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“Più robot che umani”, il sorpasso di Amazon

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Il colosso dell’e-commerce conta oltre un milione di macchine, mai così tante, mentre continua il calo dei dipendenti
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New York – Da anni i dipendenti di Amazon denunciano le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti, sostenendo che non siano umane. Adesso avranno un dubbio: che il collega di fianco potrebbe non essere umano. L’automazione degli stabilimenti della multinazionale americana fondata da Jeff Bezos ha raggiunto una nuova tappa: presto ci saranno più robot di quanti sono i dipendenti umani. Amazon ha inserito più di un milione di androidi nella sua scala di lavorazione, dall’impacchettamento al trasferimento dei prodotti lungo i piani. I dipendenti umani, in tutto il mondo, sono circa un milione e mezzo. Uno dei nuovi robot, chiamato Vulcan, racconta il Wall Street Journal, ha un tatto così sensibile da essere in grado di prelevare articoli da più scaffali. La compagnia ha collegato i robot ai processi di evasione degli ordini, in modo che le macchine possano lavorare in tandem tra loro e con i dipendenti.

New York – Da anni i dipendenti di Amazon denunciano le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti, sostenendo che non siano umane. Adesso avranno un dubbio: che il collega di fianco potrebbe non essere umano. L’automazione degli stabilimenti della multinazionale americana fondata da Jeff Bezos ha raggiunto una nuova tappa: presto ci saranno più robot di quanti sono i dipendenti umani. Amazon ha inserito più di un milione di androidi nella sua scala di lavorazione, dall’impacchettamento al trasferimento dei prodotti lungo i piani. I dipendenti umani, in tutto il mondo, sono circa un milione e mezzo. Uno dei nuovi robot, chiamato Vulcan, racconta il Wall Street Journal, ha un tatto così sensibile da essere in grado di prelevare articoli da più scaffali. La compagnia ha collegato i robot ai processi di evasione degli ordini, in modo che le macchine possano lavorare in tandem tra loro e con i dipendenti.

Secondo i dati Amazon, il 75 per cento delle consegne globali vede la partecipazione di robot. L’automazione ha ridotto i tempi, aumentato la produzione individuale, e cominciato a mettere ai margini il personale. Anche perché i robot non lavoreranno per guadagnare, ma per non venire disattivati. Al momento, la presenza degli androidi, come nei romanzi di Philip Dick, non viene percepita come una minaccia: in fondo si occupano di compiti umili e ripetitivi, tipo sollevare, trascinare, smistare. Ma da tempo gestiscono anche le macchine. Settecentomila dipendenti sono stati addestrati n tutto il mondo a collaborare con i nuovi “colleghi”. In cambio hanno uno stipendio più alto, che in realtà è il prezzo pagato da Amazon per mettere sulle loro teste un invisibile conto alla rovescia. La media dei dipendenti negli stabilimenti è passata da mille a 670, il dato più basso negli ultimi sedici anni, mentre i prodotti imballati e spediti ogni anno da un solo lavoratore sono passati, in media, dai 175 di oltre dieci anni fa ai 3.870 di ora. Amazon sta introducendo l’intelligenza artificiale nei magazzini, ha spiegato di recente l’amministratore delegato Andy Jassy, «per migliorare il posizionamento dell’inventario, le previsioni della domanda e l’efficienza dei robot».

L’invasione androide è cominciata nel 2012 quando Amazon ha acquistato Kiva Systems, pagando 775 milioni di dollari. Kiva progettava robot in grado di trasportare scaffali pieni di prodotti. All’inizio si occupavano di spostare grandi quantità di articoli non imballati, un compito pesante per un essere umano. Ma nel tempo il sistema è diventato più sofisticato: adesso si occupa della selezione dei prodotti. A quel punto, i robot hanno cominciato velocemente ad affiancare l’uomo. Il video registrato nell’impianto di Shreveport, Louisiana, mostra piccoli mezzi meccanici di colore azzurro muoversi avanti e indietro, caricando e trasportando articoli imballati.

Sembra una simulazione delle vecchie gare di autoscontro nei luna park, solo che non ci sono collisioni, almeno a vedere le immagini registrate. Nello spazio di duecento metri non c’è ombra di essere umano. L’automazione ha velocizzato del 25 per cento il lavoro, ma Amazon conta di fare di più. L’obiettivo è arrivare a robot in grado di rispondere a ordini verbali, tipo: “adesso scarica quel rimorchio lì”. Alcuni nuovi androidi hanno testa, braccia e gambe e si occupano di riciclare contenitori. Altri, conferma la compagnia, arriveranno nei prossimi cinque anni. Allora la domanda non sarà più: quanti robot ha Amazon? Ma quanti dipendenti sono ancora umani.

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