (Miteni). Di poco minore, 16 anni, è la pena inflitta ai due dirigenti di Mitsubishi Corporation Naoyuki Kimura e Yuji Suetsune, che hanno controllato Miteni fino al 2009, e al tedesco Alexander Nicolaas Smit (Miteni). È di undici anni di carcere la pena inflitta a Maki Hosoda, mentre più leggere sono le condanne arrivate all’indirizzo di Martin Leitgeb (4 anni e 6 mesi), Antonio Alfiero Nardone (6 anni e 4 mesi) e Davide Drusian (2 anni e 8 mesi). Solo tre i manager assolti: Kanji Ito, Mario Fabris, Mauro Cognolato e Mario Mistrorigo. Per i giudici sapevano della contaminazione, ma non erano in posizione tale da poterla impedire.

La Corte ha stabilito anche i risarcimenti per oltre 300 parti civili, fra privati ed enti pubblici: 58 milioni di euro al solo ministero dell'Ambiente, 6,5 milioni alla Regione Veneto, 800mila all'agenzia per l'ambiente Arpav, tra i 15 e i 20mila euro per singoli e associazioni. Esclusi i lavoratori dell'ex Miteni, nonostante i sindacati abbiano denunciato – e la cosa sia oggetto di altri procedimenti – la correlazione fra Pfas e malattie anche gravi.

Legambiente: “E ora bonificate tutto”

"Oggi è arrivata una sentenza storica e grande vittoria per il popolo inquinato. Dopo anni di denunce, vertenze e battaglie, portate avanti anche da Legambiente e dai suoi circoli, chi ha inquinato finalmente paga per aver avvelenato senza scrupoli il territorio veneto danneggiando non solo l'ambiente, ma anche la salute dei cittadini”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, parte civile nel processo insieme alla sezione regionale dell’associazione e al circolo che con la sua denuncia ha fatto partire l’inchiesta. Per gli ambientalisti, una battaglia vinta. Ma la guerra è ancora lunga: da bonificare ci sono acque di falda e corsi d’acqua superficiali in un’area di più di 18’ chilometri quadrati. Da eliminare, spiega Ciafani, c’è “sedime inquinato che ha provocato e continua a provocare una delle più estese contaminazioni acquifere con cui i veneti sono costretti a confrontarsi da decenni”.

Md: “Pfas da mettere al bando”

Incassa il successo anche Medicina democratica, che da parte civile nel processo ha prodotto relazioni tecniche, analisi e studio sull'inquinamento da Pfas. La sentenza, afferma il presidente Marco Caldiroli, "rafforza tutte quelle realtà come medicina democratica, che richiedono da tempo il divieto della produzione e dell'uso di questo ampio gruppo di sostanze: non vi sono altre alternative per ridurre l'esposizione ambientale dell'uomo della donna e soprattutto dei bambini".

Soddisfazione bipartisan

Esulta il presidente Luca Zaia: "la sentenza di oggi della Corte d'Assise di Vicenza, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite, e per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità”. Soddisfatto anche il Pd, che chiede azioni concrete per ripristinare i diritti delle comunità colpite. La sentenza – sottolineano la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, insieme al capogruppo Pd in Commissione parlamentare d'inchiesta sugli Ecoreati, Stefano Vaccari “afferma “una verità giudiziaria che impone adesso una responsabilità politica altrettanto chiara: si proceda subito con le bonifiche e il governo italiano intervenga con urgenza per colmare quei vuoti normativi che hanno finora permesso la diffusione incontrollata di sostanze Pfas". Sulla stessa linea i 5S: “Serve una legge nazionale sui PFAS seria, una bonifica reale, ma soprattutto la garanzia che simili disastri non si ripetano più”.

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