Leone XIV all’udienza, in piazza San Pietro i ragazzi del Giubileo: “Attenti alla bulimia da social”
di Iacopo ScaramuzziPapa Leone XIV presiede la udienza generale del mercoledì. In piazza San Pietro molti dei ragazzi che partecipano al Giubileo dei giovani in corso a Roma da lunedì fino a domenica prossima.
"Il nostro mondo”, ha detto, “è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana. Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una bulimia delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie”.
Feriti dalle parole
“In questo scenario”, ha proseguito il Papa, “è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente. Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo a dirci le cose più semplici e profonde”. A questo proposito Le…
Papa Leone XIV presiede la udienza generale del mercoledì. In piazza San Pietro molti dei ragazzi che partecipano al Giubileo dei giovani in corso a Roma da lunedì fino a domenica prossima.
"Il nostro mondo”, ha detto, “è attraversato da un clima di violenza e di odio che mortifica la dignità umana. Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una bulimia delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie”.
Feriti dalle parole
“In questo scenario”, ha proseguito il Papa, “è possibile che nasca in noi il desiderio di spegnere tutto. Possiamo arrivare a preferire di non sentire più niente. Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo a dirci le cose più semplici e profonde”. A questo proposito Leone ha citato l’episodio del Vangelo nel quale Gesù incontra un uomo che non parla e non sente: “Proprio come potrebbe accadere a noi oggi, quest’uomo forse ha deciso di non parlare più perché non si è sentito capito, e di spegnere ogni voce perché è rimasto deluso e ferito da ciò che ha ascoltato”. Gesù prende l’uomo in disparte e gli dice “effata”, parola, riportata in aramaico dal Vangelo di Marco, che si può tradurre con “apriti”. “Tutti noi facciamo esperienza di essere fraintesi e di non sentirci capiti”, ha chiosato il Papa. “Tutti noi abbiamo bisogno di chiedere al Signore di guarire il nostro modo di comunicare, non solo per essere più efficaci, ma anche per evitare di fare male agli altri con le nostre parole”. Papa Prevost ha concluso con un invito rivolto ai fedeli presenti: “Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di poter imparare a comunicare in modo onesto e prudente. Preghiamo per tutti coloro che sono stati feriti dalle parole degli altri”. Ai giovani presenti a Roma per il loro Giubileo, il Papa ha augurato “che queste giornate giubilari possano trasmettere al mondo un messaggio di speranza, di pace e di amore”.
La strage di cristiani in Congo
A conclusione dell’udienza il Papa ha rinnovato il proprio “profondo dolore per il brutale attacco terroristico avvenuto la notte tra il 26 e il 27 luglio a Komanda, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove oltre 40 cristiani sono stati uccisi in chiesa durante una veglia di preghiera e nelle proprie case. Mentre affido le vittime all’amorevole misericordia di Dio, prego per i feriti e per i cristiani che nel mondo continuano a soffrire di violenze e persecuzioni, esortando quanti hanno responsabilità a livello locale e internazionale a collaborare per prevenire simili tragedie. Il primo agosto – ha proseguito Prevost – ricorrerà il 50esimo anniversario della firma dell’atto finale di Helsinki: animati dal desiderio di garantire sicurezza nel contesto della guerra fredda, 35 paesi inaugurarono una nuova stagione geopolitica favorendo il riavvicinamento tra est e ovest. Quell’evento segnò anche il rinnovato interesse per i diritti umani, con particolare attenzione alla libertà religiosa considerata uno dei fondamenti della nascente architettura internazionale da Vancouver a Vladivostok. La partecipazione attiva della Santa Sede, che fu rappresentata dall’arcivescovo Agostino Casaroli, contribuì a favorire l’impegno politico e morale per la pace. Oggi più che mai è indispensabile custodire lo spirito di Helsinki, preservare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti”.
Il saluto serale
Robert Francis Prevost ha fatto un giro in jeep ieri sera a sorpresa, a conclusione della messa celebrata da monsignor Rino Fisichella, ed ha salutato brevemente i 120mila ragazzi presenti: “Siete la speranza del mondo”, ha detto, “il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo”.