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Albania, 114mila euro al giorno per i cpr. Schlein: “Meloni chieda scusa agli italiani”

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Primo studio di Actionaid e UniBari sui costi già sostenuti. 75 milioni di euro spesi in sei mesi per la sola realizzazione dei centri di Gjader e Schengjiin. Nel 2024 per soli cinque giorni di operatività la prefettura di Roma ha pagato 570mila euro per detenere 20 migranti poi tutti liberati e riportati in Italia. La replica del Viminale: “Investimento fondamentale”
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Non sono più previsioni di spesa. Adesso a certificare quello che viene definito “il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane”, c’è il primo report di ActionAid e UniBari che svela il rendiconto dei soldi già spesi per realizzare e tenere in piedi i centri per migranti in Albania e tutto il personale che vi lavora. Spese monstre a fronte di un utilizzo del tutto irrisorio visto che numerose sentenze dei giudici italiani hanno sostanzialmente stoppato prima la detenzione di migranti richiedenti asilo da sottoporre alle procedure accelerate di frontiera per essere rapidamente rispediti indietro e negli ultimi mesi rallentato anche la nuova destinazione d’uso in Cpr.

E dunque, i soldi già spesi dall’inaugurazione avvenuta nell’autunno 2024 e fino alla primavera scorsa sono già 75 milioni di euro in sei mesi per la sola realizzazione dei centri di Gjader e Schengjiin. A cui devono aggiungersi i costi folli per mantenere in piedi una struttu…

Non sono più previsioni di spesa. Adesso a certificare quello che viene definito “il più costoso, inumano e inutile strumento nella storia delle politiche migratorie italiane”, c’è il primo report di ActionAid e UniBari che svela il rendiconto dei soldi già spesi per realizzare e tenere in piedi i centri per migranti in Albania e tutto il personale che vi lavora. Spese monstre a fronte di un utilizzo del tutto irrisorio visto che numerose sentenze dei giudici italiani hanno sostanzialmente stoppato prima la detenzione di migranti richiedenti asilo da sottoporre alle procedure accelerate di frontiera per essere rapidamente rispediti indietro e negli ultimi mesi rallentato anche la nuova destinazione d’uso in Cpr.

E dunque, i soldi già spesi dall’inaugurazione avvenuta nell’autunno 2024 e fino alla primavera scorsa sono già 75 milioni di euro in sei mesi per la sola realizzazione dei centri di Gjader e Schengjiin. A cui devono aggiungersi i costi folli per mantenere in piedi una struttura sostanzialmente semideserta e tutto il personale di polizia che vi lavora. Ma ecco i numeri fin qui del tutto inediti.

570mila euro per 5 giorni

È una delle cifre che fa più sensazione: 114mila euro al giorno per soli 5 giorni di operatività tra metà ottobre e fine dicembre e 20 ospiti detenuti e poi tutti liberati dai giudici del tribunale di Roma e riportati in Italia dopo 48 ore. La Prefettura di Roma ha pagato ben 570mila euro alla Medihospes, l’ente gestore.

ActionAid e UniBari per la prima volta hanno ricostruito quanti milioni sono stati effettivamente impegnati per l’allestimento fino a marzo 2025, nonostante i centri non siano stati completati: i dati sono ora pubblici sulla piattaforma “Trattenuti”.

Schlein: “Meloni chieda scusa”

"Giorgia Meloni deve chiedere scusa agli italiani - commenta la segretaria del Pd Elly Schlein - perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione Albania sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà. Non solo viola i diritti fondamentali dei migranti, tanto che quelle prigioni sono rimaste vuote. Ma dopo aver passato anni a blaterare contro i famosi 35 euro al giorno per l'accoglienza, oggi un rapporto redatto dall'Università di Bari e ActionAid conferma come sia stata sperperata la cifra astronomica di 114mila euro al giorno a persona migrante detenuta nei centri in Albania. Quasi 5 volte tanto quello che è il reddito medio di un italiano”.

La replica del Viminale

Un "investimento fondamentale", un

"modello da più parti apprezzato" in Europa. Una "risposta concreta, strutturata ed efficace che consentirà una volta a regime di ridurre drasticamente i costi di accoglienza e velocizzare i rimpatri, allineandosi con le nuove normative europee che entreranno in vigore il prossimo anno", la replica del Viminale che in una nota aggiunge: “"il sistema di accoglienza dei migranti ereditato dal passato nel 2022 è costato all'Italia oltre 4 milioni di euro al giorno. E così negli anni precedenti: una spesa in costante aumento. A fronte delle decine di migliaia di cittadini stranieri ospitati, va ricordato che il 75% dei migranti accolti non ha diritto a restare: solo un migrante su quattro ottiene il riconoscimento della protezione internazionale”

400 posti quasi vuoti a Gjader

A Gjader, a fine marzo 2025, erano stati realizzati 400 posti: per la sola costruzione (compreso l’hotspot di Shengjin) sono stati sottoscritti contratti, con un uso generalizzato dell’affidamento diretto, per 74,2 milioni. Dunque il solo allestimento di un posto effettivamente disponibile in Albania è costato oltre 153mila euro. Il confronto con i costi per realizzare analoghe strutture in Italia è impietoso: sempre nel 2024, ad esempio, il centro di trattenimento per richiedenti asilo di Porto Empedocle è costato 1 milione di euro per realizzare 50 posti effettivi (poco più di 21mila euro a posto).

Cpr in Italia con tanti vuoti

In più, nessuna esigenza di avere ulteriori posti disponibili da destinare a centri per il rimpatrio visto che la rete degli 11 cpr italiani, nonostante la capienza sia ridotta per i danneggiamenti durante le tante rivolte, è capace ancora di ospitare migranti destinati al rimpatrio.

I cpr esistenti alla fine del 2024 erano 11, per una capienza ufficiale del sistema detentivo per stranieri pari a 1522 posti. A ciò si devono aggiungere i 1033 posti ufficialmente realizzati presso i tre centri di trattenimento per richiedenti asilo che portano il totale dei posti a 2555. Ma il sistema funziona al 46% della capienza ufficiale. “Alla luce di ben 263 posti vuoti sul totale di 1164 disponibili - spiega?Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni per ActionAid?- il tentativo di utilizzare il Cpr di Gjader per detenere la popolazione straniera irregolare presente in Italia appare del tutto irrazionale e illogico”.

Rimpatri al minimo storico

Secondo il governo, i Cpr rendono rendono più efficaci la politica di rimpatrio. Ma, i dati raccolti dal report, dicono che il ricorso alla detenzione aumenta solo i costi economici ed umani dei rimpatri e, pur prevedendo tempi più lunghi (fino a 18 mesi, dal settembre 2023), non incide sul numero di rimpatri effettuati. Nel 2024 infatti si è registrato il minimo storico dal 2014: solo il 41,8% (2.576) delle persone in ingresso in un centro di detenzione, su un totale di 6.164, è stato rimpatriato.

Più richiedenti asilo trattenuti

Nel sistema detentivo i richiedenti asilo sono cresciuti negli ultimi anni, arrivando a essere oltre il 45% delle persone trattenute nel 2024. Il 21% di questi non aveva ancora ricevuto un provvedimento di allontanamento, ma erano trattenuti solo in quanto richiedenti asilo. “L’utilizzo della detenzione come strumento della politica d’asilo segna un cambio di paradigma epocale, che pone gravi interrogativi circa gli obiettivi di uno strumento così impattante sui diritti fondamentali delle persone” continua ?Giuseppe Campesi, dell’Università di Bari. Le “liberazioni” da parte dei giudici passano dal 9% del 2021 al 29% del 2024.

Costi dei cpr fuori controllo

Nel 2024 il costo del sistema detentivo è stato di quasi 96 milioni, più del totale speso nei 6 anni precedenti (poco meno di 93 milioni). In aggiunta tra i vari costi non conteggiati un esempio emblematico dello spreco di risorse: in Albania per ospitalità e ristorazione del solo personale della polizia si sono spesi 528mila euro nel 2024 per 5 giorni di operatività dei Centri.

Trentatre morti nei cpr italiani

Un sistema che tra 2024 e primi mesi del 2025 ha prodotto tre morti che si aggiungono agli oltre 30 decessi della storia della detenzione amministrativa in Italia. Per questo ActionAid e il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari hanno deciso di riportare nella piattaforma, tra gli indicatori relativi alle singole strutture, anche il resoconto dei principali eventi critici (rivolte, incidenti, atti autolesionistici, etc.) che vi si verificano, per mostrare, oltre i dati, il costo umano del sistema.

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