Slow Food, l’assemblea dei soci: “Cibo buono, giusto e pulito per tutti”
di Luca FraioliSotto le quasi 200 bandiere dei Paesi membri della Fao, una platea attenta, e un po’ intimidita dalla location, partecipa alla due giorni di lavori. Nella Sala plenaria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l’Agricoltura si parla naturalmente di cibo, ma di “cibo lento”. Va infatti in scena l’assemblea nazionale dei soci di Slow Food, organizzazione fondata nel 1986 e che sotto la guida di Carlo Petrini si è trasformata da una associazione di gastronomi attenti ai prodotti del territorio in una rete internazionale che conta un milione di attivisti, impegnati nel promuovere una agricoltura sostenibile e un cibo “buono, pulito, giusto”. Gli oltre 400 delegati riuniti alla Fao arrivano da tutta Italia all’insegna dello slogan “Un’altra idea di mondo”. Sono pensionati, professionisti, insegnanti, che dedicano il loro tempo libero alle battaglie di Slow Food. Ma anche giovani agricoltori che credono in un modello produttivo diverso, più rispettoso della terra, come …
Sotto le quasi 200 bandiere dei Paesi membri della Fao, una platea attenta, e un po’ intimidita dalla location, partecipa alla due giorni di lavori. Nella Sala plenaria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l’Agricoltura si parla naturalmente di cibo, ma di “cibo lento”. Va infatti in scena l’assemblea nazionale dei soci di Slow Food, organizzazione fondata nel 1986 e che sotto la guida di Carlo Petrini si è trasformata da una associazione di gastronomi attenti ai prodotti del territorio in una rete internazionale che conta un milione di attivisti, impegnati nel promuovere una agricoltura sostenibile e un cibo “buono, pulito, giusto”. Gli oltre 400 delegati riuniti alla Fao arrivano da tutta Italia all’insegna dello slogan “Un’altra idea di mondo”. Sono pensionati, professionisti, insegnanti, che dedicano il loro tempo libero alle battaglie di Slow Food. Ma anche giovani agricoltori che credono in un modello produttivo diverso, più rispettoso della terra, come Gabriele Milani, che, in rappresentanza del Lazio padrone di casa, ha aperto i lavori.
L’assemblea di due giorni si chiuderà con l’elezione del nuovo presidente che guiderà l’associazione per i prossimi quattro anni. Il voto non riserverà però sorprese, visto che la presidente uscente Barbara Nappini e il suo staff sono gli unici candidati per il nuovo consiglio direttivo. Nappini, fiorentina, un passato in una multinazionale della moda, dal 2010 vive nella campagna toscana e nel 2012 è membro di Slow Food. Dopo aver ricoperto varie cariche a livello locale e nazionale, nel 2021 viene eletta presidente. Ora inizierà il suo secondo mandato, con l’obiettivo di “accrescere la biodiversità”, non solo nei campi ma anche nell’organizzazione: “Voglio più donne e più giovani”.
Nella giornata inaugurale molti interventi hanno toccato il tema del cibo “come strumento di guerra e di morte”. Tutti avevano negli occhi le immagini di Gaza. Ma il presidente internazionale di Slow Food, il giovane ugandese Edie Mukiibi, ha ricordato come la fame sia un’arma in molti altri conflitti in tutto il mondo. “Bisogna abbattere le barriere tra nazioni, e il cibo è un ottimo veicolo di scambio culturale”. Nel fare gli onori di casa, ha allargato lo sguardo all’attuale scenario geopolitico anche il vicedirettore generale della Fao Maurizio Martina, denunciando la crisi del multilateralismo: “Anche qui ci chiediamo se gli strumenti di cui la comunità internazionale si è dotata non siano troppo lenti per dare risposte a emergenze che andrebbero affrontate immediatamente. A cominciare dalla fame nel mondo”. L’attuale ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida ha invece ricordato le origini del movimento e la battaglia nel 1986 contro il primo McDonald a Roma nella centralissima Piazza di Spagna: “Avevo da poco iniziato a fare politica e non la presi bene”. Una sintonia con Slow Food che dura ancora oggi su alcuni temi, come la protezione del made in Italy, “anche se su altri siano molto distanti” confessa il ministro. Che ha anche elogiato il ritorno dell’impegno associativo dopo anni di disinteresse per il sociale. Lo ha fatto rivolgendosi a un’altra veterana della politica: Luciana Castellina, seduta al banco della presidenza che dirige i lavori dell’assemblea. Per la co-fondatrice del Manifesto “Slow Food è stato indispensabile per far capire che la genuinità degli alimenti non era importante solo per dar soddisfazione a chi amava buoni piatti, ma per far luce sui danni che il cibo cattivo arreca. Alla salute della Terra e degli umani, uno degli aspetti centrali della lotta contro la catastrofe ecologica”. Oggi sarà la volta di Carlo Petrini. Dopo quasi 40 anni di Slow Food ci dirà qual è la sua altra idea di mondo.