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Spari alla festa, la mamma che ha salvato i bambini: “Così li ho messi al riparo dal killer”

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Francesca era al casolare di Marotta con il figlio di 5 anni: “Kenia ha visto l’arma in tasca allo zio e ha gridato, siamo fuggiti a piedi scalzi”
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MAROTTA (PESARO URBINO). Francesca è la mamma di Riccardo, uno dei cinque bambini che venerdì pomeriggio era nel casolare di Marotta Mondolfo. È lei che ha messo in salvo dall’odio di Sandro Spingardi, insieme a altre tre mamme, i piccoli amici tra i 5 e i 6 anni che si erano ritrovati per salutare la fine della scuola materna e l’inizio dell’estate. Ognuno di loro aveva in una busta anche il tocco e la toga per fare una foto tutti insieme perché da settembre frequenteranno la prima elementare. “È stato terribile. Quell’uomo ha utilizzato la pistola da distanza ravvicinata. Siamo scappati a piedi nudi in strada – racconta adesso davanti alla stanza del figlio nell’ospedale di Fano, dove i cinque bimbi sono seguiti dagli psicologi –. Spingardi urlava come un indemoniato, era ubriaco”.

Una giornata particolare per i bambini e finita in tragedia.

“Non so come faremo a riprenderci da quello che abbiamo subito. Noi genitori siamo molto preoccupati per i nostri figli”.

In quanti eravate all…

MAROTTA (PESARO URBINO). Francesca è la mamma di Riccardo, uno dei cinque bambini che venerdì pomeriggio era nel casolare di Marotta Mondolfo. È lei che ha messo in salvo dall’odio di Sandro Spingardi, insieme a altre tre mamme, i piccoli amici tra i 5 e i 6 anni che si erano ritrovati per salutare la fine della scuola materna e l’inizio dell’estate. Ognuno di loro aveva in una busta anche il tocco e la toga per fare una foto tutti insieme perché da settembre frequenteranno la prima elementare. “È stato terribile. Quell’uomo ha utilizzato la pistola da distanza ravvicinata. Siamo scappati a piedi nudi in strada – racconta adesso davanti alla stanza del figlio nell’ospedale di Fano, dove i cinque bimbi sono seguiti dagli psicologi –. Spingardi urlava come un indemoniato, era ubriaco”.

Una giornata particolare per i bambini e finita in tragedia.

“Non so come faremo a riprenderci da quello che abbiamo subito. Noi genitori siamo molto preoccupati per i nostri figli”.

In quanti eravate alla festa?

“Eravamo cinque mamme, tre bambini e due bambine. E la nonna Griselda. Era stato un pomeriggio di canti, balli, risate in quel giardino del casolare. I bambini avevano bevuto il tè freddo e mangiato caramelle senza sosta. C’era un grande altoparlante e un microfono per cantare le canzoni. Ci eravamo divertiti a fare un po’ di esibizioni. Poi c’era la musica. Sapevamo che nella roulotte di fianco al giardino c’era uno zio della mamma della piccola che ci aveva ospitati”.

L'ospedale di Fano 

È stata la musica a scatenare la violenza?

“Sì. Erano quasi le 20.30. È accaduto tutto in dieci secondi. Quell’uomo è arrivato in giardino urlando in faccia a una mamma: ‘Mi avete rotto i c...’. Siamo rimasti sconvolti. I bambini si sono zittiti. Tra lui e la mamma si è messa la nonna della bambina”.

C’è stato un litigio tra i due cognati?

“Più che di litigio, parlerei di aggressione. Lui ha afferrato una cassa d’acqua e stava per scaraventarla addosso alla signora Griselda. A quel punto alcuni bambini hanno cominciato a piangere. Abbiamo deciso di entrare in casa, volevamo andare via, c’era una situazione di forte disagio”.

La tavola della festa 

Cosa è accaduto poi?

“Kenia ha cercato di riportare la calma. Suo zio è sparito ma è ricomparso subito dopo. Ricordo che Kenia ha urlato ‘Ha una pistola in tasca. Aiuto’. Allora ci siamo affrettati a chiudere la porta dell’appartamento mentre lui puntava la pistola contro Griselda. Abbiamo sentito almeno cinque spari. I bambini hanno cominciato a urlare, erano terrorizzati”.

È in quel momento che avete deciso di fuggire?

“Sì. Almeno tre bambini su cinque hanno visto Kenia sanguinante perché era dietro di noi mentre scappavamo. Una immagine che resterà nei loro occhi chissà per quanto. Siamo fuggiti in strada, dentro di me speravo che lui non ci inseguisse. Abbiamo corso a perdifiato sulla statale, eravamo senza scarpe. Ci siamo rifugiati dentro una ditta. Da lì ho subito chiamato i soccorsi".

Kenia è rimasta con voi?

“Ha deciso di tornare indietro, forse per capire le condizioni della mamma. Le ho ripetuto che era pericoloso. Ma in pochi minuti sono arrivati i carabinieri”.

Come sta suo figlio?

“Al momento è tutto tranquillo, gioca con il suo dinosauro preferito. Ma sappiamo che i segnali di questo trauma arriveranno dopo, ce lo hanno spiegato i medici. Quell’assassino ha spezzato la tranquillità delle nostre famiglie e soprattutto ha distrutto la famiglia di Kenia”.

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