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Perché non siamo i nostri voti

Emma Ruzzon 

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Il commento della presidente dell’Unione universitari di Padova. “Un sistema che ignora le persone”.
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Notte di lacrime e preghiere. Venditti così cantava l’esame di Stato, quello che il ministro Valditara dal prossimo anno vuole tornare a chiamare Esame di Maturità. All’alba di un nuovo — ennesimo — giro di riforme, il dibattito di quest’ultima settimana ha reso evidente che del discorso mancano le fondamenta: a cosa serve, l’esame di maturità? Ma prima: cosa intendiamo, quando parliamo di Maturità? La decisione di chi non ha sostenuto la prova orale, ci ha restituito degli spaccati che in modo differente rispondono alla domanda.

Per qualcuno Maturità significa prendere una posizione e fare fronte alle sue conseguenze, scegliere significa ponderare tutte le opzioni senza darne una sola per scontata. Per qualcuno, fare luce sulle storture del nostro sistema scolastico era più importante che uscire con un voto maggiore. Questa scelta in sé racchiude tutto. La Scuola è affezionata a un modo di valutare le prestazioni degli studenti che è, a mio parere, quantomeno obsoleto. Gli studenti …

Notte di lacrime e preghiere. Venditti così cantava l’esame di Stato, quello che il ministro Valditara dal prossimo anno vuole tornare a chiamare Esame di Maturità. All’alba di un nuovo — ennesimo — giro di riforme, il dibattito di quest’ultima settimana ha reso evidente che del discorso mancano le fondamenta: a cosa serve, l’esame di maturità? Ma prima: cosa intendiamo, quando parliamo di Maturità? La decisione di chi non ha sostenuto la prova orale, ci ha restituito degli spaccati che in modo differente rispondono alla domanda.

Per qualcuno Maturità significa prendere una posizione e fare fronte alle sue conseguenze, scegliere significa ponderare tutte le opzioni senza darne una sola per scontata. Per qualcuno, fare luce sulle storture del nostro sistema scolastico era più importante che uscire con un voto maggiore. Questa scelta in sé racchiude tutto. La Scuola è affezionata a un modo di valutare le prestazioni degli studenti che è, a mio parere, quantomeno obsoleto. Gli studenti sono il loro voto, il loro valore è descritto in modo chiaro in pagella. Se i voti sono ciò che ti definisce, tutto il resto perde di importanza. Non conta chi tu sia, cosa tu faccia, come tu evolva: importa il rendimento scolastico. Che, se ci pensiamo, assomiglia molto alla parola produttività.

Io non lo so se i voti vadano completamente aboliti, certo ora non stanno funzionando. Le classi sono piene di studenti che rinunciano alla vita fuori dalle mura scolastiche pur di non incrinare la media. Basta sport, musica, attivismo. Non solo: se senti che il voto è tutto ciò che hai, allora sì che un’insufficienza pare la fine del mondo. Allora sì, che la scuola diventa fucina di ansia e stress, e non dovremmo stupirci troppo a ogni report sullo stato della salute mentale tra i giovani.

Tenere il voto come baricentro significa che al piacere di apprendere si sostituisce il freddo nozionismo. Cosa va saputo e cosa no, dettato da programmi ministeriali per cui in fondo alla lista delle priorità c’è l’insegnamento più importante: lo spirito critico.

Esiste un’altra conseguenza di un sistema di voti come il nostro, la più ingiusta: non solo non contempla le sfaccettature di cui una persona è composta, ma nemmeno le guarda in faccia, le persone. Alla valutazione percentuale di fine anno non interessa se tu abbia dei genitori che ti possano seguire, una casa tranquilla in cui studiare, i mezzi per esperire attività stimolanti. Il voto non tiene conto delle disuguaglianze: ogni tanto, qualche docente propone di valutare il percorso, prima del risultato, e le risposte giungono puntuali: ma signora mia, e la competizione dove sta?

Per alcuni, Maturità è non dare per scontato che le cose debbano per forza rimanere come sono. Per altri, è obbedienza e disciplina. Lo è certamente per il ministro Valditara, che invece di porgere attenzione alle evidenti esigenze degli studenti di cui dovrebbe occuparsi, ha optato per la ripicca. Un atto di protesta? E io l’anno prossimo se lo ripetete vi boccio. Tiè. Almeno è coerente con l’allergia al dissenso del resto della sua squadra di governo.

Non è solo il ministro però. A tutti quelli che in questi giorni si indignano perché la scuola non è luogo per protestare, e fuori nel mondo non funziona così: ve la ricordate la scena finale di Notte Prima degli Esami? Tutta la classe esce dallo scritto perché anche Luca, arrivato tardi, possa sostenere la prova. Pure quella è una protesta, nei film stiamo sempre da quella parte. Non è certo una pellicola sovversiva, eppure qualcosa smuove. La prova di Maturità ci chiede il conto ogni anno. Chiediamoci se la stiamo superando.

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