Uno su due ce la farà. Lo slogan è in realtà una buona notizia per gli aspiranti camici bianchi perché misura il rapporto tra chi entrerà davvero nelle facoltà mediche e il totale degli iscritti.
I posti a disposizione quest’anno saranno oltre 23mila. Mentre chi si aspettava che eliminando il test d’ingresso si sarebbe avuta un’orda di matricole, di gran lunga superiore ai numeri degli scorsi anni, non ha avuto ragione. Sono comunque 54.313 gli studenti iscritti al semestre aperto di Medicina e chirurgia che dal primo settembre, in qualche modo, inizieranno i corsi. Se a loro si aggiungono i 4.473 iscritti di Odontoiatria e protesi dentaria e i 6.039 di Veterinaria, allora il totale di chi non dovrà più affrontare i quiz di accesso al numero chiuso, ma dovrà trovare da subito un posto in aula, sfiora quota 65mila.
Uno su due ce la farà. Lo slogan è in realtà una buona notizia per gli aspiranti camici bianchi perché misura il rapporto tra chi entrerà davvero nelle facoltà mediche e il totale degli iscritti.
I posti a disposizione quest’anno saranno oltre 23mila. Mentre chi si aspettava che eliminando il test d’ingresso si sarebbe avuta un’orda di matricole, di gran lunga superiore ai numeri degli scorsi anni, non ha avuto ragione. Sono comunque 54.313 gli studenti iscritti al semestre aperto di Medicina e chirurgia che dal primo settembre, in qualche modo, inizieranno i corsi. Se a loro si aggiungono i 4.473 iscritti di Odontoiatria e protesi dentaria e i 6.039 di Veterinaria, allora il totale di chi non dovrà più affrontare i quiz di accesso al numero chiuso, ma dovrà trovare da subito un posto in aula, sfiora quota 65mila.
«Tanti», riconosce la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha voluto abolire i test. «Ma non è un problema — aggiunge — è un segnale di coraggio. E se servirà un’aula in più si aprirà — promette, ricordando i fondi per l’edilizia universitaria e di finanziamento ordinario — Se ci sarà bisogno di un corso in più al pomeriggio, si attiverà».
Saranno gli atenei a doversi arrangiare tra corsi in presenza, scavando aule dentro e fuori le sedi accademiche, chiedendo la prenotazione di posti via app, come annunciato dalla Statale di Milano, sfruttando le sale di cinema e fiere, se dovesse servire alla Bicocca, con lezioni anche a distanza, come alla Sapienza di Roma. Perché, come scrive Bernini nella lettera aperta che ha voluto inviare a studenti e studentesse, in autunno «non solo comincia un percorso personale», ma i ragazzi saranno anche «parte di un cambiamento importante».
Niente più lotteria dei quiz per entrare. Tutti gli iscritti frequenteranno, nell’ateneo in cui si sono segnati, le lezioni di tre materie: Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia. Al termine del semestre aperto ci saranno gli esami, prove uguali a livello nazionale e svolte in contemporanea. Due gli appelli a disposizione: il 20 novembre e il 10 dicembre. Per ogni materia ci saranno 31 domande, di cui 15 a risposta multipla, da risolvere in 45 minuti. In base ai voti, espressi in trentesimi con la possibilità della lode, verrà formata una graduatoria nazionale a cui accederà solo chi sarà promosso in tutte e tre le prove. Eccolo lo sbarramento che mantiene un numero chiuso, seppur posticipato. Chi resta fuori potrà proseguire gli studi nel corso affine al quale si è iscritto (senza ulteriori tasse) contemporaneamente a Medicina, con il riconoscimento dei crediti già conseguiti. Per Bernini la nuova formula «non è un dettaglio tecnico, è un cambio di paradigma. L’università — scrive ancora la ministra — torna a essere quello che deve: una palestra di crescita, non un muro da scavalcare».
Come prevedibile, l’ateneo con più richieste d’iscrizione è la Sapienza di Roma, con 4.821 domande solo per Medicina, seguita dalla Federico II di Napoli (3.113 iscritti) e poi da Bologna (2.674). Difficile un confronto col passato: lo scorso anno c’erano due test di ingresso e numeri sempre alti. Ma certo non c’è stato alcun exploit. Dal ministero ragionano: una quota di ragazzi si segnava al quiz con superficialità, ora invece l’iscrizione vincola, anche economicamente, al primo semestre di studi.