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Letto l’intero Dna di una mummia, così è stata ricostruita la vita di un uomo di 4500 anni fa

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Era un vasaio dell’antico Egitto: le sue ossa mostrano i segni di un’esistenza trascorsa lavorando, la fatica gli aveva permesso però di arricchirsi e si era potuto permettere così un posto in una necropoli prestigiosa
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Quante cose si possono scoprire di un uomo, partendo da un mucchio di ossa conservate in un antico vaso egizio. L’individuo cui appartenevano era vissuto 4.500 anni fa, all’epoca delle grandi piramidi. La lettura del suo Dna, pubblicata oggi su Nature, ci suggerisce che avesse un viso rotondo, occhi e capelli marroni, carnagione molto scura. Era vissuto fino alla soglia dei 60 anni, un’età record per il Regno Antico.

Tutta la vita l’aveva trascorsa lavorando, come dimostrano le sue ossa usurate. Faceva probabilmente il vasaio, o forse il tessitore, in una piccola città sulla riva destra del Nilo, Nuwairat, 265 chilometri a sud del Cairo.

Le ossa del bacino sono rimaste schiacciate e allargate da anni di contatto del sedere con la superficie dura del pavimento. Le vertebre cervicali e quelle della schiena erano doloranti e piene di artrite: colpa della posizione curva, spesso accosciata, con lo sguardo orientato verso il basso.

Le braccia, sempre allungate in avanti e verso l’alto, sot…

Quante cose si possono scoprire di un uomo, partendo da un mucchio di ossa conservate in un antico vaso egizio. L’individuo cui appartenevano era vissuto 4.500 anni fa, all’epoca delle grandi piramidi. La lettura del suo Dna, pubblicata oggi su Nature, ci suggerisce che avesse un viso rotondo, occhi e capelli marroni, carnagione molto scura. Era vissuto fino alla soglia dei 60 anni, un’età record per il Regno Antico.

Tutta la vita l’aveva trascorsa lavorando, come dimostrano le sue ossa usurate. Faceva probabilmente il vasaio, o forse il tessitore, in una piccola città sulla riva destra del Nilo, Nuwairat, 265 chilometri a sud del Cairo.

Le ossa del bacino sono rimaste schiacciate e allargate da anni di contatto del sedere con la superficie dura del pavimento. Le vertebre cervicali e quelle della schiena erano doloranti e piene di artrite: colpa della posizione curva, spesso accosciata, con lo sguardo orientato verso il basso.

Le braccia, sempre allungate in avanti e verso l’alto, sottoposte a continui movimenti avanti e indietro, hanno subito deformazioni all’altezza delle spalle e delle scapole che non sono sfuggite ai ricercatori di oggi. Il lavoro duro ha minato la salute dell’antico egiziano, ma gli ha permesso probabilmente di arricchirsi ed elevare il suo status sociale.

Difficilmente un umile vasaio avrebbe altrimenti potuto permettersi una sepoltura in una necropoli prestigiosa come quella di Nuwairat. La conservazione dei propri resti in un contenitore di legno o ceramica era infatti riservata agli individui delle classi sociali più agiate, in un’epoca in cui la mummificazione era ancora pratica rara.

La lettura del Dna estratto da un dente – la prima per un egiziano così antico – ha rivelato che l’antico vasaio era nato e cresciuto lungo la Valle del Nilo. L’antico Egitto però doveva essere tutt’altro che estraneo alle migrazioni e ai matrimoni misti, visto che almeno uno degli antenati dell’artigiano aveva origini mesopotamiche.

I ricercatori dell’istituto londinese Francis Crick confermano quel che l’archeologia aveva già suggerito: che gli scambi di merci e di testi fra valle del Nilo e mezzaluna fertile erano tutt’altro che rari. Ma aggiunge che anche le persone, oltre ai beni materiali, viaggiavano, si sposavano e quindi condividevano il loro Dna con individui di nazioni diverse.

“Sono passati quarant’anni dai primi tentativi di estrarre Dna dalle mummie” ha spiegato Pontus Skoglund, direttore del laboratorio di genetica antica all’Istituto Crick, fra gli autori dello studio di oggi. “L’antico Egitto è un luogo straordinario per le ricchezze archeologiche e i testi, ma non permette una conservazione del Dna ottimale”. La necropoli di Nuwayrat, secca e protetta dalla roccia, ha permesso di fare un’eccezione con l’antico vasaio.

Le sue vicende sono state forse più tormentate in epoca recente. Il vaso con i resti dell’artigiano è stato infatti ritrovato nel 1902 da un’équipe di archeologi inglesi, che l’hanno trasferito al museo di Liverpool. Un bombardamento e un incendio durante la seconda guerra mondiale hanno distrutto molti reperti dell’antico Egitto, danneggiando anche il contenitore con le spoglie dell’artigiano. Il suo scheletro però è rimasto intatto. Tra artrite e doloretti, lo spirito dell’uomo è in effetti riuscito ad attraversare il corso dei secoli.

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