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Smartphone e sacco a pelo, l’assedio felice dei Papaboys: “Per lui saremo un milione ”

(ansa)

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Teenager da tutto il mondo hanno fatto rotta sulla capitale: uno sciame di volti che, venticinque anni dopo la Giornata della gioventù del Duemila, torna tra Tor Vergata, Nuova Fiera di Roma e Vaticano
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Al centro di piazza San Pietro Irene, Teresa e Maria sventolano le mani in aria mentre Aurora le riprende con lo smartphone: si prova il video per TikTok. Titolo: Giubileo is calling. Pare che il trend vada fortissimo tra i teenager stranieri che da tutto il mondo hanno fatto rotta sulla capitale. Uno sciame di un milione di volti che venticinque anni dopo la Giornata della gioventù del Duemila torna tra Tor Vergata, Nuova Fiera di Roma e Vaticano.

Loro quattro arrivano, solo, da Firenze, tifavano Zuppi al Conclave perché «è virale», al massimo Tagle, il filippino, «che su Instagram spacca». Magliette brandizzate, pass, cappellini, le bandiere “dell’intero globo terracqueo”, direbbe Meloni: Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti, Cuba, Taiwan, Croazia, Finlandia. E un trionfo di smartphone, un impazzimento di messaggi social, di post, repost, video, tweet e retweet. Eccola la gioventù leonina, croce al petto, cellulare in mano, che si prepara a una nuova Woodstock cattolica.

Le tedes…

Al centro di piazza San Pietro Irene, Teresa e Maria sventolano le mani in aria mentre Aurora le riprende con lo smartphone: si prova il video per TikTok. Titolo: Giubileo is calling. Pare che il trend vada fortissimo tra i teenager stranieri che da tutto il mondo hanno fatto rotta sulla capitale. Uno sciame di un milione di volti che venticinque anni dopo la Giornata della gioventù del Duemila torna tra Tor Vergata, Nuova Fiera di Roma e Vaticano.

Loro quattro arrivano, solo, da Firenze, tifavano Zuppi al Conclave perché «è virale», al massimo Tagle, il filippino, «che su Instagram spacca». Magliette brandizzate, pass, cappellini, le bandiere “dell’intero globo terracqueo”, direbbe Meloni: Italia, Spagna, Francia, Stati Uniti, Cuba, Taiwan, Croazia, Finlandia. E un trionfo di smartphone, un impazzimento di messaggi social, di post, repost, video, tweet e retweet. Eccola la gioventù leonina, croce al petto, cellulare in mano, che si prepara a una nuova Woodstock cattolica.

Le tedesche hanno le guance dipinte dei colori nazionali, i brasiliani arrivano trotterellando, i coreani sono organizzatissimi, in mezzo alla folla dei centomila hanno issato due bandiere enormi in cima ad aste di tre metri: «Siamo 1078», spiega, precisissimo, il portabandiera. C’è la corsa ad accaparrarsi spicchi di ombra e poi schiamazzi, cori, il nuovo inno che fa Esta es la juventud del papa che da qualche tempo ha soppiantato l’indimenticabile Jesus Christ you are my life. Un gruppo di spagnoli batte le percussioni su “Cestò”, il cestino dei rifiuti da passeggio ribattezzato dal sindaco Gualtieri: Questo è l’ombelico del mondo.

Jason è portoghese-indiano, viene dagli Emirati Arabi Uniti, ha volato da Dubai a Abu Dhabi a Istanbul a Milano. Arriva «dalla più grande parrocchia del mondo», una chiesa visitata da papa Francesco nel 2019 che ogni domenica accoglie tutti gli expat del paese mediorientale. Col suo gruppetto parla di politica, quella internazionale, «il cessate il fuoco a Gaza, la pace che invocherà ancora Robert Francis Prevost».

Per il nuovo Papa è il primo Giubileo dei giovani, la prima volta difronte a una orda colorata e allegra di ragazzi. Sara, Julia e Marta di Madrid sono fiduciose: «Ha bisogno di tempo… Come papa Francesco parlerà di una Chiesa aperta a todos todos todos». Liliana, colombiana, devota della Madonna, la pensa diversamente: «Benedetto era troppo teologico, Francesco si faceva capire ma a volte creava confusione, sulla sessualità umana e sulla famiglia diceva cose un po’ ambigue». Accanto c’è Ines, portoghese, sbracata a terra sui sampietrini, un orecchio teso alla messa di monsignor Fisichella, un occhio su una specie di scopa con le carte. Ismael, dalla California, fa per andare via, «dai che dobbiamo ritirare la dinner box».

Fermi tutti, arriva il Papa. Boato. Giro in jeep, ali di folla, come nel giorno della sua elezione. S’è fatta sera, tutti alle metro, ai pullman, alle navette, qualsiasi mezzo sostenibile. In 25mila tagliano Roma verso Fiumicino, direzione Nuova Fiera di Roma. Nei dieci padiglioni c’è odore di vita e di ginnastica, l’aria condizionata dà una tregua. «È la mia prima volta fuori casa, sola con le amiche», dice Leonor, 16 anni, portoghese, «voglio fare esperienza di vita». Qualunque cosa voglia dire. Un gruppo di brasiliani a torso nudo si deodora dopo un viaggio di due giorni e tenta un goffo rimorchio di coetanee latine. I tedeschi srotolano tappetini da yoga, estraggono birkenstock e giù di panino. I religiosi, perlopiù le suore, dormono nell’acquario, un parallelepipedo tutto vetri schermato da cartoni che garantisce l’unica privacy possibile qui, nell’ordinatissima babele di sacchi a pelo, trolley, zaini, fili di panni, ciabatte, cuscini, caricabatterie, bottigliette d’acqua, peluche, tavoli usati come assi da stiro.

Liana è venuta dal Perù con sua figlia: «Tante volte ci sentiamo soli, questa è l’occasione per sentire amore, dare amore, non arrendersi alla solitudine». Difficile provarla tra 2500 materassini gonfiabili, 35 file da 70 brandine ognuna, un mega campeggio al coperto dove si mischiano preghiere, emozioni e sudori. I messicani coi cappelli a falda larga improvvisano una coreografia, saranno cinquanta, un corpo di ballo. I polacchi urlano come fossero allo stadio. I francesi si danno al calcio prima della processione collettiva: bar-doccia calda-bagno chimico-letto. La sveglia del pellegrino anche oggi è alle 5.

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