West Nile, il vaccino c’è per i cavalli, ma non per gli uomini: “Pochi casi, non conviene”
di Elena DusiL’epidemia di West Nile ha paralleli con il Covid?
I numeri sono molto, molto più limitati e «l’infezione non è affatto nuova», ricorda Marco Falcone, infettivologo dell’azienda ospedaliera di Pisa e docente dell’università della città, oltre che membro del consiglio direttivo della Simit, la Società di malattie infettive e tropicali. «Il nord-est, in particolare il Veneto, negli anni scorsi ha dovuto fronteggiare un gran numero di contagi, anche con diversi casi gravi. West Nile è un’infezione presente da anni in molte zone del mondo. Con il riscaldamento globale e le zanzare presenti ormai quasi in ogni stagione dell’anno dobbiamo probabilmente attenderci una maggiore frequenza dei suoi focolai anche in Italia».
Perché non c’è un vaccino?
«Perché i casi gravi dell’infezione sono pochi e la malattia non viene vista come un’emergenza di sanità pubblica. È stato messo a punto un vaccino per i cavalli, gli altri animali c…
L’epidemia di West Nile ha paralleli con il Covid?
I numeri sono molto, molto più limitati e «l’infezione non è affatto nuova», ricorda Marco Falcone, infettivologo dell’azienda ospedaliera di Pisa e docente dell’università della città, oltre che membro del consiglio direttivo della Simit, la Società di malattie infettive e tropicali. «Il nord-est, in particolare il Veneto, negli anni scorsi ha dovuto fronteggiare un gran numero di contagi, anche con diversi casi gravi. West Nile è un’infezione presente da anni in molte zone del mondo. Con il riscaldamento globale e le zanzare presenti ormai quasi in ogni stagione dell’anno dobbiamo probabilmente attenderci una maggiore frequenza dei suoi focolai anche in Italia».
Perché non c’è un vaccino?
«Perché i casi gravi dell’infezione sono pochi e la malattia non viene vista come un’emergenza di sanità pubblica. È stato messo a punto un vaccino per i cavalli, gli altri animali che si ammalano di West Nile con sintomi gravi, ma nessuna industria farmaceutica, governo o ente sovranazionale ha ritenuto utile investire su un prodotto analogo per l’uomo. Nel caso della Dengue, un altro virus tropicale, si è deciso di mettere a punto un vaccino per l’uomo perché l’infezione era molto diffusa in Sudamerica. Dal punto di vista tecnico un vaccino contro il West Nile non porrebbe grandi difficoltà. Il virus infatti è abbastanza stabile, molto più di quello del Covid».
Chi può fare il test per il West Nile?
«Chi ha sintomi, su indicazione di un medico. Nel 70-80% dei casi l’infezione non provoca alcun sintomo. Nel 10-15% dei casi si manifesta con sintomi leggeri come febbre, dolori a ossa e muscoli e stanchezza: segni indistinguibili da una normale influenza che in una persona giovane e sana si risolvono da sé. Il test, di fronte a questi segnali, può essere disposto dal medico se ci si trova in una zona di focolaio. Lo scopo è solo epidemiologico perché non esistono terapie specifiche per il West Nile. Avere certezza di un contagio però può orientare le autorità pubbliche nelle misure di prevenzione e evitare che si ammalino magari altre persone».
Dove si effettua il test?
«Non in tutti i laboratori. Servono strumenti piuttosto specializzati. Sicuramente andando nel centro prelievi di un grande ospedale con l’impegnativa del medico si potrà effettuare il test sierologico che rileva la presenza di anticorpi contro il virus».
Come si interviene in caso di malattia con sintomi?
«Per la temperatura usiamo antinfiammatori, antipiretici e idratazione. Spesso la febbre da West Nile è molto alta e non risponde ai farmaci. In caso di aggravamento — avviene circa nell’1% dei casi — possono comparire disorientamento e confusione mentale. Il passo da fare a questo punto è andare al pronto soccorso. Lo scenario peggiore è quello di una comparsa della meningite o della meningoencefalite. A ammalarsi più spesso della forma grave di West Nile sono soprattutto le persone anziane e fragili, come con il Covid».
Può darsi che il Nord Italia, più colpito in passato dal West Nile, sia oggi in parte immunizzato e i casi più gravi oggi si concentrino al Sud perché mai toccato prima dall’infezione?
«È possibile. Degli studi in Veneto hanno dimostrato che le persone con anticorpi pregressi sono molto più numerose di quel che immaginavamo».