L’istanza con cui la procura della Corte penale internazionale ha chiesto di deferire l’Italia all’Assemblea delle Nazioni e al Consiglio di sicurezza dell’Onu per il caso Almasri entra formalmente nel procedimento in corso al Tribunale dei ministri. Il documento è stato depositato dall’avvocato Francesco Romeo, legale di Lam Magok, vittima del comandante libico, testimone d’accusa nell’indagine della Cpi e che con il supporto dell’associazione Baobab ha presentato denuncia presso il Tribunale dei ministri.
Le osservazioni
Un possibile problema per la premier Giorgia Meloni, i ministri Piantedosi e Nordio e il sottosegretario Mantovano che lì sono sotto indagine. Il Tribunale deve infatti tenere in considerazioni le quattordici pagine di osservazioni con cui la procura della Cpi demolisce le memorie difensive italiane, individuando anche responsabilità specifiche per Nordio, Piantedosi e Mantovano.
Le “circostanze particolari”
Sul sottosegretario pesa anche l’ammissione fatta da lui stesso nella missiva inviata alla procura della Corte, oggi declassificata e allegata alla richiesta della procura della Cpi. “L’Italia è cosciente di non aver consultato la Corte, ma questo non è dovuto alla volontà di venir meno ai propri obblighi, quanto a circostanze particolari”. È una delle eccezioni – quando motivate da motivi gravi, d’urgenza o emergenza – che permette agli Stati di venir meno alla procedura standard e evitare la contestazione di “inadempimento”. Ma la versione messa insieme da Roma – ha spiegato in dettaglio la procura della Cpi nella sua lunga richiesta di contestazione – non tiene.
"Perché l’espulsione?”
“Troppe cose non tornano: perché l’Italia ha espulso e non estradato Almasri, visto che il governo italiano sostiene che vi fosse richiesta di estradizione libica?”, chiede l’avvocato Francesco Romeo. Per il legale, dalla richiesta della procura della Cpi emerge chiaramente che “il decreto di espulsione invitava Almasri a lasciare il territorio italiano, ma il suo trasferimento aereo in Libia non è avvenuto sulla base del decreto di espulsione e l’Italia non ha dato spiegazioni circa le modalità e la base giuridica del trasferimento in Libia”.
“Violazione dell’obbligo di cooperazione”
Nessuno, né in Parlamento, né negli atti ufficiali, ricorda, ha mai spiegato perché il Falcon che ha riportato Almasri in Libia sia partito da Roma per Torino “molte ore prima che la Corte di Appello emettesse la sua decisione e molte ore prima che il ministro dell’interno emettesse il decreto di espulsione”. Per l’avvocato “il decreto di espulsione e il successivo trasferimento in Libia di Almasri con volo di Stato senza previa consultazione della Corte costituisce violazione dell’obbligo di cooperazione”, con conseguenze molto precise evidenziate dagli stessi magistrati della Corte: “aver liberato prima e trasferito poi Almasri abbia costituito per il ricercato una protezione di fatto - potenzialmente a tempo indeterminato – dall’azione penale consentendogli di evitare il processo”. Tutte circostanze di cui al Tribunale dei ministri si chide di tenere in conto.