L’Italia sta bruciando. Nei primi sette mesi del 2025 sono stati colpiti ben 30.988 ettari di territorio. Una media di 3,3 incendi al giorno. E un’estensione pari a 43.400 campi da calcio. A lanciare l’allarme, il nuovo rapporto di Legambiente - L’Italia in fumo - che ha analizzato e rielaborato i dati dell’Eruopean forest fire information system (Effis), dipingendo un quadro in cui il Meridione si certifica come l’area più colpita della penisola. Dei 653 incendi complessivi, oltre 18 mila ettari di territorio bruciati riguardano superifici naturali, cioè aree boscate; 12.733 aree agricole; 120, aree artificiali e 7 aree di altro tipo non meglio specificate.
Per Legambiente, le cause sarebbero da individuare non solo nello scotto dei troppi ritardi, ma anche nell’acuirsi della crisi climatica, che amplifica di anno in anno il rischio di incendi boschivi, oltre all’assalto delle ecomafie e degli incendiari. Secondo gli ultimi dati disponibili sul portale del ministero dell’Ambiente, a…
L’Italia sta bruciando. Nei primi sette mesi del 2025 sono stati colpiti ben 30.988 ettari di territorio. Una media di 3,3 incendi al giorno. E un’estensione pari a 43.400 campi da calcio. A lanciare l’allarme, il nuovo rapporto di Legambiente - L’Italia in fumo - che ha analizzato e rielaborato i dati dell’Eruopean forest fire information system (Effis), dipingendo un quadro in cui il Meridione si certifica come l’area più colpita della penisola. Dei 653 incendi complessivi, oltre 18 mila ettari di territorio bruciati riguardano superifici naturali, cioè aree boscate; 12.733 aree agricole; 120, aree artificiali e 7 aree di altro tipo non meglio specificate.
Per Legambiente, le cause sarebbero da individuare non solo nello scotto dei troppi ritardi, ma anche nell’acuirsi della crisi climatica, che amplifica di anno in anno il rischio di incendi boschivi, oltre all’assalto delle ecomafie e degli incendiari. Secondo gli ultimi dati disponibili sul portale del ministero dell’Ambiente, aggiornati al 31 dicembre, solamente undici Parchi nazionali su ventiquattro dispongono di un piano antincendio boschivo approvato dall’ente gestore. Ma l’iter di adozione non è ancora concluso. In alcuni casi, i piani non sarebbero conformi e sarebbero in fase di rielaborazione. In altri, sono in attesa del parere del comando unità forestali, ambientali e agroalimentari Carabinieri o del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e dell’intesa regionale.
«Gli incendi sono un problema complesso che richiede un cambio di approccio radicale», asserisce Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente. «L’Italia ha compiuto passi significativi nell’aggiornamento della legislazione, ma persistono criticità che ne limitano l’efficacia. Come la frammentazione delle competenze tra Stato, regioni ed enti locali, spesso sovrapposte e non sempre coordinate. È un punto debole intrinseco, che rallenta l’attuazione di strategie integrate a lungo termine e su cui occorre lavorare al più presto». Nella geografia disegnata da Legambiente, è la Sicilia a ottenere la “maglia nera” come peggiore regione italiana, con 16.938 ettari bruciati in 248 roghi. A seguire Calabria (con 3.633 ettari in 178 eventi incendiari), Puglia (3.622 ettari in 69 eventi), Basilicata (2.121 ettari in soli 13 roghi, e la media ettari per incendio più alta: 163,15), Campania (1.826 ettari in 77 eventi) e Sardegna (1.465 ettari in 19 roghi). Tra le regioni del Centro e Nord Italia spiccano invece il Lazio - settimo in classifica con 696 ettari andati in fumo in 28 roghi -, la Provincia di Bolzano - ottava in classifica, con 216 ettari in 3 roghi - e la Lombardia.
«Bisogna puntare sulla prevenzione attraverso una gestione territoriale efficace, che includa l’uso ecologicamente sostenibile delle risorse agro-silvo-pastorali», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «Ma è anche fondamentale promuovere e remunerare i servizi ecosistemici, sostenendo e rivitalizzando le comunità rurali nelle aree interne e montane affinché possano riappropriarsi di una funzione di presidio territoriale. Allo stesso tempo è importante applicare la normativa vigente per arginare qualsiasi ipotesi di speculazione futura sulle aree percorse dal fuoco, ed estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo. L’analisi approfondita dei luoghi colpiti e dei punti d’innesco accertati può costruire una mappa investigativa essenziale per risalire ai responsabili», conclude. Di fronte a questo quadro, l’associazione ambientalista ha presentato nel rapporto un pacchetto di dodici proposte e cinque buone pratiche da replicare a livello nazionale: dall’integrazione delle strategie di adattamento con la pianificazione forestale e quella anticendio boschivo, al coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali, come Fire smart community e Fire smart territory; dalla necessità di ripristino ecologico e funzionale delle aree percorse dal fuoco, alla gestione sostenibile delle zone rurali.