Un ultimo appello, un ultimo sforzo prima di spegnersi per sempre. «Quello sul fine vita è un disegno di legge veramente infausto. Da esseri umani vi chiedo di bocciarlo. Non è un intento di regolamentare il fine vita ma di escludere questo diritto. Non abbiate paura, non porterà a nessun abuso questo diritto. Vi chiedo buon senso di esseri umani». Laura Santi ha scelto la via del videomessaggio, pubblicato dal marito, per rivolgersi ai parlamentari italiani in procinto di discutere il dl sul fine vita. «Vi prego, vi prego con tutto il cuore, fate quello che volete con la politica ma vi prego, Paese Italia, occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi» ha dichiarato con forza.
Un appello postumo da parte della giornalista perugina morta ieri dopo essersi somministrata in autonomia un farmaco per il suicidio assistito. Una scelta presa con profonda consapevolezza e dopo una battaglia durata anni, iniziata nel 2000 dopo la diagnosi di sclerosi multipla degenerativa. Una diagnosi ch…
Un ultimo appello, un ultimo sforzo prima di spegnersi per sempre. «Quello sul fine vita è un disegno di legge veramente infausto. Da esseri umani vi chiedo di bocciarlo. Non è un intento di regolamentare il fine vita ma di escludere questo diritto. Non abbiate paura, non porterà a nessun abuso questo diritto. Vi chiedo buon senso di esseri umani». Laura Santi ha scelto la via del videomessaggio, pubblicato dal marito, per rivolgersi ai parlamentari italiani in procinto di discutere il dl sul fine vita. «Vi prego, vi prego con tutto il cuore, fate quello che volete con la politica ma vi prego, Paese Italia, occupatevi delle sofferenze dei malati più gravi» ha dichiarato con forza.
Un appello postumo da parte della giornalista perugina morta ieri dopo essersi somministrata in autonomia un farmaco per il suicidio assistito. Una scelta presa con profonda consapevolezza e dopo una battaglia durata anni, iniziata nel 2000 dopo la diagnosi di sclerosi multipla degenerativa. Una diagnosi che nel tempo le ha cambiato l’esistenza. All’inizio ha continuato a lavorare, viaggiare, allenarsi in piscina; fino a sposare il regista e produttore Stefano Massoli. Ma a partire dal 2015 la malattia l’ha gradualmente condannata all’immobilità, con dolori e spasmi costanti. Un dolore che non ha però impedito alla giornalista di diventare anche un’attivista e consigliera dell’associazione Coscioni, offrendo volto e voce alla causa del fine vita.
L’appello è arrivato quando ancora una volta slitta il voto sul ddl: gli emendamenti si voteranno a settembre, un rinvio condiviso da tutti i gruppi anche per affrontare il tema "col tempo e l'attenzione che merita". Ma ad incalzare la politica e fare domande è stata proprio Laura: «Ho anche avuto un dialogo con dio - ha affermato - e mi è stato risposto da uomini di Chiesa che lo stesso Papa Francesco, che ho amato, se avesse visto le mie 24 ore mi avrebbe detto “vai Laura”. Sono agnostica ma se l'ho incontrato è un dio buono che non vuole la nostra sofferenza estrema e ci lascia comunque il libero arbitrio. Perché è stato escluso il servizio sanitario nazionale, lasciando a iniziative privatistiche, chi si deve occupare della mia valutazione? Perché mettere un comitato etico nazionale di nomina governativa? Chi vuole questo disegno di legge intende introdurre trattamenti sostitutivi alle funzioni vitali ma questo esclude gran parte dei malati e io stessa non avrei avuto questo diritto».