Clima, nuovo crollo a Cima Falkner: dopo il boato la montagna cambia volto per sempre
di Giacomo TalignaniAddio alla sezione centrale di Cima Falkner, il volto della montagna delle Dolomiti è cambiato per sempre. Poco prima delle 21 del primo agosto, ripresa anche dalle telecamere, la parte centrale della cima è franata facendo scivolare verso valle cumuli di rocce e detriti.
Un crollo quasi atteso dal Servizio Geologico che sta costantemente monitorando le condizioni della cima dopo che lo scorso 27 luglio, sempre per via del degrado dello strato di permafrost, c'era stato un importante distacco della parete che aveva portato al crollo di quasi 36 mila metri cubi di massa e, per precauzione, erano stati immediatamente chiusi tutti i sentieri ed evacuati gli escursionisti.
Nuove possibili frane
Con le alte temperature dei mesi scorsi e in condizioni di generale fragilità della dolomia, gli esperti si aspettavano dunque nuove possibili frane a cima Fal…
Addio alla sezione centrale di Cima Falkner, il volto della montagna delle Dolomiti è cambiato per sempre. Poco prima delle 21 del primo agosto, ripresa anche dalle telecamere, la parte centrale della cima è franata facendo scivolare verso valle cumuli di rocce e detriti.
Un crollo quasi atteso dal Servizio Geologico che sta costantemente monitorando le condizioni della cima dopo che lo scorso 27 luglio, sempre per via del degrado dello strato di permafrost, c'era stato un importante distacco della parete che aveva portato al crollo di quasi 36 mila metri cubi di massa e, per precauzione, erano stati immediatamente chiusi tutti i sentieri ed evacuati gli escursionisti.
Nuove possibili frane
Con le alte temperature dei mesi scorsi e in condizioni di generale fragilità della dolomia, gli esperti si aspettavano dunque nuove possibili frane a cima Falkner, montagna di 2990 metri nelle Dolomiti del Brenta dove a preoccupare sono soprattutto le condizioni del permafrost, il ghiaccio perenne che si sta gradualmente ritirando anche come conseguenza della crisi climatica.
Ora, dopo il nuovo crollo, i responsabili della Provincia di Trento hanno stimato attraverso un modello tridimensionale elaborato grazie all'aiuto del Nucleo droni del Corpo permanente dei Vigili del Fuoco di Trento che la massa totale potenzialmente instabile su cima Falkner sia addirittura di 700mila metri cubi.
Non è dunque da escludere che possano verificarsi nelle prossime ore altre distacchi, tant'è che le vie alpinistiche e alcuni sentieri (il 305, la via ferrata "Alfredo e Rodolfo Benini" e il 331 nel tratto compreso tra il bivio con il 316 e quello con il 305) restano chiusi e interdetti a chiunque.
Come hanno ricordato i membri del personale in servizio presso un rifugio vicino a cima Falkner, il nuovo evento franoso è stato caratterizzato da un grande boato, seguito dalla formazione - come mostrano anche le immagini video - di una gigantesca nube di polvere. Esattamente come pochi giorni prima, anche questo crollo è stato rilevato dai sismografi, ma in quest'ultimo episodio l'energia registrata sembra essere stata decisamente superiore alla frana precedente (si parla di 2 gradi scala Richter contro 1 grado della scorsa settimana).
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In attesa del bel tempo per le nuove rilevazioni
Adesso, spiegano i tecnici, comprovato il "cambiamento di volto della montagna", si attende che il meteo migliori per poter effettuare nuovi rilevamenti.
"Il Servizio Geologico - precisano dalla Provincia - è in attesa di una finestra di bel tempo e buona visibilità per poter effettuare una nuova ricognizione diretta, necessaria alla valutazione della situazione e della consistenza del recente crollo. Sono già programmati ulteriori sopralluoghi conio supporto del Nucleo elicotteri nella giornata di lunedì, con la partecipazione di geologi, Nucleo droni dei Vigili del fuoco permanenti di Trento e Soccorso alpino, e mercoledì con la collaborazione di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca".
Sentieri chiusi
Inoltre dal Soccorso alpino e speleologico, che ha posizionato fettucce rosse e gialle in quota per delimitare le aree di rischio, ricordano che nessuno dovrà accedere all'area ed è "fondamentale mantenersi rigorosamente all’interno del sedime dei tracciati autorizzati per la propria incolumità e per non ostacolare le operazioni di monitoraggio".
Con l'ennesimo distacco di una parete di roccia sulle Dolomiti, quest'estate siamo ormai all'ottavo caso registrato di grandi frane che hanno interessato le montagne, spesso dovute proprio dall'aumento delle temperature, collegate alla crisi climatica innescata dalle emissioni dell'uomo, che a loro volta portano al degrado del permafrost.
Il profilo cambiato per sempre
In piena estate, se ne va così un altro pezzo di montagna, come scrive Giulia Zaccardelli sul portale del CAI, il Club Alpino italiano: "Dopo cena, verso le 21, mi riaffaccio sulla terrazza e sento ancora boati in lontananza: sembra che la montagna si stia sgretolando. Anche senza binocolo, riesco a distinguere chiaramente la cima che ha una forma diversa rispetto a quella di un'ora prima. Le manca letteralmente un pezzo".