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L’ultima caccia a Cubeddu, la primula rossa sarda in fuga da ventotto anni

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Maxi blitz in Ogliastra per scovare il super latitante che partecipò al sequestro Soffiantini. Si cerca chi possa averlo agevolato
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All’alba, sopra i tetti del piccolo centro di Arzana, il rombo degli elicotteri ha annunciato che la caccia al fantasma Attilio Cubeddu, 78 anni, non è finita. I rumori taglienti dei rotori spaccano il cielo sopra le case basse dell’Ogliastra, mentre i carabinieri setacciano masserie, cantine, cascinali. Venti perquisizioni in un giorno. Venti ingressi in altrettante vite, alla ricerca di un’ombra. Ventottoanni. È il tempo che Cubeddu ha passato in fuga. Più di un quarto di secolo a giocare a scacchi con lo Stato. Un re senza regno, braccato, nascosto, dimenticato e poi ricordato. E ora, di nuovo, inseguito.

I controlli eseguiti principalmente in Sardegna, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma diretta da Francesco Lo Voi, colpiscono un tessuto di fiancheggiatori sospettati di averlo protetto, e riguardano in particolare familiari e personaggi legati a lui a vario titolo. Le operazioni hanno avuto come principale obiettivo quello di acquisire tracce biologiche per …

All’alba, sopra i tetti del piccolo centro di Arzana, il rombo degli elicotteri ha annunciato che la caccia al fantasma Attilio Cubeddu, 78 anni, non è finita. I rumori taglienti dei rotori spaccano il cielo sopra le case basse dell’Ogliastra, mentre i carabinieri setacciano masserie, cantine, cascinali. Venti perquisizioni in un giorno. Venti ingressi in altrettante vite, alla ricerca di un’ombra. Ventottoanni. È il tempo che Cubeddu ha passato in fuga. Più di un quarto di secolo a giocare a scacchi con lo Stato. Un re senza regno, braccato, nascosto, dimenticato e poi ricordato. E ora, di nuovo, inseguito.

I controlli eseguiti principalmente in Sardegna, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma diretta da Francesco Lo Voi, colpiscono un tessuto di fiancheggiatori sospettati di averlo protetto, e riguardano in particolare familiari e personaggi legati a lui a vario titolo. Le operazioni hanno avuto come principale obiettivo quello di acquisire tracce biologiche per attestare che è vivo.

Una latitanza lunga 28 anni

Il reato contestato agli indagati è procurata inosservanza di pena aggravata dal metodo mafioso. E seppure Cubeddu non abbia mai fatto parte di alcuna mafia, la sua storia si intreccia con l’organizzazione sarda che ha fatto tremare l’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. La sua latitanza è oggi tra le più longeve d’Europa.

Riservato, chiuso, ostinato. Si dice che parlasse poco anche da ragazzo. Si unisce giovanissimo alla criminalità legata ai sequestri. È un volto che non si dimentica: sottile, scavato, sguardo cupo e fisso. I primi reati lo portano lontano dalla sua isola. Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia: lì si muove, rapisce, spara.

Nel 1981, partecipa al sequestro di Cristina Peruzzi, una giovane del senese. Due anni dopo, sarà coinvolto nei sequestri di Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer in Emilia. La sua firma è chiara, lo stile brutale, l’efficienza crudele. Viene arrestato nel 1984 a Riccione. Fine della corsa, pensano tutti. Il tribunale lo condanna a 30 anni. Sconta la pena a Badu ‘e Carros, carcere duro. Ma Cubeddu si comporta da detenuto modello. Nessuna rivolta, nessuna rissa, nessuna voce fuori posto. E così, come da norma, ottiene un permesso premio per uscire.

Il 7 febbraio 1997 è la data che cambia tutto. Cubeddu non rientra. Evade senza clamore. Nessuna fuga rocambolesca, solo il silenzio del nulla. Si volatilizza.

Il sequestro Soffiantini

La cronaca lo ritrova pochi mesi dopo nel sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini. È giugno 1997 quando una banda sardo-toscana fa irruzione nella villa dell’industriale, lo rapisce e lo tiene prigioniero per 237 giorni. Cubeddu è uno dei carcerieri. Il più silenzioso. Quello con la tosse. La banda invia una busta con un lembo d’orecchio alla famiglia e a Enrico Mentana, direttore del Tg5. Un messaggio chiaro. Si negozia, si pagano cinque miliardi di lire. Il 9 febbraio 1998, l’ostaggio viene liberato all’Impruneta. Nel frattempo, a Riofreddo, durante un tentativo di liberazione, cade sotto i colpi dei rapitori l’ispettore dei Nocs Samuele Donatoni. Un lutto che segna in modo indelebile il caso Soffiantini. Cubeddu sarà processato anche per quell’episodio, ma assolto. Non era lì. Era altrove. Sempre troppo lontano da dove lo cercavano.

Sparito nel nulla

Da allora Cubeddu è sparito. Ufficialmente vivo. Nel 2013 un testimone afferma di averlo visto, ancora in Ogliastra, a contatto con la moglie e le figlie. E proprio a loro, negli anni, si sono rivolte le attenzioni degli investigatori. Confische di beni, sequestri patrimoniali: l’abitazione di Arzana è stata strappata alla famiglia, giudicata frutto delle sue attività illecite. Gli investigatori da tempo tentano di raccogliere tracce biologiche per ricostruire un profilo genetico, sperando che anche un capello o una goccia di sudore possano far luce sulla sua sorte. Ma nulla. Queste nuove perquisizioni sembrano dire che c’è ancora una speranza. Che si crede ancora che sia vivo. Protetto da una ragnatela di complicità ancestrali, tra codici non scritti, omertà familiari e fedeltà antiche.

L’ultimo grande bandito sardo

Cubeddu è l’ultimo grande bandito sardo. Non mafioso, non boss. Criminale sì, e feroce. Ma anche figura simbolica. Dopo la cattura di Messina Denaro, è lui il volto più longevo del programma speciale del ministero dell’Interno. Una lista che si accorcia, ma che lui continua a guidare, silenzioso. C’è chi lo vuole morto da anni, magari ucciso dallo stesso Giovanni Farina, il “bandito poeta”, per una disputa sul riscatto Soffiantini. Ma ci sono anche le intercettazioni. Le visite furtive. Gli occhi bassi. I silenzi carichi. Tutti segnali di una presenza che non si riesce a cancellare. Attilio Cubeddu, il bandito con la tosse, è ancora il fantasma che sfida lo Stato, che piega i codici penali alle sue fughe, che riesce, nonostante tutto, a far parlare di sé. E allora, ogni perquisizione è una speranza. Ogni blitz, una caccia al tesoro nella terra dei silenzi. Ma finché non ci sarà un corpo, una prova, un segno, Cubeddu resterà il nome inciso in una lista di latitanti. Il re invisibile dell’Ogliastra.

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