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“Gli orchi non abitavano qui”: dall’ex sindaco alla psichiatra, il riscatto di Bibbiano

(ansa)

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Dopo la sentenza che ha assolto 11 imputati su 14, viaggio nel paese che era stato messo alla gogna: “Un grande sospiro di sollievo, qui nessuno ha strappato bambini a nessuno”
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Quel manifesto invecchiato male. “Siamo stati i primi ad arrivare, saremo gli ultimi ad andarcene!”. Giorgia Meloni lo aveva esposto qui, sei anni fa, sotto il cartello stradale “Bibbiano”, a dieci passi dal cimitero, lungo una strada di campagna dedicata a suor Enrichetta Monti. Il tempo e i rami di un albero hanno coperto in parte alla vista degli automobilisti il nome di quello che no, «non è più il paese degli orchi», e nemmeno un termine dispregiativo. «La sentenza è un grande sospiro di sollievo, dice che non è mai esistito un sistema Bibbiano, che qui nessuno ha strappato bambini a nessuno», dice il sindaco dem Stefano Marazzi. E via subito un altro sassolino. «Non siamo il partito di Bibbiano…». Dal luogo del cartello scelto per il blitz nel 2019 da Meloni fino al palazzo del municipio (in ristrutturazione) sono due minuti di macchina. A metà strada c’è il civico 3 di viale Roma. Primo piano di un condominio a “elle”, sopra le vetrine di una banca. Lì aveva sede “La Cura”, il …

Quel manifesto invecchiato male. “Siamo stati i primi ad arrivare, saremo gli ultimi ad andarcene!”. Giorgia Meloni lo aveva esposto qui, sei anni fa, sotto il cartello stradale “Bibbiano”, a dieci passi dal cimitero, lungo una strada di campagna dedicata a suor Enrichetta Monti. Il tempo e i rami di un albero hanno coperto in parte alla vista degli automobilisti il nome di quello che no, «non è più il paese degli orchi», e nemmeno un termine dispregiativo. «La sentenza è un grande sospiro di sollievo, dice che non è mai esistito un sistema Bibbiano, che qui nessuno ha strappato bambini a nessuno», dice il sindaco dem Stefano Marazzi. E via subito un altro sassolino. «Non siamo il partito di Bibbiano…». Dal luogo del cartello scelto per il blitz nel 2019 da Meloni fino al palazzo del municipio (in ristrutturazione) sono due minuti di macchina. A metà strada c’è il civico 3 di viale Roma. Primo piano di un condominio a “elle”, sopra le vetrine di una banca. Lì aveva sede “La Cura”, il centro specialistico dove il guru dell’infanzia Claudio Foti e l’ex moglie Nadia Bolognini – entrambi assolti in due diversi procedimenti, lui l’anno scorso, lei mercoledì – esercitavano le psicoterapie post-traumatiche sui bambini di Bibbiano. Quei bambini dei quali Matteo Salvini, quando la linea della Lega era “usare Bibbiano come una clava” – è il testo di un biglietto dimenticato da qualche leghista dopo un incontro pre-elettorale col Capitano in un hotel di Bologna – scriveva “giù le mani”.

Per eccesso di sillogismo ed estensione del fango politico-mediatico, la “gogna” innescata dalla destra e dal M5S targato Di Maio investì in primis l’allora sindaco Andrea Carletti, anche lui assolto dalle accuse e a cui il Pd ha restituito la tessera. «È finito un incubo, giustizia è fatta, il tempo è sempre galantuomo», si sfoga ora dal suo ufficio di capo di gabinetto in Provincia. Il presunto racket degli affidi. I maltrattamenti. Le fantomatiche sedute di elettroshock sui bimbi, i servizi sociali della Val d’Enza come perno di un “sistema marcio” (Meloni dixit). Una rete di assistenti sociali e amministratori che, attraverso i servizi dell’associazione Hansel e Gretel di Moncalieri (di Claudio Foti) facevano il lavaggio del cervello ai minori per strapparli alle famiglie d’origine e affidarli ad altri. Tutta fuffa, tutto caduto.

E adesso, dunque, che si dice? Per ventiquattro ore i “parlateci di Bibbiano” non hanno parlato più. Poi quando da Roma è arrivata la linea, eccoli. Dice l’imprenditore della carta Alberto Bizzocchi, vice coordinatore regionale FdI e consigliere comunale: «La sentenza una nostra sconfitta? Ma no. Noi non abbiamo accusato delle persone. I bambini sono stati restituiti ai loro genitori, questo per noi è ciò che conta. E gli assistenti sociali oggi sono più attenti a quello che fanno». Sembra la strategia trumpiana del “non ammettere mai la sconfitta, continua a attaccare”. Sentite Lorenzo Melioli, coordinatore cittadino meloniano a Reggio. «Io ero uno dei cinque col cartello insieme a Giorgia nel 2019. Abbacchiati dalla sentenza? Ma per niente. La nostra vittoria è che i bambini sono stati ridati alle famiglie e il sistema è cambiato». Insomma: come se la sentenza – undici assoluzioni su quattordici – non ci fosse stata. «Nel mio agriturismo Il Bove ci trovavamo con le famiglie, con gli avvocati, coi giudici, con gli psicoterapeuti – ancora Melioli – La sinistra ha boicottato l’agriturismo». Sei anni di feroce strumentalizzazione («i nostri servizi sociali sono e restano un’eccellenza», dice il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari) e siamo all’uomo della Lega sul territorio che, acrobaticamente, prova a ribaltare il campo. Roberto Salati, segretario provinciale: «Non è il caso di stendere un velo sulla vicenda. Ci sono stati tre condannati. Sono sufficienti a dimostrare che il sistema non funzionava». Altro che scuse, ma quale autocritica. Nessun intimo pentimento tra i cinque del blitz di Meloni. Con lei a aprire la campagna d’odio di Bibbiano c’erano Tommaso Foti oggi ministro e quattro dirigenti locali: Bizzocchi, Alessandro Aragona, Lorenzo Melioli e Antonio Margini. «A Margini gli assistenti sociali hanno portato via tre bambini dicendo che non vivevano in condizioni idonee: poi glieli hanno restituiti».

Sul banco dei grandi imputati di Angeli e Demoni c’era anche la psicoterapeuta Nadia Bolognini. Alla quale hanno restituito l’innocenza. «Sono stati sei anni di isolamento, di inferno, mi hanno fatta sentire un mostro. Sono stata condannata dai social e da certa stampa solo per avere applicato le regole della psicoterapia del trauma per curare bambini con diagnosi di disturbi. Un tribunale ha riconosciuto la correttezza del mio operato». Il suo avvocato Luca Bauccio è stato anche il legale di Claudio Foti. La chiosa è sua. «Questa assoluzione ha dimostrato che i tribunali non sono al servizio dei politici spregiudicati che trasformano le indagini in occasioni da sfruttare elettoralmente».

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