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Amatrice, partono gli sgomberi dalle casette dei terremotati. Il sindaco: “Basta assistenzialismo”

Le abitazioni temporanee Sae di Amatrice 

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Dieci allontanamenti e quaranta revoche (su 540 Sae): “Non hanno più diritto”. La protesta: “Non si può mandare via la gente dagli alloggi temporanei quando le case definitive non sono state ancora ricostruite”
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ROMA – Il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ha detto “basta con l’assistenzialismo”. E ha dato il via all’operazione “Verità e legalità”: dieci sgomberi dalle casette temporanee (le Sae), peraltro annunciati dal 2023, e quaranta revoche della concessione di una “Soluzione abitativa d’emergenza” (Sae) nella città simbolo del terremoto e nelle sue 69 frazioni. In tutto le Sae allocate nei terreni dell’area di Amatrice, nella lunga fase del post terremoto – sono trascorsi quasi nove anni dalla scossa del 24 agosto 2016 – sono state 540.

La prima casa

Gli uffici del sindaco spiegano: “Abbiamo iniziato il monitoraggio dei comportamenti dei furbi e scoperto che c’è chi faceva figurare la Sae come prima casa, invece abitava in altri comuni. O chi, percependo un buon stipendio, non voleva pagare un affitto minimo per una casa in cemento”. Le temporanee, si sa, sono costruite in materiale plastico, che si arroventa in questa fase della stagione.

ROMA – Il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ha detto “basta con l’assistenzialismo”. E ha dato il via all’operazione “Verità e legalità”: dieci sgomberi dalle casette temporanee (le Sae), peraltro annunciati dal 2023, e quaranta revoche della concessione di una “Soluzione abitativa d’emergenza” (Sae) nella città simbolo del terremoto e nelle sue 69 frazioni. In tutto le Sae allocate nei terreni dell’area di Amatrice, nella lunga fase del post terremoto – sono trascorsi quasi nove anni dalla scossa del 24 agosto 2016 – sono state 540.

La prima casa

Gli uffici del sindaco spiegano: “Abbiamo iniziato il monitoraggio dei comportamenti dei furbi e scoperto che c’è chi faceva figurare la Sae come prima casa, invece abitava in altri comuni. O chi, percependo un buon stipendio, non voleva pagare un affitto minimo per una casa in cemento”. Le temporanee, si sa, sono costruite in materiale plastico, che si arroventa in questa fase della stagione.

"Equità civica”

Nel comunicato rilasciato in queste ore, il sindaco scrive: “Stiamo valutando le dinamiche familiari degli ospitati e, in molti casi, abbiamo scoperto che non sono più le stesse del dopo-terremoto. L’argomento Sae è centrale nelle scelte amministrative e non è più rimandabile, sia per un senso di equità civica, sia per la prospettiva di una ricostruzione piena. Il nostro compito, quando la situazione economica e lavorativa delle persone si evolve, non è quello di eternare l’assistenzialismo. Le Sae, lo ricordiamo per l’ennesima volta, sono moduli emergenziali temporanei. Il Comune ne ha solo la gestione. Non è né il proprietario, né può trasformarsi in un’agenzia immobiliare”.

"Così la città è una baraccopoli”

Il sindaco ricorda che questo tipo di alloggi ha una durata di vita stimata in dieci anni, “ed è soggetto a usura e a costose manutenzioni”. Ancora: “Il Comune non può andare in anticipazione perenne e Amatrice deve essere anche la capitale della legalità. Bisogna mettere al centro delle nostre aspettative le nuove abitazioni, la città non può trasformarsi in una baraccopoli. Chi lavora e percepisce un reddito dignitoso deve costruire il suo futuro abitando in una casa vera, non in una Sae. Chi non lo fa, viola legge. Rassicuriamo, comunque, i diretti interessati che nessuno sarà lasciato indietro, ma dovevamo dire basta ai professionisti del terremoto”. La proprietà dei moduli abitativi nell’intero cratere interessato dal terremoto del 2016 è della Protezione civile, il soggetto attuatore è la Regione Lazio, i proprietari dei terreni su cui sorgono le casette sono privati.

"C’è chi si affitta la casetta per l’estate”

I primi dieci sgomberi sono stati realizzati a ridosso tra il 2024 e il 2025, e successivamente a uno di questi sono arrivate minacce dirette al sindaco. Le revoche della concessione hanno la firma, invece, degli ultimi due mesi. Altre ottanta abitazioni sono oggi libere poiché lasciate dagli occupanti, ma ridotte in condizioni tali da non poter essere più riassegnate. Il sindaco Cortellesi dice ancora: “Abbiamo scoperto persone che affittano la casetta per l’estate”.

"Non ci sono case ricostruite”

Il clima ad Amatrice, e in tutta l’area della ricostruzione, è pesante: un cantiere lungo nove stagioni mette a dura prova cittadini e autorità locali. Chi contesta sgomberi e revoche, scrive questo su Facebook: “Il concetto degli allontanamenti sarebbe giusto in valore assoluto se ci fossero le case ricostruite, ma adesso non ci sono. C’è molto da fare prima di pretendere lo sgombero delle Sae. Purtroppo, questa amministrazione non comprende che finché esistono, le casette sono una risorsa e questa risorsa può essere sfruttata in tanti modi a beneficio della popolazione e dei commercianti. In tutto il comune ci sono solo cinque abitazioni in vendita e nessuna libera per l’affitto. Dove andranno queste famiglie dopo lo sfratto, ve lo siete chiesto?”.

I residenti: “Così cresce lo spopolamento”

Dicono ancora i residenti: “Ve ne state fregando delle esigenze dei residenti rimasti e, così facendo, aumentate lo spopolamento. State portando ancora di più Amatrice verso il declino”. C’è chi appoggia l’iniziativa del sindaco e fa sapere: “Qui non si parla di smantellare le Sae attualmente occupate, ma quelle rese libere o inagibili o mantenute illegalmente”. Fino ad oggi il cantiere ha consegnato centodieci nuovi appartamenti, il 40 per cento dell’intera ricostruzione di Amatrice. In centro storico devono essere consegnati undici edifici aggregati, in attesa di ultimazione. Nelle casette temporanee restano ancora alloggiate 450 famiglie terremotate.

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