“Stop ai fondi Horizon”: il fronte contro Tel Aviv di Ue e ex ambasciatori
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera (Londra) e di Iacopo Scaramuzzi (Città del Vaticano)Ieri 58 ex ambasciatori Ue hanno condannato le «atrocità quotidiane di Israele contro il popolo palestinese a Gaza», chiedendo a Bruxelles di agire. La risposta della Commissione europea non si è fatta attendere: proposta una sospensione parziale dell’accesso di Israele al programma Horizon e ai suoi fondi per la ricerca scientifica. Mentre l’Olanda si dice pronta «a misure commerciali» contro lo Stato ebraico. In precedenza 35 alti diplomatici italiani in pensione avevano scritto una lettera aperta a Meloni chiedendo il riconoscimento dello Stato palestinese.
La conferenza franco-saudita
Con questo obiettivo, ieri è iniziata anche una conferenza di tre giorni all’Onu guidata da Francia e Arabia Saudita (partner cruciale degli occidentali in Medio Oriente) e boicottata da Usa e Israele. «È uno show controproducente che aiuta Hamas», risponde rabbiosa la Casa Bianca. Il summit, convocato a giugno ma poi rinviato per l’attacco israeliano all’Iran, mira a definire i parametri di una…
Ieri 58 ex ambasciatori Ue hanno condannato le «atrocità quotidiane di Israele contro il popolo palestinese a Gaza», chiedendo a Bruxelles di agire. La risposta della Commissione europea non si è fatta attendere: proposta una sospensione parziale dell’accesso di Israele al programma Horizon e ai suoi fondi per la ricerca scientifica. Mentre l’Olanda si dice pronta «a misure commerciali» contro lo Stato ebraico. In precedenza 35 alti diplomatici italiani in pensione avevano scritto una lettera aperta a Meloni chiedendo il riconoscimento dello Stato palestinese.
La conferenza franco-saudita
Con questo obiettivo, ieri è iniziata anche una conferenza di tre giorni all’Onu guidata da Francia e Arabia Saudita (partner cruciale degli occidentali in Medio Oriente) e boicottata da Usa e Israele. «È uno show controproducente che aiuta Hamas», risponde rabbiosa la Casa Bianca. Il summit, convocato a giugno ma poi rinviato per l’attacco israeliano all’Iran, mira a definire i parametri di una roadmap che conduca alla nascita di uno Stato palestinese, garantendo al contempo la sicurezza dello Stato ebraico. «Non c’è alternativa», ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot nel suo intervento al Palazzo di Vetro, «ora servono misure concrete».
Decisi e riluttanti
Insieme a Parigi, sono undici i Paesi europei che hanno già annunciato il riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese: Svezia, Slovenia, Spagna, Irlanda, Bulgaria, Cipro, Rep. Ceca, Ungheria, Romania, Polonia e Slovacchia. Della stessa idea, 144 Paesi Onu su 193 totali. L’Italia, come Regno Unito e Germania, è ancora riluttante: «Non è una questione di sostanza ma di tempi», spiega il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo che la premier Giorgia Meloni aveva definito «controproducente» l’iniziativa di Macron. Secondo Roma, è necessario un previo e mutuo riconoscimento anche di Israele in Medio Oriente. Una posizione simile a quella del primo ministro britannico Keir Starmer, che però potrebbe presto cedere e riconoscere lo Stato di Palestina, sotto pressione di oltre 200 deputati del Labour e molti suoi ministri pesanti.
Entra in campo il Vaticano
Anche la Santa Sede interviene nel dibattito e punge Meloni che aveva definito la mossa prematura. «Perché prematura?», si è chiesto con domanda retorica il cardinale Pietro Parolin. Il primo collaboratore del Papa guarda con simpatia alla conferenza Onu lanciata da Francia e sauditi: «Speriamo che porti qualche frutto». Il Segretario di Stato vaticano è stato interpellato ieri dai giornalisti, a margine del Giubileo degli influencer cattolici, sulla recente decisione di Macron di riconoscere formalmente la Palestina il prossimo settembre: «Noi da mo’, come dite voi, che lo abbiamo fatto», ha dichiarato adottando l’inflessione romana dei suoi interlocutori, «per noi quella è la soluzione, cioè il riconoscimento dei due Stati che vivano vicini l’uno all’altro in autonomia ma anche in collaborazione e sicurezza».
Storia e cronaca
La Santa Sede già 25 anni fa aveva siglato un primo accordo di base con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), dieci anni fa, per volontà di papa Francesco, il vero e proprio accordo con lo Stato palestinese. Il governo israeliano allora espresse il proprio «rincrescimento». In questi giorni, i coloni israeliani hanno assaltato Taybeh, l’ultimo villaggio cristiano in Cisgiordania, e la presenza dei loro insediamenti, ha detto Parolin, «non favorisce la realizzazione dello Stato di Palestina». Quanto alla parrocchia di Gaza colpita dall’esercito israeliano, il cardinale, che già nei giorni scorsi aveva sollevato dubbi sull’accidentalità dell’episodio, ha notato che «se si vuole, si può trovare la maniera» di evitare quello che Israele ha classificato come un «errore di tiro». La situazione nella Striscia, ha detto Parolin, «è insostenibile», riecheggiando l’appello di Leone XIV all’Angelus di domenica scorsa: «Adesso una nuova arma è quella della carestia e la mancanza di cibo».