Da ordinario di geriatria del Gemelli di Roma, Roberto Bernabei ha curato politici, capi di Stato e presidenti del consiglio, attori, potenti di vario genere e non solo. Un padre importante, Ettore, già direttore generale Rai, sette fratelli, una moglie attrice come Sydne Rome, e una vita che resta dedicata ai più fragili, cioè gli anziani, anche ora che è in pensione. Negli anni ha appoggiato lo stetoscopio sulla schiena di Amintore Fanfani e Giorgio Napolitano, di Licio Gelli e Cesare Romiti e pure di Papa Francesco.
È più difficile seguire i potenti?
"Occupandosi di anziani si acquista un abito mentale particolare. Hanno un mucchio di problemi e tocca fare attenzione alle molte malattie e ai molti farmaci che prendono. Ci si abitua a fare una foto sintetica di ogni paziente. Questo abito mentale lo applichi in automatico a tutti. Ma devi stare in campana per i territori non medici nei quali i pazienti particolari ti coinvolgono, ed un po’ ti testano".
Quale è stato, fra i tanti, i…
Da ordinario di geriatria del Gemelli di Roma, Roberto Bernabei ha curato politici, capi di Stato e presidenti del consiglio, attori, potenti di vario genere e non solo. Un padre importante, Ettore, già direttore generale Rai, sette fratelli, una moglie attrice come Sydne Rome, e una vita che resta dedicata ai più fragili, cioè gli anziani, anche ora che è in pensione. Negli anni ha appoggiato lo stetoscopio sulla schiena di Amintore Fanfani e Giorgio Napolitano, di Licio Gelli e Cesare Romiti e pure di Papa Francesco.
È più difficile seguire i potenti?
"Occupandosi di anziani si acquista un abito mentale particolare. Hanno un mucchio di problemi e tocca fare attenzione alle molte malattie e ai molti farmaci che prendono. Ci si abitua a fare una foto sintetica di ogni paziente. Questo abito mentale lo applichi in automatico a tutti. Ma devi stare in campana per i territori non medici nei quali i pazienti particolari ti coinvolgono, ed un po’ ti testano".
Quale è stato, fra i tanti, il suo paziente migliore?
"Non voglio rivelare niente di personale, ma faccio un’eccezione per Amintore Fanfani. Fulmine nel capire, sintetico nelle domande e obbediente alle prescrizioni come un soldato. Con in testa un buffo cappelletto con il pon pon quando non stava bene”.
Mi racconta una storia curiosa?
"Negli anni Settanta, specializzando senza stipendio, la sera lavoravo per gli alberghi. Mi hanno chiamato dall’Excelsior di via Veneto, per una persona sotto shock. Era Licio Gelli. Aveva la pressione bassissima. Non si capiva perché. L’ho fatto portare di corsa al Gemelli. Andò bene, mi ricontattò e l’ho seguito per un po’, anche a Villa Wanda. Ma non sono mai entrato, come mi proponeva, nella sua organizzazione”.
Per il mondo dello spettacolo ha lavorato?
"Certo. Ad esempio, mi hanno chiamato ad Hammamet sul set di un film sulla Bibbia con Peter O’ Toole. Non dormiva, farmaci e sostanze varie ne aveva consumate in quantità industriale e non sapevano che dargli. Le riprese erano ferme, i costi pazzeschi. Gli ho dato una tripla dose di un banale antistaminico di prima generazione, che dava sonnolenza. Gran successo”.
Un paziente che le è rimasto particolarmente impresso?
"Carlo Donat-Cattin, ma il ricordo che ho di lui è legato ad un agito politico fondamentale. Da ministro della Salute, negli anni Ottanta, fece stanziare 30 mila miliardi di lire per aprire 140 mila posti letto di Rsa, nome che coniammo insieme. Fu lui a definire per primo l’assistenza residenziale degli anziani”.
Cosa rivela delle persone la malattia?
“La malattia è come lo sport. Una partita, la fatica fisica e l’ agonismo, evidenziano alcuni lati profondi di chi siamo e del nostro carattere. Ed evidenziano sicurezze o paure. Lo stesso accade con la malattia, non è l’ intelligenza “pura” che la domina: molte sorprese, ho visto potenti assai poco potenti. Fantastico”.
Dai pazienti si impara?
"Una ragazza si ammala, a 15 anni nei primi Ottanta, di leucemia acuta e muore a 48 anni dopo anni di chemioterapia e trapianto di midollo. Sofferenze terribili, vita complicata ed interrotta, montagne russe. E mai, mai un lamento. Ti insegna a vivere con maggior essenzialità. Era mia sorella”.
È stato il medico di Papa Francesco per due anni: che paziente è stato?
"Non ho mai detto una parola, per rispetto. L’unica cosa che dico è che Francesco era perito chimico, e se ne intendeva. Ha avuto due bravi infermieri che lo hanno assistito sino alla fine con l’équipe del Gemelli”.
Come cambia il lavoro del medico?
"Per ragioni ideologiche, di semplicità, formazione e danaro ormai la gran parte dei colleghi si occupa di un pezzettino dell’organismo del malato. Ma il Padreterno ha fatto lo scherzo di farci campare 30 anni in più, provocando un’epidemiologia tutta diversa. Così, dovrebbero essere di più i professionisti che guardano i malati nell’insieme. Il medico di famiglia e l’internista ospedaliero si dovrebbero “geriatrizzare””.
L’ accesso a Medicina è stato riorganizzato. Cosa ne pensa?
"Entrerà chi supera chimica fisica e biologia con i voti più alti al primo anno. Ciò indirizza ad un tipo di medico algoritmico. Chi è bravo in chimica e fisica ha un certo tipo di testa, dubito abbia l’empatia verso l’altro di chi ha una formazione più da liceo classico che da scientifico”.
Gli italiani continuano ad invecchiare. Come va organizzato il futuro dell’assistenza?
“Siamo tutti candidati a diventar centenari, ma come? Io a scuola, al posto della vecchia educazione civica, farei un’educazione alla longevità. E così affrontiamo anche droghe e stili di vita giusti. E poi serve una clinica dei sani dove fotografare la situazione a qualsiasi età e prescrivere l’esercizio fisico, la dieta, lo stile di vita, il sonno, i farmaci per arrivare a 100 bene. E spazzo via tutti i centri antiaging che sorgono per far quattrini e sono pericolosissimi. E ci vuole tanta assistenza domiciliare”.
Lei cosa ha fatto in questa direzione?
“Ho fondato, con il management della Fondazione Gemelli, un’estensione dell’ospedale nel territorio, Gemelli a Casa. Proprio per dotare la gente anziana e fragile che non si può muovere di un riferimento sanitario nella propria casa”.