Niente discorsi, niente fasti, niente fanfare. Il momento a suo modo è storico, ma scorre via veloce, una ventina di minuti in tutto. Il Papa torna a Castel Gandolfo, recupera la tradizione della villeggiatura nelle ville pontificie che sorgono sul cratere del Lago albano, iniziata nel Seicento e interrotta da Francesco, il Papa che smontava le vestigia della corte monarchica. Leone XIV sembra a suo agio nelle liturgie della tradizione, ma senza enfasi.
“Sui tg di tutto il mondo”
Ad attenderlo ci sono alcune decine di abitanti del luogo, diverse suore, qualcuna, latino-americana, è venuta da Roma. Lungo la strada c’è uno striscione, “Benvenuto Papa Leone”, in paese qualcuno ha esposto bandiere vaticana, italiana, statunitense, e per non sbagliarsi anche quella dell’Europa e quella della Roma. «Era ora che un Papa tornasse», commenta un barista, «le immagini dell’Angelus vanno sui tg di tutto il mondo, i tour operator possono dire che qui è la città del Papa». Per ora sotto una cappa d…
Niente discorsi, niente fasti, niente fanfare. Il momento a suo modo è storico, ma scorre via veloce, una ventina di minuti in tutto. Il Papa torna a Castel Gandolfo, recupera la tradizione della villeggiatura nelle ville pontificie che sorgono sul cratere del Lago albano, iniziata nel Seicento e interrotta da Francesco, il Papa che smontava le vestigia della corte monarchica. Leone XIV sembra a suo agio nelle liturgie della tradizione, ma senza enfasi.
“Sui tg di tutto il mondo”
Ad attenderlo ci sono alcune decine di abitanti del luogo, diverse suore, qualcuna, latino-americana, è venuta da Roma. Lungo la strada c’è uno striscione, “Benvenuto Papa Leone”, in paese qualcuno ha esposto bandiere vaticana, italiana, statunitense, e per non sbagliarsi anche quella dell’Europa e quella della Roma. «Era ora che un Papa tornasse», commenta un barista, «le immagini dell’Angelus vanno sui tg di tutto il mondo, i tour operator possono dire che qui è la città del Papa». Per ora sotto una cappa di caldo i turisti si attardano ai tavoli dei ristoranti, ci sono più poliziotti che fedeli. Qualcuno rimpiange l’era Bergoglio: «Dodici anni di pace assoluta, ero così contento...».
Bagno di folla
Quando in fondo alla strada spunta il suv nero Volkswagen su cui è abituato a viaggiare, dalla piccola folla che lo attende si levano grida e coretti, «Viva il Papa», lui decide di scendere e fare gli ultimi cento metri a piedi, saluta, benedice, accarezza qualche bambino. Infila velocemente il cancello di Villa Barberini, pochi minuti dopo rispunta dal terrazzo affacciato sul lago, affiancato dall’inseparabile segretario, il sacerdote peruviano Edgar Rimaycuna, fa ciao ciao con la mano e sparisce. Sembra quasi che abbia fretta di staccare, finalmente: due mesi fa, l’otto maggio, il Conclave gli ha stravolto la vita, da allora non si è fermato un attimo, adesso può dedicarsi fino al 20 luglio a «un breve periodo di riposo», come ha spiegato all’Angelus di mezzogiorno in Vaticano.
Kawasaki a disposizione
I convenevoli durano poco. Il parroco, il polacco Tadeusz Rozmus, appassionato di motori come Prevost, scherzando gli mette a disposizione la sua Kawasaki: «Gli ho detto che è pronta quando vuole, si sono messi tutti a ridere». Il sindaco, Alberto De Angelis, spera di vederlo spesso in giro, «negli ospedali, nelle scuole, nei ristoranti». L’efficientissima suor Raffaella Petrini dà gli ultimi ordini logistici. Lui, il Papa, ringrazia per l’organizzazione — è venuto più volte a supervisionare i lavori — è contento di essere a Castel Gandolfo, si ripromette di incontrare la popolazione, con due messe le prossime due domeniche, ma intende anche «proseguire la sua attività in un luogo così bello». Vacanze da Papa, ma con sobrietà.