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L’Argentina dice sì all’estradizione di Bertulazzi. L’ex Br può essere trasferito in Italia

Leonardo Bertulazzi

 

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La Corte Suprema ha sconfessato la decisione della Cassazione. Settantatré anni, dovrebbe scontare più di 27 anni di carcere per il sequestro Costa. E’ stato condannato in contumacia, per questo per anni ha goduto dello status di rifugiato
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Sarà estradato in Italia Leonardo Bertulazzi, “Stefano” della colonna genovese delle Brigate Rosse, condannato per il sequestro Costa. Così ha deciso la Corte Suprema di Buenos Aires, sconfessando la decisione della Cassazione, che mesi fa aveva accolto il ricorso del 73enne contro l’estradizione e lo aveva scarcerato.

A Bertulazzi era stato revocato improvvisamente lo status di rifugiato politico ottenuto nel 2024 e nessuna decisione poteva essere presa – avevano sottolineato i magistrati – prima della definizione di quel ricorso. In più, aveva sottolineato nelle motivazioni il giudice relatore Alejandro Skolar – le sentenze di primo e secondo grado erano zeppe di “affermazioni dogmatiche” ed elementi di assoluta arbitrarietà.

Di tutt’altro avviso è stata la Corte Suprema, che ha confermato l’ordine di estradizione e bocciato i ricorsi presentati dal legale di “Stefano” contro la revoca dello status di rifugiato. “Le risultanze di questo procedimento – si legge nella sentenza – non c…

Sarà estradato in Italia Leonardo Bertulazzi, “Stefano” della colonna genovese delle Brigate Rosse, condannato per il sequestro Costa. Così ha deciso la Corte Suprema di Buenos Aires, sconfessando la decisione della Cassazione, che mesi fa aveva accolto il ricorso del 73enne contro l’estradizione e lo aveva scarcerato.

A Bertulazzi era stato revocato improvvisamente lo status di rifugiato politico ottenuto nel 2024 e nessuna decisione poteva essere presa – avevano sottolineato i magistrati – prima della definizione di quel ricorso. In più, aveva sottolineato nelle motivazioni il giudice relatore Alejandro Skolar – le sentenze di primo e secondo grado erano zeppe di “affermazioni dogmatiche” ed elementi di assoluta arbitrarietà.

Di tutt’altro avviso è stata la Corte Suprema, che ha confermato l’ordine di estradizione e bocciato i ricorsi presentati dal legale di “Stefano” contro la revoca dello status di rifugiato. “Le risultanze di questo procedimento – si legge nella sentenza – non consentono di avviare un procedimento o giungere a determinazioni sulla perdita dello status di rifugiato”, su cui ci si limita a “trasmettere le informazioni alla controparte italiana”.

Secondo la legge argentina, l’ultima parola sull’estradizione di Bertulazzi spetta al presidente Javier Milei, l’unico a poter bloccare la procedura. Ma è esito che i più tendono a escludere.

Fuggito quarant’anni fa dall’Italia, l’ex brigatista settantatreenne dovrebbe scontare una condanna a più di ventisette anni di carcere per sequestro di persona, associazione sovversiva e banda armata. A processo ci è finito per il rapimento di Pietro Costa, ingegnere genovese dell’omonima famiglia di armatori, catturato nel ‘77 e liberato dopo 81 giorni dopo il pagamento di un riscatto di un miliardo e mezzo di lire. Da quel bottino sarebbero venuti fuori i cinquanta milioni serviti per acquistare l’appartamento di via Montalcini 8 a Roma, diventato il carcere di Aldo Moro. All’epoca Bertulazzi era già in carcere, da cui è riuscito a evadere, per poi far perdere le proprie tracce.

È riapparso nel 2002 in Argentina, dove è stato arrestato e liberato nel giro di otto mesi perché i processi italiani erano stati celebrati in assenza dell’imputato e questo per anni ha reso impossibile l’estradizione e gli ha permesso di ottenere lo status di rifugiato politico.

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