Trovare un accordo sull’aria condizionata è come un miraggio sull’asfalto d’agosto. La temperatura giusta per tutti coloro che condividono una stanza semplicemente non esiste. E i battibecchi tra il partito dei favorevoli e quello dei contrari sono destinati a perdurare.
A spiegarlo è la medicina: “Il benessere termoigrometrico è una delle condizioni che più variano da persona a persona” spiega Carlo Signorelli, professore di Igiene e Sanità Pubblica all’università San Raffaele di Milano. “E’ molto difficile trovare una condizione ottimale che accontenti tutti”.
Cos’è questo benessere termoigrometrico che ci fa litigare?
“La condizione di temperatura, umidità e ventilazione ideale per il nostro corpo. E’ molto difficile che sia identica anche per due soli individui, figuriamoci per i tanti passeggeri che affollano un treno, i colleghi che condividono per buona parte della giornata un open space o perfino per i membri di una stessa famiglia”.
Chi ha più diritto di detenere il telecomando del condizionatore?
“Se ci sono anziani o persone fragili per via di qualche malattia, lasciamo a loro la decisione. Al di là dei disagi che l’afa crea per chiunque, sono loro a rischiare grosso con il caldo pesante di questi giorni, soprattutto se hanno problemi al sistema cardiovascolare o respiratorio. Se a vincere è il partito anti aria condizionata si può rimediare creando un po’ di corrente, ad esempio aprendo le finestre su due lati opposti della casa”.
Fa bene rifugiarsi sotto a una doccia fredda?
“Lo sbalzo termico può andare bene per un fisico sano. Una doccia fredda crea una vasocostrizione piuttosto brusca che non è invece consigliabile per una persona anziana o fragile. Gli stress cardiovascolari già non mancano nei periodi di afa, meglio regolarci su una temperatura normale. L’acqua di per sé, comunque, crea sempre sollievo perché evaporando sottrae calore all’organismo”.
E’ vero che oggi soffriamo di più perché siamo all’inizio dell’estate?
“Sì, al caldo come al freddo l’organismo si abitua con il tempo. L’importante è esporsi con giudizio. Il sole diretto con le temperature di questi giorni va evitato il più possibile. Al limite ci si può proteggere con un cappellino, che è altrettanto efficace ma più comodo dell’ombrello. E poi c’è la regola che non ci stancheremo mai di ripetere”.
Bere molta acqua?
“E’ importantissimo, non bisogna dimenticarlo mai, soprattutto per gli anziani che non sentono lo stimolo della sete. Molti guai, incluso il colpo di calore, nascono dalla disidratazione”.
Gli anziani però fanno spesso spallucce.
“E’ fondamentale che bevano due litri di acqua al giorno”.
Va bene anche una birra fredda?
“Ni. L’alcol contiene calorie che riscaldano il corpo. Diamo un semaforo giallo alla birra e uno rosso alle bevande più alcoliche. Anche la temperatura più gradevole di una bibita dipende dai gusti individuali. L’importante è non esagerare con il ghiaccio”.
I consigli per il cibo invece?
“Anche qui è meglio ridurre le calorie, con pochi cibi grassi e molta frutta o verdura ricche di acqua. D’estate mangiare leggero è una regola d’oro, anche perché preparare piatti elaborati richiederebbe più tempo accanto ai fornelli. A cena, con un po’ di fresco, ci si può concedere qualcosa in più rispetto al pranzo in piena calura”.
D’estate non si vorrebbe muovere un dito. Va bene assecondare la pigrizia o bisogna sforzarsi di fare un po’ di esercizio?
“Una passeggiata nelle prime ore della giornata o di sera è sempre consigliata, anche per gli anziani. Le ore centrali hanno un ulteriore problema, rispetto al caldo: l’ozono. La sua concentrazione aumenta d’estate a causa dei raggi ultravioletti, e non solo nelle città. Trattandosi di un gas inodore e invisibile, i sintomi di affaticamento e di affanno per l’apparato respiratorio possono arrivare di sorpresa. La regola è non compiere sforzi fisici all’aperto grosso modo tra le 11 e le 16”.
Come fa chi ha un orario di lavoro fisso?
“Può essere un problema, se l’impiego è all’aperto. Già vediamo che chi lavora in proprio tende ad aggiustare i propri orari, concentrando gli impegni al mattino e nel tardo pomeriggio, allungando il più possibile la pausa pranzo. A questa elasticità tutti i datori di lavoro dovrebbero abituarsi, nei limiti del possibile. Nei paesi del sud è tradizione da sempre trovare le strade deserte tra l’una e le quattro. Ora in questa condizione ci stiamo ritrovando un po’ tutti. Dovremmo avere la flessibilità giusta per adattarci”.