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Dagli abiti agli orari. Il protocollo sul caldo tra imprese e sindacati: “Priorità alla sicurezza”

(ansa)

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Oggi la firma al ministero del Lavoro dopo due anni di stallo e veti. Via agli accordi locali e aziendali. Gli ammortizzatori sociali per la prima volta estesi agli stagionali dei campi
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ROMA – Il super caldo porta l’accordo. Oggi imprese e sindacati firmeranno il “protocollo quadro” per «l’adozione di misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro». Non accadeva dal Covid. Confindustria rinuncia al no di principio per lasciare tutto com’è. Cgil, Cisl e Uil accettano un testo volutamente generico e di «buone pratiche», da declinare però in «accordi attuativi» di territorio, filiera, azienda. Si chiude un’intesa che galleggiava dal 2023, tra veti e contrapposizioni.

Il luogo della firma, il ministero del Lavoro, alla presenza della ministra Marina Calderone fa capire, come pure chiede il testo, che il protocollo sarà assorbito da norme di legge. Diventerà vincolante, dovrà dialogare con le ordinanze regionali e le autorità sanitarie, si appoggerà agli aiuti pubblici. Come la Cassa integrazione che sarà, per la prima volta quest’anno, anche per gli stagionali dell’agricoltura fin qui esclusi.

ROMA – Il super caldo porta l’accordo. Oggi imprese e sindacati firmeranno il “protocollo quadro” per «l’adozione di misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro». Non accadeva dal Covid. Confindustria rinuncia al no di principio per lasciare tutto com’è. Cgil, Cisl e Uil accettano un testo volutamente generico e di «buone pratiche», da declinare però in «accordi attuativi» di territorio, filiera, azienda. Si chiude un’intesa che galleggiava dal 2023, tra veti e contrapposizioni.

Il luogo della firma, il ministero del Lavoro, alla presenza della ministra Marina Calderone fa capire, come pure chiede il testo, che il protocollo sarà assorbito da norme di legge. Diventerà vincolante, dovrà dialogare con le ordinanze regionali e le autorità sanitarie, si appoggerà agli aiuti pubblici. Come la Cassa integrazione che sarà, per la prima volta quest’anno, anche per gli stagionali dell’agricoltura fin qui esclusi.

Il protocollo quadro

Una svolta impensabile fino a dieci giorni fa, quando all’ennesimo tavolo tecnico per la sicurezza sul lavoro con focus proprio sull’emergenza caldo, le obiezioni delle imprese sembravano insormontabili. Poi l’incontro del presidente di Confindustria Emanuele Orsini con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, il primo dalla sua nomina, ha sbloccato gli ingranaggi. E dunque le parti hanno ripreso in mano quelle pagine già preparate due anni fa e messe in un cassetto. Le hanno limate e corrette. E oggi si firma. Nella premessa al “protocollo quadro” si dice che «il cambiamento climatico rappresenta una minaccia e compromette la sostenibilità ambientale ed economica». La «prevenzione e protezione» dei lavoratori impegnati sia in attività all’aperto che al chiuso — a rischio con il caldo e con il freddo — è l’assoluta «priorità».

Gli accordi attuativi

Lo scopo del protocollo diventa quindi quello di «promuovere le buone pratiche per scongiurare infortuni, malattie professionali e malesseri collegati alle emergenze climatiche». Proseguire quindi l’attività produttiva, laddove possibile, senza rischi per nessuno. Le parti «si impegnano» a firmare questa cornice di intenti e poi tradurla in accordi attuativi a livello di realtà specifiche, attivando «tavoli nazionali, settoriali, territoriali, aziendali». Gli accordi trovati potranno poi «diventare parte integrante dei relativi contratti collettivi nazionali». E, dice il protocollo, dovranno ruotare su quattro punti: informazione e formazione, sorveglianza sanitaria, abbigliamento e dispositivi di sicurezza, riorganizzazione di turni e orari di lavoro».

Pause, turni, crema, acqua

Punto fermo — sia del protocollo nazionale sia degli accordi attuativi che verranno — è la legge sulla sicurezza, la 81 del 2008. Lì ci sono già norme stringenti. Ma vanno declinate. Toccherà alle parti decidere se spostare l’orario di lavorazioni pesanti o all’aperto in orari più freschi, se cambiare turni, stabilire pause, fornire ai lavoratori acqua, crema ad alta protezione e indumenti adeguati, assicurare zone d’ombra o climatizzate per il ristoro, menù calibrati in mensa. Tutti snodi che nelle dieci pagine del protocollo 2023 c’erano. Nelle cinque pagine di oggi no, ma si lasciano agli accordi di settore o locali: è il frutto del compromesso. In più, qui si accenna alla possibile «premialità» di Inail alle aziende virtuose, «senza incrementi di spesa pubblica».

La Cig meteo

Nell’ultima parte del nuovo protocollo ci sono infine le richieste di «supporto» al ministero del Lavoro. In buona sostanza, i sindacati chiedono tutele per i lavoratori nella forma di ammortizzatori sociali che scattano in modo «automatico» se l’attività deve essere sospesa per il clima. Ma in modo tale che le ore e i giorni di Cassa integrazione ordinaria con causale per “eventi meteo” (esiste dal 2017, scatta sopra i 35 gradi o anche sotto se la temperatura “percepita” è superiore per via dell’umidità) siano esclusi dal contatore massimo delle 52 settimane di Cig già a disposizione delle aziende.

Le imprese chiedono di essere sostenute nel caso in cui l’evento climatico estremo le costringa a dilazionare le consegne, facendo valere ad esempio i protocolli attuativi come giustificativi. Richieste che il governo sembra disposto ad accogliere. Anzi un decreto legge sulla Cassa integrazione potrebbe arrivare a stretto giro. Nel 2023 furono messi 10 milioni, l’anno scorso 14 milioni. Quest’anno si potrebbe salire. Perché, come detto, per la prima volta sarebbero inclusi anche gli stagionali dell’agricoltura. Una buona notizia. Restano fuori i rider non dipendenti, gli altri precari e gli autonomi. E soprattutto ancora non c’è un sistema strutturale di ammortizzatori per meteo. Ma se ne discute.

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