A due anni e tre giorni dal femminicidio di Giulia Cecchettin, comincerà il processo di secondo grado nei confronti di Filippo Turetta, condannato all'ergastolo. L’inizio è stato fissato per il prossimo 14 novembre, nell'aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d'assise d'appello presieduta dal giudice Michele Medici. Il ragazzo tenterà il tutto per tutto per riuscire a farsi ridurre la pena, come già fatto, invano, anche in primo grado: dimostrare ai giudici dell’Appello che quell’omicidio non era premeditato sarà la battaglia dei legali del giovane. La procura, dal canto suo, come annunciato nei motivi del ricorso, si batterà per far riconoscere le aggravanti della crudeltà e dello stalking che i magistrati di primo grado non hanno accolto.
Femminicidio Giulia Cecchettin, ergastolo per Turetta: la sentenza della Corte d'Assise di Venezia
La lista di Turetta
Secondo la…
A due anni e tre giorni dal femminicidio di Giulia Cecchettin, comincerà il processo di secondo grado nei confronti di Filippo Turetta, condannato all'ergastolo. L’inizio è stato fissato per il prossimo 14 novembre, nell'aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d'assise d'appello presieduta dal giudice Michele Medici. Il ragazzo tenterà il tutto per tutto per riuscire a farsi ridurre la pena, come già fatto, invano, anche in primo grado: dimostrare ai giudici dell’Appello che quell’omicidio non era premeditato sarà la battaglia dei legali del giovane. La procura, dal canto suo, come annunciato nei motivi del ricorso, si batterà per far riconoscere le aggravanti della crudeltà e dello stalking che i magistrati di primo grado non hanno accolto.
Femminicidio Giulia Cecchettin, ergastolo per Turetta: la sentenza della Corte d'Assise di Venezia
La lista di Turetta
Secondo la pubblica accusa erano tanti gli elementi a dimostrazione della premeditazione del femminicidio della povera Giulia avvenuto l’11 novembre del 2023. A cominciare dalla lista scritta da Turetta il 7 novembre, una sorta di mappa su come procedere, con spunte a ogni passo. «Riprendiamo quelle indicazioni – aveva detto in aula il pubblico ministero leggendo l’elenco scritto dal ragazzo – cartina geografica, zaino grande, coltelli, lampada regalo, sacchi immondizie, corda per legare, panno, legare caviglie sopra e sotto ginocchio, bloccare portiere, calzino in bocca, togliere scarpe, nastro, togliere, silenziarla puntando il coltello».
Le 75 coltellate
La sera dell’11 novembre, Giulia e Filippo salgono sull’auto di lui. Iniziano a discutere: lei è ferma e decisa nel respingere il suo ex e gli confida che si sta sentendo con un altro. Lui grida e lei esce dalla macchina. "Ero molto arrabbiato – confesserà poi il 22enne - ho preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile del guidatore. L'ho rincorsa, l'ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava 'aiuto' ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio, mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo. Allora l'ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva. Ha sbattuto la testa. L'ho caricata sul sedile posteriore". Riparte alla guida della sua auto e a un certo punto “le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia”. L’autopsia restituisce 75 coltellate e una morte per shock emorragico provocato dal colpo alla testa e dalle coltellate. "Mi ricordo che era rivolta all'insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L'ultima coltellata che le ho dato era sull'occhio”.
L’appello
La data dell'udienza è stata notificata ieri alla procura generale, all'avvocato Giovanni Caruso, difensore dell'imputato, e ai legali dei familiari della vittima, costituiti parte civile, che in primo grado avevano ottenuto il risarcimento dei danni.
La carta della premeditazione
Gli avvocati di Filippo Turetta nell’arringa finale del dibattimento di primo grado tentarono di dimostrare che quel femminicidio non era stato premeditato. Più volte hanno definito il loro assistito “un ragazzino di 22 anni” che non solo non aveva deciso di ucciderla, ma non l’aveva neanche perseguitata: “Giulia non aveva paura di lui”, avevano dichiarato in aula. Quindi secondo la tesi difensiva Turetta non ha agito con crudeltà ma “in preda all’emotività”, perché “le tempeste emotive esistono”. E vista l’età dell’imputato, “bisognerebbe essere più cauti con l’ergastolo”, una pena “inumana e degradante” auspicata da “coloro che dicono che deve essere messo in carcere e bisogna buttare via la chiave”.
Le aggravanti: stalking e crudeltà
Per i giudici della Corte d’assise di Venezia, fu esclusa l’aggravante della crudeltà, in quanto “non si può desumere con certezza che Turetta volesse infliggere alla vittima sofferenze gratuite e aggiuntive”, si legge nelle motivazioni della sentenza. Le coltellate che uccisero Giulia Cecchettin non furono “un modo per infierire crudelmente o fare scempio della vittima”, ma “conseguenza dell’inesperienza e della inabilità” dell’assassino. E la studentessa fu di certo vittima “delle condotte moleste, prepotenti e vessatorie” dell’ex fidanzato, “ma non aveva paura di lui”. Per questo anche l’aggravante della persecuzione venne accantonata.