Leone XIV nomina Newman dottore della Chiesa, il santo che piace a destra e sinistra cattolica
di Iacopo ScaramuzziPiace a destra e a sinistra. Tanto i cattolici conservatori quanto i progressisti trovano nei suoi insegnamenti e nella sua vita motivo di ispirazione. E’ stato beatificato da Benedetto XVI, canonizzato da Francesco. E ora Leone XIV ha deciso di attribuire a san John Henry Newman, intellettuale e cardinale vissuto nel 1800, il titolo di Dottore della Chiesa universale.
I dottori della Chiesa
I dottori della Chiesa finora sono solo 37, a concedere questo titolo, che riconosce lo straordinario contributo al magistero della Chiesa di un santo, può essere solo un Concilio o un Papa. Fu Bonifacio VIII, per dire, a nominare nel 1298 dottore della Chiesa sant’Agostino, Giovanni Paolo II concesse questo titolo solamente a santa Teresa di Lisieux, Francesco ha incluso nel novero dei dottori Gregorio di Narek e Ireneo di Lione.
La decisione di Leone
Ora Prevost “ha confermato il parere affermativo della Sessione Plenaria dei Cardinali e Vescovi, Membri del Dicastero delle Cause dei Santi, circa…
Piace a destra e a sinistra. Tanto i cattolici conservatori quanto i progressisti trovano nei suoi insegnamenti e nella sua vita motivo di ispirazione. E’ stato beatificato da Benedetto XVI, canonizzato da Francesco. E ora Leone XIV ha deciso di attribuire a san John Henry Newman, intellettuale e cardinale vissuto nel 1800, il titolo di Dottore della Chiesa universale.
I dottori della Chiesa
I dottori della Chiesa finora sono solo 37, a concedere questo titolo, che riconosce lo straordinario contributo al magistero della Chiesa di un santo, può essere solo un Concilio o un Papa. Fu Bonifacio VIII, per dire, a nominare nel 1298 dottore della Chiesa sant’Agostino, Giovanni Paolo II concesse questo titolo solamente a santa Teresa di Lisieux, Francesco ha incluso nel novero dei dottori Gregorio di Narek e Ireneo di Lione.
La decisione di Leone
Ora Prevost “ha confermato il parere affermativo della Sessione Plenaria dei Cardinali e Vescovi, Membri del Dicastero delle Cause dei Santi, circa il titolo di Dottore della Chiesa Universale che sarà prossimamente conferito a San John Henry Newman”. Giunge a conclusione, così, un processo avviato già negli anni passati. Era stato invece Leone XIII, a fine Ottocento, a elevare Newman alla dignità cardinalizia, Leone XIV lo iscrive nella volta celeste dei maestri di dottrina.
Lo “sviluppo della dottrina”
Nato a Londra nel 1801, consacrato diacono nella Chiesa anglicana, dopo un intenso percorso di riflessione e preghiera Newman si convertì alla fede cattolica e nel corso della vita scalò i gradini della gerarchia cattolica. Morì a Birmingham nel 1890. Se nel corso dei decenni i conservatori, in seno alla Chiesa cattolica, hanno sottolineato in particolare la sua conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo, e il suo rigore dottrinale, i progressisti ne apprezzano l’impegno ecumenico e il concetto dello “sviluppo della dottrina”, ossia la convinzione – cara in particolare a papa Francesco – che la tradizione non è un museo ma un corpo vivo e in evoluzione. “Se con la sua esistenza credente Newman ha testimoniato la bellezza e la praticabilità del Vangelo”, ha scritto sull’Osservatore Romano l’arcivescovo di Reggio Calabria Fortunato Morrone, “con la sua riflessione teologica il presbitero anglicano e professore a Oxford prima, e oratoriano presbitero cattolico poi, ha offerto ragioni valide della credibilità, della sensatezza e della sapienza della fede”.
L’intervento del re Carlo
“In un tempo in cui la fede veniva messa in discussione come mai prima di allora”, scrisse l’allora principe del Galles, oggi re Carlo – e come tale capo della Chiesa d’Inghilterra – in un articolo per il Vaticano pubblicato alla vigilia della canonizzazione, “Newman, tra i più grandi teologi del diciannovesimo secolo, ha applicato il proprio intelletto a una delle domande più pressanti della nostra era: quale dovrebbe essere il rapporto tra la fede e un’epoca scettica, secolare?”. Pur essendo “totalmente devoto alla Chiesa alla quale era giunto passando per così tante prove intellettuali e spirituali”, proseguiva Carlo, “egli ha comunque avviato un dibattito aperto tra cattolici e altri cristiani, spianando la strada ai successivi dialoghi ecumenici”. E “come teologo, il suo lavoro sullo sviluppo della dottrina ha mostrato che la nostra comprensione di Dio può crescere nel tempo e ha avuto un profondo impatto sui pensatori successivi”.
Un santo sinodale
Un grande estimatore di Newman è anche il cardinale britannico Timothy Radcliffe, che lo ha citato più volte, non da ultimo nel corso delle prediche che ha tenuto durante le assemblee sinodali alle quali ha partecipato anche il cardinale Robert Francis Prevost prima di essere eletto Papa. Poco prima che Francesco lo canonizzasse, ad esempio, Radcliffe spiegò che Newman “riconobbe che ci sono molte autorità nella Chiesa. C'è l'autorità dei vescovi, che è principalmente l'interpretazione della tradizione. C'è l'autorità degli studiosi, dei teologi, che hanno autorità grazie alla ragione. C'è l'autorità dell'esperienza, che tutti i battezzati hanno, perché lo Spirito Santo è stato donato loro”. Radcliffe lo prendeva come ispirazione per affrontare “il problema più grande che la Chiesa ha al momento”, ossia “come ci parliamo. Come parlano laici e clero. Sinistra e destra. Studiosi e persone che non sono studiosi”. Qualche anno dopo, durante il Sinodo, Radcliffe citò quanto Newman scriveva sull’autorità: “Newman scrisse che se l'autorità del governo diventa assoluta, sarà tirannica. Se la ragione diventa l'unica autorità, cadiamo in un arido razionalismo. Se l'esperienza religiosa è l'unica autorità, allora la superstizione vincerà. Un sinodo”, proseguiva Radcliffe, “è come un'orchestra, con diversi strumenti che hanno la loro musica. Ecco perché la tradizione gesuita del discernimento è così feconda. La verità non si raggiunge con il voto a maggioranza, così come un'orchestra o una squadra di calcio non si raggiungono con il voto”. Parole che probabilmente hanno contribuito a convincere Leone XIV a nominare il santo inglese nuovo Dottore della Chiesa.