Accadrà di nuovo. Come fu per mia figlia Eluana. Anche allora c’era Giorgia Meloni in Parlamento, con il governo Berlusconi. Mentre Eluana moriva, quella maggioranza di destra provò in modo scomposto a fermare i medici che legalmente stavano aiutando la mia povera figlia a mettere fine alle sue sofferenze, dopo 17 anni di coma. Come possiamo aspettarci una buona legge sul suicidio assistito se chi deve fare le norme non rispetta nemmeno la Consulta?».
Beppino Englaro parla in modo concitato e veloce. Diretto, senza sconti. Ogni volta è come se i 6233 giorni di calvario, dal 18 gennaio 1992, quando Eluana, 21 anni, restò in coma dopo un incidente stradale, al 9 febbraio 2009, quando riuscì a morire con la sedazione profonda,…
Accadrà di nuovo. Come fu per mia figlia Eluana. Anche allora c’era Giorgia Meloni in Parlamento, con il governo Berlusconi. Mentre Eluana moriva, quella maggioranza di destra provò in modo scomposto a fermare i medici che legalmente stavano aiutando la mia povera figlia a mettere fine alle sue sofferenze, dopo 17 anni di coma. Come possiamo aspettarci una buona legge sul suicidio assistito se chi deve fare le norme non rispetta nemmeno la Consulta?».
Beppino Englaro parla in modo concitato e veloce. Diretto, senza sconti. Ogni volta è come se i 6233 giorni di calvario, dal 18 gennaio 1992, quando Eluana, 21 anni, restò in coma dopo un incidente stradale, al 9 febbraio 2009, quando riuscì a morire con la sedazione profonda, non fossero passati.
Englaro, conosceva Laura Santi?
«Non personalmente, ma seguivo le sue battaglie per il suicidio assistito. C’è una sentenza della Consulta e Laura ha scelto di morire nella legalità, così come deve avvenire in un paese civile. Anche a mia figlia uno Stato giusto avrebbe evitato quei 17 anni di sofferenza in un letto, perché fin dal 1992, semplicemente applicando la Costituzione, per Eluana si sarebbero potute interrompere le cure».
Invece lei ha dovuto lottare per oltre seimila giorni.
«La mia famiglia è stata trattata in modo disumano. Io mi sentivo un padre che gridava alla luna, mia moglie si è consumata di dolore. E quando, grazie a magistrati straordinari come Gabriella Luccioli, Alberto Giusti e Filippo La Manna abbiamo ottenuto giustizia, il parlamento ha cercato di fermarci, in modo brutale. Sostenendo arbitrariamente, così come sta accadendo oggi, che il parlamento è sovrano anche rispetto alla Corte Costituzionale e alle sentenze della Cassazione».
Lei ritiene comunque che sia necessaria una legge sul suicidio assistito?
«Certo, la legge è fondamentale, ma che sia una buona legge. Grazie a Eluana oggi noi abbiamo la legge sulle “Dat”, le disposizioni anticipate di trattamento. Di fronte a un testamento biologico nessuno ormai può violare la volontà del paziente. La cultura è cambiata, si parla apertamente di fine vita. Incredibilmente però, come nel 1992, c’è chi vuole decidere sulle vite altrui, dimenticandosi che lo stato è laico. Penso che ci vorrebbe un referendum, sia sul suicidio assistito che sull’eutanasia. E sono anche convinto che gli italiani voterebbero in massa per la libertà di scelta».
Nel 2022 il referendum però non fu ammesso proprio dalla Consulta.
«È vero e fu un errore di Amato e giudici costituzionali a mio avviso. Ma le firme per chiedere il referendum furono un numero enorme, oltre un milione. Questo vuol dire che c’è una sensibilità nuova. Sempre più persone ritengono irrinunciabile il diritto di scelta, in ogni famiglia ci sono sofferenze gravi. Oggi come ieri il Vaticano e ampie frange della politica cercheranno di limitare questo diritto costituzionale, ma la frontiera dei diritti si è allargata. Chi poteva immaginare nel 1992 che avremmo avuto una legge sulle Dat? Indietro non si torna. Nonostante tutto».