Nel mondo una persona su 4 in condizione di sfruttamento o schiavitù moderna è minorenne. I dati contenuti nella XV edizione del dossier "Piccoli schiavi invisibili" di Save the Children, diffusi come ogni anno in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, sono disarmanti. Sia nei numeri che in quello che nascondono.
Sono 12,3 milioni gli under 18 che vivono in condizioni di sfruttamento: la maggior parte, circa 9 milioni, sono coinvolti in matrimoni forzati, mentre i restanti 3,2 milioni sono vittime di sfruttamento sessuale (1,6 milioni), sfruttamento lavorativo o attività illecite (1,3 milioni) e lavori forzati imposti dalle autorità statali (32mila).
Tratta di minori
Uno dei dati più inquietanti è quello che riguarda l’aumento della tratta: nel 2022 il numero di minori identificati come vittime di tratta è aumentato del 31% rispetto al 2019. Ma il fenomeno non è lontano da noi. Secondo il rapporto di Save the Children infatti la tratta e lo sfruttamento dei minori non risparmia neanche l'Europa. Nel 2023 le vittime minorenni di tratta costituiscono il 12,6%, pari a 1.358 bambine, bambini e adolescenti, per lo più identificati in Francia, Germania e Romania, sfruttate nel 70% dei casi a fini sessuali, mentre il restante 30% è impiegato in lavoro forzato o in altre forme come l'accattonaggio o attività criminali come rapine, borseggi o spaccio di droga.
L’e-trafficking
La pubblicazione di Save the Children quest'anno dedica un'attenzione specifica al ruolo che le tecnologie digitali hanno nel reclutamento e nello sfruttamento minorile. “In questo contesto - spiegano - si parla sempre più spesso di 'e-trafficking', che include tutte le forme di tratta e sfruttamento di esseri umani che si avvalgono in modo determinante delle tecnologie digitali, sia per il reclutamento, l'adescamento e il controllo delle vittime, sia per la gestione logistica, il pagamento e la distribuzione dei profitti". Per Save the Children l'e-trafficking, caratterizzato dall'uso sistematico di piattaforme online, social network, app di messaggistica e strumenti digitali, consente di "abbattere le barriere geografiche, rendere più rapidi ed efficienti i processi di tratta e sfruttamento e ridurre i rischi per gli sfruttatori".
Le vittime e i Caraibi
Le ragazze rappresentano il 57% delle vittime minorenni rilevate a livello globale e nel 60% dei casi il loro sfruttamento è di tipo sessuale. I ragazzi, al contrario, risultano maggiormente coinvolti in situazioni di lavoro forzato (45%). I Caraibi hanno la più alta incidenza di vittime minorenni: più di 3 vittime su 5, tra quelle rilevate, sono sotto i 18 anni (67%). Seguono l'Africa Sub-Sahariana e i Paesi del Nord Africa con, rispettivamente, il 61 e il 60% dei minori tra le vittime di tratta.
L'adescamento
Generalmente, i trafficanti "cercano di adescare minori che provengono da contesti sociali e familiari fragili, che vivono in condizioni di povertà e in alcuni casi soffrono di disturbi psicologici. In Italia, la tratta e lo sfruttamento dei minori rappresentano "una realtà sommersa, che coinvolge flussi migratori internazionali - dicono da Save the Children - sia contesti interni di vulnerabilità sociale". Le vittime sono spesso coinvolte in forme multiple di sfruttamento: sessuale, lavorativo, fino al coinvolgimento in attività criminali forzate o accattonaggio coatto.
Lo sfruttamento sessuale
L’adescamento online - utilizzato sia per lo sfruttamento sessuale che per il coinvolgimento dei minori in attività criminali forzate - permette di raggiungere un numero molto più ampio di potenziali vittime, di agire in modo anonimo e di rendere più difficile l'individuazione e il contrasto da parte delle autorità". L'esposizione precoce e spesso non mediata dei minori al mondo online amplifica i rischi. Tecniche come il grooming (ovvero l’adescamento tramite manipolazione psicologica) o il fenomeno dei 'lover boys' (l’adescamento tramite simulazione di una relazione amorosa) sfruttano il bisogno di affetto e approvazione, manipolando le emozioni per ottenere obbedienza e silenzio. I social diventano strumenti di controllo, e l'età delle vittime si abbassa sempre più: oggi si registrano casi già a partire dai 9 anni.