“Mia cugina è morta a Cutro per salvare le sue figlie. Chi le ha lasciate morire deve pagare”
di Alessandra Ziniti“Io e Fereshteh siamo cresciuti insieme in Afghanistan, io poi sono fuggito dai talebani che avevo 17 anni e ormai da 18 anni sto in Italia. Se solo avessi saputo che lei e i suoi tre piccoli bambini avevano intenzione di salire su quella barca li avrei dissuasi. Tutti sappiamo i rischi che si corrono ma mai avrei pensato che chi doveva soccorrere quelle persone le avrebbe abbandonate al suo destino”.
Alem Huseini, lei, assistito dall’avvocato Francesco Verri è uno dei familiari delle vittime di Cutro che si è costituiti parte civile al processo contro gli ufficiali della Guardia di finanza e della Guardia costiera accusati dei mancati soccorsi. Cosa si aspetta?
"Mi aspetto la verità e che chi ha sbagliato paghi quello che è giusto pagare per tutte queste vite perse che si potevano salvare. Siamo in Italia, nel 2023 ( l’anno del naufragio ndr), con tutte le competenze e gli strumenti per intervenire in situazioni come …
“Io e Fereshteh siamo cresciuti insieme in Afghanistan, io poi sono fuggito dai talebani che avevo 17 anni e ormai da 18 anni sto in Italia. Se solo avessi saputo che lei e i suoi tre piccoli bambini avevano intenzione di salire su quella barca li avrei dissuasi. Tutti sappiamo i rischi che si corrono ma mai avrei pensato che chi doveva soccorrere quelle persone le avrebbe abbandonate al suo destino”.
Alem Huseini, lei, assistito dall’avvocato Francesco Verri è uno dei familiari delle vittime di Cutro che si è costituiti parte civile al processo contro gli ufficiali della Guardia di finanza e della Guardia costiera accusati dei mancati soccorsi. Cosa si aspetta?
"Mi aspetto la verità e che chi ha sbagliato paghi quello che è giusto pagare per tutte queste vite perse che si potevano salvare. Siamo in Italia, nel 2023 ( l’anno del naufragio ndr), con tutte le competenze e gli strumenti per intervenire in situazioni come questa. La politica non deve entrarci, le vite in mare si salvano sempre. Poi è giusto che si faccia entrare chi ha diritto, chi scappa dalle guerre, chi fugge per salvarsi la vita. Come mia cugina e le sue figlie. Sa cosa vuol dire oggi essere donne in Afghanistan?”.
Era da questo che scappava Fereshteh?
"Sì, voleva raggiungere degli altri cugini in Germania. Me lo ha raccontato mio fratello quando ha saputo che la barca su cui erano saliti era quella naufragata in Calabria. Lei si era separata dal marito ed era rimasta con tre bimbe, Yasna di sette anni, Sana di cinque e Sina di tre. Hanno ritrovato solo i corpi di mia cugina e di Sana, le altre due le ha inghiottite il mare. In Afghanistan, dopo i 12 anni, le bambine non possono più studiare e il loro destino è vivere da schiave. E’ legittimo fuggire e cercare rifugio altrove, o no?”
Lei vive in Italia da tanti anni. Ritiene che quello che è successo a Cutro possa essere figlio di un clima politico diverso nei confronti dei migranti?
"Sicuramente sì, ma questo è inaccettabile. Io oggi sono cittadino italiano, sono un rifugiato, vivo e lavoro a Trento, qui mi sono fatto una famiglia e ho due figli. Devo solo dire grazie all’Italia per quello che mi ha dato ma oggi sento un clima di insofferenza brutto e pericoloso. Non dico che l’Europa debba accogliere tutti, capisco che chi arriva per delinquere vada rimandato indietro e chi invece chiede asilo perchè in fuga da guerra e violenza vada accolto. Ma in mare le persone vanno salvate. Sempre, tutte. E’ questo che mi aspetto dal Paese che mi ha accolto”.