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Il Papa a Castel Gandolfo, Semeraro: “Potrà cambiare aria ma non smetterà di lavorare”

GUIDOPELLEGRINIFOTOGRAFO 

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“Francesco non aveva in testa le vacanze, non era nel suo stile. A Leone ho detto: per respirare l’aria pulita Villa Barberini è più opportuna perché basta uscire e c’è il bosco, poco lontano c’è una meravigliosa terrazza da cui si vede Anzio”
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Sono contento che il Santo Padre torni a Castel Gandolfo, cambiare aria gli farà bene, è necessario non respirare sempre e solo l’aria di Roma e l’aria condizionata». Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, è stato vescovo di Albano.

A Castel Gandolfo lei assistette al primo incontro della storia tra due Papi, Benedetto XVI da poco emerito e Francesco appena eletto.

«Fu un momento particolare, Benedetto disse: “Mi permetta di presentarle il vescovo di Albano”, Francesco rispose: “Ma ci conosciamo da 12 anni!”, e allora Benedetto si ricordò: “Certo, al Sinodo eravate seduti di fronte a me”».

Ora Leone torna a Castel Gandolfo “per un periodo di riposo”: riposerà davvero?

«Non credo che starà senza fare nulla, riposarsi anche per me significa fare cose che si è dovuto trascurare o rinviare, ma senz’altro si può lavorare con più calma. È importante dopo il ritmo molto faticoso da cui viene, è stato impegnato mattina e sera».

E poi riprenderà un ritmo…

Sono contento che il Santo Padre torni a Castel Gandolfo, cambiare aria gli farà bene, è necessario non respirare sempre e solo l’aria di Roma e l’aria condizionata». Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei Santi, è stato vescovo di Albano.

A Castel Gandolfo lei assistette al primo incontro della storia tra due Papi, Benedetto XVI da poco emerito e Francesco appena eletto.

«Fu un momento particolare, Benedetto disse: “Mi permetta di presentarle il vescovo di Albano”, Francesco rispose: “Ma ci conosciamo da 12 anni!”, e allora Benedetto si ricordò: “Certo, al Sinodo eravate seduti di fronte a me”».

Ora Leone torna a Castel Gandolfo “per un periodo di riposo”: riposerà davvero?

«Non credo che starà senza fare nulla, riposarsi anche per me significa fare cose che si è dovuto trascurare o rinviare, ma senz’altro si può lavorare con più calma. È importante dopo il ritmo molto faticoso da cui viene, è stato impegnato mattina e sera».

E poi riprenderà un ritmo serrato.

«Questo è un anno eccezionale, a fine luglio ci sarà il Giubileo dei giovani, poi, per quanto riguarda il mio dicastero, le beatificazioni di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, la memoria dei nuovi martiri».

Gli abitanti di Castel Gandolfo sono contenti...

«Lo credo bene, così come furono delusi dall’assenza pluriennale di papa Francesco. Hanno accumulato la gioia che esprimono in questi giorni. E io sono contento per loro per molti aspetti, non da ultimo quello economico, per i negozietti, i ristoranti che ci sono nella zona. Ma vedo soprattutto l’aspetto spirituale: avere il Papa in casa per la comunità cristiana è un incoraggiamento».

Sfatiamo un mito: papa Francesco aveva qualche motivo di polemica con Castel Gandolfo?

«Mi dà fastidio anche solo sentirlo dire. Sono ricostruzioni che non hanno nessuna ragione d’essere, dettate da risentimenti senza motivazione. Francesco non aveva in testa le vacanze, non era nel suo stile. Io tentai di convincerlo, lui mi spiegò che la villeggiatura non era nella sua mentalità. Rallentava i ritmi ma rimaneva a casa. Certamente non lo ha fatto per polemica nei confronti di Castel Gandolfo».

Il Palazzo apostolico, che Francesco ha convertito in museo, rimarrà un museo?

«Non so, il Santo Padre ora lo utilizzerà per l’Angelus ma vivrà a Villa Barberini. Io gli ho detto: per respirare l’aria pulita Villa Barberini è più opportuna perché basta uscire e c’è il bosco, poco lontano c’è una meravigliosa terrazza da cui si vede Anzio. Fu da lì che videro lo sbarco degli alleati. E le guardie svizzere nel tardo pomeriggio vanno a vedere il tramonto sul Tirreno, uno spettacolo per loro, abituati a vedere il sole sparire dietro i monti!».

Raccontano che Giovanni XXIII approfittasse delle vacanze a Castel Gandolfo per fuggire in incognito con il suo autista e fare un giro tra i paesi dei Castelli romani.

«È vero, l’ho sentito. A Genzano c’è una targa che ricorda un suo passaggio improvviso. Anche Paolo VI girò tra i paesi dei dintorni. E Francesco, quando venne a trovarmi per il mio anniversario di ordinazione, usò una macchina con targa italiana, i poliziotti non sapevano che dentro c’era il Papa».

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