"Scavavo, scavavo a mani nude in ginocchio sulle macerie, in una nuvola di polvere, al buio, la chiamavo: “Mara, Mara, ma lei non rispondeva”. La luce del sole abbagliante del giorno dopo sui cumuli di ferro e cemento che ostruiscono due delle uscite del suo “Essenza” non restituiscono tutta l’angoscia di quegli infiniti minuti di buio che Simone Nardoni porterà sempre dentro il suo cuore: lo str…