Va controcorrente rispetto al mondo Leone XIV. La Nato discute di investimenti in armamenti, l’Unione europea negozia il potenziamento della difesa, le grandi potenze si sfidano con le bombe e il Papa condanna «le false propagande del riarmo». Il linguaggio è abrasivo come quello che usava papa Francesco. «Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte?», chiede Robert Francis Prevost nel discorso rivolto alla Riunione delle opere per l’aiuto delle Chiese orientali (Roaco). «Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta? La gente — scandisce il Papa — è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali si potrebbero costruire ospedali e scuole, e invece si distruggono quelli già costruiti».
Gaza, situazione “t…
Va controcorrente rispetto al mondo Leone XIV. La Nato discute di investimenti in armamenti, l’Unione europea negozia il potenziamento della difesa, le grandi potenze si sfidano con le bombe e il Papa condanna «le false propagande del riarmo». Il linguaggio è abrasivo come quello che usava papa Francesco. «Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte?», chiede Robert Francis Prevost nel discorso rivolto alla Riunione delle opere per l’aiuto delle Chiese orientali (Roaco). «Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta? La gente — scandisce il Papa — è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali si potrebbero costruire ospedali e scuole, e invece si distruggono quelli già costruiti».
Gaza, situazione “tragica e disumana”
In Vaticano sono arrivati patriarchi e arcivescovi maggiori, alcuni non sono riusciti a muoversi a causa della guerra. «Il cuore sanguina pensando all’Ucraina, alla situazione tragica e disumana di Gaza, e al Medio Oriente, devastato dal dilagare della guerra», afferma Leone. È preoccupato per i fedeli di quelle terre, menziona il recente «terribile» attentato nella chiesa di Sant’Elia a Damasco, ma più in generale «oggi la violenza bellica sembra abbattersi sui territori dell’Oriente cristiano con una veemenza diabolica mai vista prima». Bisogna «smascherare» le cause «spurie» dei conflitti, perché «la gente non può morire a causa di fake news».
Il diritto e la forza
Dalle parole di Prevost traspare l’indignazione per la recente escalation in Medio Oriente, «è desolante — afferma — vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza. Questo è indegno dell’uomo, è vergognoso per l’umanità e per i responsabili delle nazioni». La guerra, per il Papa, è la strada da evitare.
Contro la linea securiatria
Così come lo è un’altra guerra che ha evocato ieri. In una giornata densa di appuntamenti, papa Leone ha ricevuto una rappresentanza di tutte realtà italiane — pubbliche e private, cattoliche e non confessionali — impegnate nel contrasto alla tossicodipendenza. A guidarli c’è Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e trait-d’union tra Giorgia Meloni e il Palazzo apostolico. Il Papa svolge un ragionamento che è quanto di più lontano dalla linea securitaria della destra di governo: «Troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte — afferma — Chi tiene la catena nelle sue mani, invece, riesce ad avere influenza e impunità. Le nostre città non devono essere liberate dagli emarginati, ma dall’emarginazione; non devono essere ripulite dai disperati, ma dalla disperazione».
La presenza di San Patrignano
Apre l’incontro Paola, ex tossicodipendente in cura presso la comunità di recupero di San Patrignano, ci sono Letizia Moratti e don Antonio Coluccia, il prete antidroga delle periferie romane, Mantovano sottolinea che «comporta fatica spiegare che la droga fa male, distrugge, ogni droga, senza distinzioni tra leggere e pesanti». Il governo Meloni ha anche inserito il contrasto alle tossicodipendenze tra gli obiettivi dell’8 per mille destinato allo Stato, una mossa, molto pubblicizzata, che ha creato malumore tra i vescovi italiani.
La città di Dio e la città dell’uomo
Il Papa agostiniano spiega che «la città di Dio impegna alla profezia nella città degli uomini, e questo — lo sappiamo — può portare anche oggi al martirio. La lotta al narcotraffico, l’impegno educativo tra i poveri, la difesa delle comunità indigene e dei migranti — sottolinea — la fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa sono in molti luoghi considerati sovversivi». La droga e le dipendenze, afferma Prevost, «sono una prigione invisibile». Ma il «combattimento» da fare è «contro chi fa delle droghe e di ogni altra dipendenza — pensiamo all’alcol o al gioco d’azzardo — il proprio immenso business. Esistono enormi concentrazioni di interesse e ramificate organizzazioni criminali che gli Stati hanno il dovere di smantellare». E invece, nota Leone, «è più facile combattere le loro vittime».