Pesaro, Spingardi aveva un arsenale: così è nata la sparatoria alla festa dei bambini
dalla nostra inviata Romina MarcecaMAROTTA (PESARO) – Kenia Cassia Vaca arriva nel reparto dove è ricoverata la figlia insieme ai suoi amichetti: “È lei la mia forza, voglio portarla a casa con me”. Indossa un pigiama blu, la testa è fasciata per la ferita da proiettile all’orecchio, il viso è gonfio, il fianco dove l’altro sparo l’ha ferita ha una grossa medicazione. Lei è la mamma superstite della festa per l’estate che dalle risa, i canti e le abbuffate di marshmallow e caramelle è finita tra le urla strazianti dei bambini, i pianti, la fuga per schivare i proiettili sparati dalla semiautomatica impugnata da Sandro Spingardi. A terra è rimasta Griselda Cassia Vaca, la madre di Kenia, ma adesso lei vuole solo la sua bambina. “I medici non ritengono che la piccola la debba vedere in queste condizioni, si deve aspettare”. E lei rimane in una stanza accanto alla figlia, sperando di poterla vedere al più presto e cancellare insieme dai loro occhi l’incubo di quel venerdì che era cominciato come una giornata particolare e…
MAROTTA (PESARO) – Kenia Cassia Vaca arriva nel reparto dove è ricoverata la figlia insieme ai suoi amichetti: “È lei la mia forza, voglio portarla a casa con me”. Indossa un pigiama blu, la testa è fasciata per la ferita da proiettile all’orecchio, il viso è gonfio, il fianco dove l’altro sparo l’ha ferita ha una grossa medicazione. Lei è la mamma superstite della festa per l’estate che dalle risa, i canti e le abbuffate di marshmallow e caramelle è finita tra le urla strazianti dei bambini, i pianti, la fuga per schivare i proiettili sparati dalla semiautomatica impugnata da Sandro Spingardi. A terra è rimasta Griselda Cassia Vaca, la madre di Kenia, ma adesso lei vuole solo la sua bambina. “I medici non ritengono che la piccola la debba vedere in queste condizioni, si deve aspettare”. E lei rimane in una stanza accanto alla figlia, sperando di poterla vedere al più presto e cancellare insieme dai loro occhi l’incubo di quel venerdì che era cominciato come una giornata particolare ed è finito con la morte della mamma di Kenia e la nonna di sua figlia.
L’arsenale
Nella sua roulotte aveva un arsenale: 4 fucili da caccia, una carabina e la semiautomatica calibro 7,65 che ha utilizzato per uccidere la cognata. "Lo sentivamo sparare agli uccelli”, dice una vicina, “ma non ci saremmo mai immaginati questa tragedia".
“Griselda era ancora viva”
Nuovi particolari emergono sulla dinamica dell’omicidio di Griselda Cassia Nunez, 44 anni, uccisa a colpi di pistola da Sandro Spingardi, 71 anni, suo cognato e vicino di casa. Il settantenne si era asserragliato per due ore in una baracca dopo avere sparato e ucciso. È stato bloccato dai carabinieri dopo le 22 di venerdì con il taser durante una irruzione nel capanno. Ma quando le prime pattuglie dei carabinieri sono arrivate Griselda Cassia Nunez era ancora viva secondo quanto racconta un parente a Repubblica: “Kenia aveva chiamato subito un amico di famiglia per chiedere aiuto, lui abita vicino al casolare. È arrivato contemporaneamente ai carabinieri e ha telefonato a Griselda. Lei ha risposto e ha sibilato ‘Sono qui’ ma nel cortile non si poteva andare”. Ha le lacrime agli occhi Filippo: “Non si poteva entrare perché c’era ancora Spingardi e i carabinieri hanno giustamente atteso i rinforzi. Griselda era già morta quando sono riusciti a bloccare quell’uomo”.
L’omicida in carcere
Adesso SAndro Spingardi è nella casa circondariale di Pesaro: dovrà rispondere di reati di omicidio e tentato omicidio aggravati e nei prossimi giorni comparirà di fronte al gip del tribunale di Pesaro. Tra i cinque-sei colpi di pistola sparati dall’uomo due hanno centrato anche la figlia di Griselda Cassia Nunez, Kenia Cassia Vaca, di 28 anni che ora è ricoverata nell’ospedale Torrette di Ancona.
"Troppo rumore, musica alta”
Tutto succede ieri sera, 11 luglio: in una zona rurale di Marotta, nel giardino della villetta in cui vive la famiglia sono stati invitati per una festicciola tra piccoli alcuni compagni della scuola materna della figlia di Kenia insieme alle loro mamme. Giocano, si divertono, saltano e urlano, come ogni bambino della loro età. Festeggiano la fine della materna e il passaggio alla scuola elementare. Nello stesso cortile si trova la roulotte di Sandro Spingardi che si innervosisce per il rumore e per la musica. Esce fuori e inizia a discutere con le donne. L’alterco è pesante. Poi rientra nella roulotte. Ed esce di nuovo. Con una pistola in mano.
“Voleva ucciderla”
Spingiardi spara. Cinque o sei colpi, dicono gli investigatori. Con uno in testa fredda Griselda Cassia Nunez, moglie di suo fratello, morto cinque anni prima. Altri due colpiscono Kenia al volto e al torace: la donna riesce a scappare, cerca di fuggire per avvertire i vicini. Anche le mamme e i bambini terrorizzati fuggono. Arriva un’ambulanza, arrivano i carabinieri, Kenia viene nel frattempo viene soccorsa e trasportata all’ospedale Torrette di Ancona, dove viene ricoverata per le ferite subite. “L'ha inseguita e le ha sparato", racconta una testimone.
“Mi uccido”
Sandro Spingardi nel frattempo si nasconde in una baracca situata davanti alla sua roulotte, dove lo trovano i carabinieri e dove minaccia di uccidersi. Inizia una lunga trattativa iniziata con il comandante della stazione di Marotta e dal comandante della compagnia di Fano, che riescono a calmarlo. E che in un attimo di sua distrazione con il taser lo bloccano, ancora con la pistola in mano.
L’arsenale in casa
L’arma, una pistola 7.65 semiautomatica regolarmente detenuta, viene sequestrata insieme alle munizioni e ad alcuni bossoli esplosi, oltre a quattro fucili e una carabina, tutte armi che i carabinieri sequestrano a Spingardi. C’è ora da stabilire se vi siano altre motivazioni alla base di quello che è successo.