Intervista al climatologo Dino Zardi: “L’afa come una molla, ecco come nascono i fenomeni estremi”
di Elena DusiL'esonsazione del Rio Frejus a Bardonecchia
Il caldo carica l’atmosfera come una molla. Quando si presenta una perturbazione di passaggio, come in questi giorni sulle Alpi, ecco che scatta il grilletto». Dino Zardi insegna fisica dell’atmosfera all’Università di Trento ed è stato per tre mandati presidente dell’Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia). «Abbiamo un Mediterraneo caldissimo. In Italia le temperature hanno sfiorato i 40 gradi. Ci ritroviamo seduti su una polveriera».
In che senso una polveriera?
«L’estate ha avuto un avvio di fiamma. Con il caldo l’atmosfera si riempie di umidità e di calore, cioè di energia: due ingredienti che con l’innesco opportuno possono dare vita a fenomeni estremi come a Bardonecchia ieri».
Il caldo carica l’atmosfera come una molla. Quando si presenta una perturbazione di passaggio, come in questi giorni sulle Alpi, ecco che scatta il grilletto». Dino Zardi insegna fisica dell’atmosfera all’Università di Trento ed è stato per tre mandati presidente dell’Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia). «Abbiamo un Mediterraneo caldissimo. In Italia le temperature hanno sfiorato i 40 gradi. Ci ritroviamo seduti su una polveriera».
In che senso una polveriera?
«L’estate ha avuto un avvio di fiamma. Con il caldo l’atmosfera si riempie di umidità e di calore, cioè di energia: due ingredienti che con l’innesco opportuno possono dare vita a fenomeni estremi come a Bardonecchia ieri».
Che tipo di innesco?
«Ai bordi dell’anticiclone africano si è presentata una linea di instabilità, un piccolo fronte che ha portato aria più fredda in quota. L’incontro fra queste due masse d’aria a temperature diverse ha fatto scattare il grilletto».
Cosa è successo a quel punto?
«L’aria calda e umida sale. Il vapore condensa quando l’aria espandendosi si raffredda, producendo nubi temporalesche che a loro volta generano chicchi di grandine e separano le cariche elettriche, dando vita ai fulmini. Maggiore è la differenza di temperatura fra l’aria calda in superficie e quella fredda in quota, maggiore è la violenza del temporale. E a terra i valori di temperatura in questo momento sono altissimi. Il Mediterraneo, che pure è molto caldo, è abbracciato in questi giorni dall’anticiclone africano e lascia evaporare grandi quantità di umidità».
Altro che temporali estivi.
«Da anni assistiamo a fenomeni meteorologici sempre più intensi. Tra i tanti segnali lo notiamo anche dai chicchi di grandine, che oggi hanno dimensioni medie maggiori rispetto al passato. Non lo diciamo noi meteorologi, ma le compagnie di assicurazione chiamate a risarcire i vetri delle auto distrutti».
Ieri erano stati previsti temporali, ma non così intensi nella regione di Bardonecchia.
«Sapevamo della probabilità che avvenissero fenomeni intensi, ma non sempre se ne può prevedere l’esatta occorrenza. Temporali di questo tipo hanno uno sviluppo esplosivo, è assai difficile anticipare il punto esatto in cui deflagreranno. Possiamo solo seguirli con il radar dopo che si sono sviluppati per provare ad anticiparne il tracciato. Spesso l’innesco dell’esplosione è dato da un piccolo sbilanciamento delle condizioni dell’atmosfera, che avviene per cause squisitamente locali. È il motivo per cui la montagna, con la sua orografia particolare, è spesso bersagliata da temporali di questo tipo. Ma non vuol dire che sia l’unico ambiente soggetto a fenomeni estremi. Purtroppo l’episodio di Bardonecchia ha seguito un copione assai noto. E non ci sono motivi per ritenere che un’estate così calda debba cambiare corso nei prossimi mesi».