Il suicidio assistito di Laura Santi: “Devono decidere i malati, troppe ingerenze dal Vaticano”
dalla nostra inviata Romina MarcecaLaura Santi con l'avvocata Filomena Gallo dell'associazione Luca Coscioni
PERUGIA – Le pareti color crema, nessun crocifisso, divanetti e tavolini, il bagno riservato agli ospiti che la vengono a salutare nella sala 1 della casa funeraria di periferia che lei stessa ha scelto. Come la tonalità, «fucsia, la mia preferita», per l’urna che accoglierà presto le sue ceneri e la richiesta di donazioni al posto dei fiori. Laura Santi finalmente è libera. È volata via dalla gabbia del suo corpo sfinito dalla sclerosi multipla e dalla condanna di un’esistenza con «lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo». Come ha scritto nella lettera che ha lasciato prima di iniettarsi un farmaco letale nella sua casa, accanto solo il marito Stefano Massoli e i medici.
Giornalista, 50 anni, attivista …
PERUGIA – Le pareti color crema, nessun crocifisso, divanetti e tavolini, il bagno riservato agli ospiti che la vengono a salutare nella sala 1 della casa funeraria di periferia che lei stessa ha scelto. Come la tonalità, «fucsia, la mia preferita», per l’urna che accoglierà presto le sue ceneri e la richiesta di donazioni al posto dei fiori. Laura Santi finalmente è libera. È volata via dalla gabbia del suo corpo sfinito dalla sclerosi multipla e dalla condanna di un’esistenza con «lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo». Come ha scritto nella lettera che ha lasciato prima di iniettarsi un farmaco letale nella sua casa, accanto solo il marito Stefano Massoli e i medici.
Giornalista, 50 anni, attivista dell’associazione Luca Coscioni, il mese scorso aveva avuto il via libera dall’Asl dopo due anni e otto mesi dalla sua richiesta per l’accesso al suicidio assistito. Nella casa funeraria arrivano gli amici di sempre, la sorella Elena, gli attivisti con i quali si è battuta fino all’ultimo per la legge sull’eutanasia e per il suicidio assistito. Si intrecciano lacrime, sorrisi e tanti ricordi.
Filomena Gallo, l’avvocata dell’associazione Coscioni che in questi anni ha seguito la lotta della giornalista, riascolta l’ultimo messaggio di Laura seduta su un divanetto vicino alla camera ardente: «Grazie amica mia, addio. Noi non ci salutiamo perché io starò sempre con te». Asciuga le lacrime Filomena Gallo, sistema i suoi lunghi capelli scuri: «Lo sente com’era positiva fino alla fine? Ha lasciato dei compiti per ognuno di noi: dai tavoli da organizzare fino al congresso di ottobre. Ero tra i pochi che conoscevano la data, prima aveva deciso inizio luglio ma poi ha voluto ultimare la raccolta firme. Era tenace, magnetica, era amata e accudita. La sua non è stata una scelta di solitudine, deve essere chiaro».
È chiaro anche, nella lettera-testamento dell’attivista, che c’è ancora da lavorare: «Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni».
Un profumo di «libertà» che arriva anche dalle parole dei suoi più cari amici. «È questa la parola che ci ha unite sin dall’inizio – dice Sara Bini, la sua assistente domiciliare – Abbiamo parlato di tutto in questi ultimi tre anni, politica, idee di vita, non l’ho mai abbandonata. Nemmeno quando nel 2022 ha avuto il Covid. Non c’è stato un solo giorno in cui non mi abbia ringraziato. Per me Laura è ancora qui, viva più che mai».
Ricaccia indietro le lacrime Sara, al di qua della porta scorrevole bianca dove Laura riposa e dove Stefano, maglia e pantaloni neri, con un sorriso ampio sotto i baffi che tradisce il dolore, accompagna chi la vuole vedere per l’ultima volta. «È anche la prima in cui è zitta – ride e piange al tempo stesso Chiara, la sua amica di sempre, da quando a 18 anni si sono conosciute all’università di Perugia– Siamo state due sorelle, ne abbiamo combinate di tutti i colori. Ho conosciuto la Laura prima e dopo la malattia. Mi ha aiutata fino alla fine.». A lei Laura non aveva detto il giorno in cui sarebbe andata via. «Non avrebbe voluto condizionamenti. Le avevo mandato un messaggio sabato: “Ciccia ma come fai con questo caldo?” ma lei non mi ha risposto. Stamattina mi ha chiamato Stefano. È difficile sapere che non c’è più ma è giusto che è successo tutto nella sua casa. Se lo meritava».
In mattinata è arrivata anche la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che il mese scorso le aveva consegnato il Baiocco d’oro, il massimo riconoscimento della città: «Le sue battaglie non finiscono con la sua scomparsa. Come comunità, continueremo a portarle avanti».
Elena è l’unica sorella di Laura Santi. Resta in disparte davanti al tavolino con la foto sorridente della giornalista: «Sono orgogliosa di lei, per quello che ha fatto. Quando Stefano mi ha chiamata, ho preso un treno e sono andata dai miei genitori. Li ho abbracciati e gli ho detto che Laura si è liberata».