E alla fine arrivò il coprifuoco. L’ennesimo dei divieti per i giovanissimi. Stavolta è stato il sindaco di Praia a Mare, sulla costa cosentina, in Calabria, a vietare a tutti gli under 14 di uscire di notte da soli, cioè senza genitori o almeno un adulto qualsiasi che li accompagni. Per loro la libertà estiva finisce a mezzanotte e mezzo e ricomincia alle sette del mattino: tutti tappati in casa oppure a passeggio con mamma e papà, ammesso che loro, i grandi, abbiano voglia di uscire con il buio. Così dice l’ordinanza, la numero 78, firmata dal primo cittadino Antonino De Lorenzo. «Troppi atti di vandalismo, aggressioni ai loro coetanei, assalti alle strutture balneari, troppi monopattini e troppe bici elettriche usate in modo improprio», dice il sindaco, «a rischio c’è la sicurezza e la quiete pubblica. Se i genitori non fanno per intero il loro dovere io non posso revocarla». E quindi ora gli adolescenti vacanzieri di giorno possono fare quel che vogliono. Ma la notte, cantava Renz…
E alla fine arrivò il coprifuoco. L’ennesimo dei divieti per i giovanissimi. Stavolta è stato il sindaco di Praia a Mare, sulla costa cosentina, in Calabria, a vietare a tutti gli under 14 di uscire di notte da soli, cioè senza genitori o almeno un adulto qualsiasi che li accompagni. Per loro la libertà estiva finisce a mezzanotte e mezzo e ricomincia alle sette del mattino: tutti tappati in casa oppure a passeggio con mamma e papà, ammesso che loro, i grandi, abbiano voglia di uscire con il buio. Così dice l’ordinanza, la numero 78, firmata dal primo cittadino Antonino De Lorenzo. «Troppi atti di vandalismo, aggressioni ai loro coetanei, assalti alle strutture balneari, troppi monopattini e troppe bici elettriche usate in modo improprio», dice il sindaco, «a rischio c’è la sicurezza e la quiete pubblica. Se i genitori non fanno per intero il loro dovere io non posso revocarla». E quindi ora gli adolescenti vacanzieri di giorno possono fare quel che vogliono. Ma la notte, cantava Renzo Arbore, no.
L’idea dalla Francia
L’idea drastica del coprifuoco estivo per i minorenni non è poi troppo originale, arriva in verità dalla Francia. Oltralpe è così in almeno quindici comuni, da Béziers a Nîmes, da Limoges a Saint-Ouen, amministrati indifferentemente dalla destra e dalla sinistra. Lì però di mezzo ci sono storie d’imboscate contro la polizia, di sparatorie con feriti tra narcotrafficanti.
In Italia, Praia a mare a parte, il re di tutti i divieti per bambini e ragazzi è, però, un altro. Correva l’anno 2002 quando, in uno spot per la tv, Fabio Cannavaro, allora difensore del Parma, calciava troppo alto un pallone, mandando in frantumi i vetri di un appartamento vista stadio. Il residente brusco e indignato s’affacciava alla finestra urlando: «Regazzì, mò ve lo buco sto pallone». Il tormentone fatto ordinanza.
Vietato giocare
Pesaro è solo l’ultima delle città dove il sindaco, Andrea Bandani, ha bandito la sfera di cuoio da piazze e aree turistiche almeno fino al 31 agosto: troppo molesto per i villeggianti, troppo pericoloso per gli aspiranti Ambrosini. E così è stato a Lipari, nelle Eolie, a Frosinone, a Domodossola, con multe fino a 102 euro. Esosa Grottammare, Ascoli Piceno, Marche: contravvenzioni fino a 600 euro. E poi Montecchio Maggiore, in provincia di Venezia; Celano, in zona Novara; Bitetto, vicino Bari. O Varese Ligure, in provincia di La Spezia, dove è «vietato il gioco del calcio in aree non idonee in tutte le sue forme». E dunque illegale non è solo la partitella, ma pure la tedesca, il muretto, il mundialito.
A Olginate, vicino Lecco, sono proibiti «i giochi rumorosi in genere»: saranno rialzo, acchiapparella, nascondino e campana? E Dobble, Uno ed Exploding kittens, i passatempi di carte da ragazzini, sono rumorosi oppure no? Dipende.
A Roca, cioè Melendugno, ovvero Lecce, lo scorso anno i ragazzi scesero in strada contro il divieto del calcio. Sullo striscione scrissero: «Criticate tanto la nostra generazione ma ci avete tolto il pallone». Qualcuno a Martellago, Venezia, sul cartello che proibiva la palla, aveva più prosaicamente annotato: «Allora ci droghiamo».
Per proteggere le spiagge libere di Scalea, di nuovo nel cosentino, quest’anno non solo è vietato campeggiare e portarsi lo stereo ma pure darsi al beach volley. Senza tornare all’indimenticata fase 2 del Covid, quando migliaia di ordinanze comunali chiusero tutti i parchi giochi, per poi riaprirli ma solo a patto di salire uno alla volta sullo scivolo o il salta salta, mettendosi in fila come alle poste, nel 2021 il primo cittadino del comune di Bellegra fermò nella Piazza Coperta «tutti gli sport con lancio di oggetti»: tennis? Padel? Giavellotto? Ferme pure le bici perché «possono recare disturbo alle altre persone».
E scavando nei ricordi, nel 2016 fece notizia Luciano Barone, il sindaco di Mamoiada, nel nuorese, che vietò agli studenti di fare i compiti, quelli classici almeno, i problemi, i temi, le versioni. Con la formula «rendo obbligatorio quanto segue» impose per decreto le vacanze coatte, accompagnate da una lista di quindici esercizi che ora a Praia a Mare sarebbero difficili da svolgere da soli: lunghe passeggiate, un buon libro, ballare, il gusto dell’alba.