«Fra le distrazioni buttiamo via la vita. Mi capita spesso di parlarne con gli studenti a lezione. Sono ventenni e quando si rendono conto dell’enorme numero di ore che hanno sprecato, trascinati da messaggi e notifiche inutili, restano sbalorditi. Gli sembra di svegliarsi da un brutto sogno». Franca Stablum insegna Psicologia dell’attenzione all’università di Padova e per Carocci ha scritto L’attenzione. Nell’esprimere la sua preoccupazione non usa mezzi termini.
È il mondo di oggi. Non dovremmo accettarlo per quel che è?
«La perdita dell’attenzione dovrebbe inquietarci. È la facoltà che ci permette di pianificare il futuro, scegliere gli scopi della vita e impegnarci per raggiungerli. Senza attenzione ci ritroviamo in un mondo che ci manipola e trascina, in cui …
«Fra le distrazioni buttiamo via la vita. Mi capita spesso di parlarne con gli studenti a lezione. Sono ventenni e quando si rendono conto dell’enorme numero di ore che hanno sprecato, trascinati da messaggi e notifiche inutili, restano sbalorditi. Gli sembra di svegliarsi da un brutto sogno». Franca Stablum insegna Psicologia dell’attenzione all’università di Padova e per Carocci ha scritto L’attenzione. Nell’esprimere la sua preoccupazione non usa mezzi termini.
È il mondo di oggi. Non dovremmo accettarlo per quel che è?
«La perdita dell’attenzione dovrebbe inquietarci. È la facoltà che ci permette di pianificare il futuro, scegliere gli scopi della vita e impegnarci per raggiungerli. Senza attenzione ci ritroviamo in un mondo che ci manipola e trascina, in cui non serve riflettere e dove tutto è disponibile, soprattutto quello di cui non abbiamo bisogno. L’era digitale deve essere governata. Noi la stiamo subendo».
Lei come si difende dalle distrazioni?
«Ho la fortuna di essere vecchia, voglio dire di essermi formata in un momento storico diverso. In genere non mi faccio distrarre, ma quando accade provo rabbia. Mi accorgo di quanto siano pervasivi i sistemi usati per catturare la nostra attenzione. Il tempo di pianificare i nostri obiettivi è diventato un lusso e la maggior parte delle situazioni in cui siamo immersi non favorisce un uso consapevole del nostro tempo, dei nostri pensieri e quindi della nostra attenzione».
È un bene che ha valore economico?
«È una facoltà con cui ci siamo evoluti, ma che oggi viene ampiamente sfruttata per scopi commerciali. Gli esseri umani sono sopravvissuti nei millenni anche grazie all’attenzione automatica, con la quale cogliamo i segnali dell’ambiente improvvisi e potenzialmente pericolosi. Il nostro mondo però è stato costruito con l’attenzione volontaria, che ci permette di scegliere i nostri scopi e impegnarci per raggiungerli. Oggi la prima viene continuamente stimolata a danno della seconda. Molte applicazioni tecnologiche sono costruite proprio per rubare la nostra attenzione. Essendo una risorsa limitata, dovremmo considerarla un bene prezioso, da proteggere, potenziare, esercitare».
L’attenzione si può esercitare?
«Le connessioni neurali si attivano in base alle esperienze. L’apprendimento rende il cervello plastico ma, che ci piaccia o no, comporta uno sforzo. Oggi, in un mondo in cui tutto è disponibile senza sforzo, stiamo smettendo di allenare determinati processi cerebrali. La velocità è nemica della cultura, e noi stiamo privilegiando la prima a danno della seconda. Non ci rendiamo conto che la velocità potrebbe bruciare le nostre vite».
La tecnologia non ha anche migliorato la vita, regalandoci molto tempo libero?
«Nei primi anni sì. Ora si ha l’impressione di avere sempre più risorse ma sempre meno tempo. Passiamo un’enorme quantità di ore a cercare informazioni e trovare cose di cui non abbiamo bisogno. Il rischio è di restare sempre fermi nello stesso posto».