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Gemona, uomo fatto a pezzi: Venier voleva fuggire in Colombia per non scontare una condanna

(ansa)

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In passato era stato condannato per una serie di piccoli reati dalle lesioni agli atti di esibizionismo. La madre: “La vita di Mayilin era in pericolo”. La neonata potrebbe essere affidata ai nonni
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Alessandro Venier, il 35enne ucciso e fatto a pezzi dalla madre e dalla compagna a Gemona, stava partendo per la Colombia per sfuggire al carcere. Lesioni gravi, maltrattamenti su animali, recupero e vendita non autorizzata di materiale bellico, minacce, procurato allarme, atti di esibizionismo, alle spalle Venier aveva un pedigree da piccolo criminale, che gli aveva fatto collezionare una serie di piccole condanne. Alcune erano diventate definitive, per questo aveva deciso di far perdere le proprie tracce e accelerato i preparativi per andare oltreoceano.

Con sé pretendeva di portare la compagna Mayilin Castro e la figlia, ma la madre di lui Lorena Venier aveva paura di saperle sole con lui. Del figlio non si fidava, anzi lo temeva. “La vita di Mailyn era in pericolo, non potevamo più attendere", ha spiegato ieri nel corso dell’interrogatorio davanti ai magistrati e ha ripetuto per lei il suo legale davanti al giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere la convalida del …

Alessandro Venier, il 35enne ucciso e fatto a pezzi dalla madre e dalla compagna a Gemona, stava partendo per la Colombia per sfuggire al carcere. Lesioni gravi, maltrattamenti su animali, recupero e vendita non autorizzata di materiale bellico, minacce, procurato allarme, atti di esibizionismo, alle spalle Venier aveva un pedigree da piccolo criminale, che gli aveva fatto collezionare una serie di piccole condanne. Alcune erano diventate definitive, per questo aveva deciso di far perdere le proprie tracce e accelerato i preparativi per andare oltreoceano.

Con sé pretendeva di portare la compagna Mayilin Castro e la figlia, ma la madre di lui Lorena Venier aveva paura di saperle sole con lui. Del figlio non si fidava, anzi lo temeva. “La vita di Mailyn era in pericolo, non potevamo più attendere", ha spiegato ieri nel corso dell’interrogatorio davanti ai magistrati e ha ripetuto per lei il suo legale davanti al giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere la convalida del fermo della sessantunenne e della nuora.

La depressione post partum

Da tempo in cura per una depressione post partum, assai provata dagli eventi dell’ultima settimana e probabilmente lei stessa sconvolta dal suo gesto, Castro si è avvalsa della facoltà di non rispondere. "La mia assistita oggi era presente, stava un po' meglio ma era ancora lenta e rallentata. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere anche perché non era in grado di rispondere fisicamente e psicologicamente alle domande", ha spiegato la sua avvocata Federica Tosel, che per lei ha chiesto e ottenuto la custodia attenuata in una struttura sanitaria protetta. “È ancora in stato confusionale, se pensa alla bambina inizia a piangere", ha aggiunto la legale. Rimane invece in carcere la suocera, Lorena Venier.

L’affido della piccola

A Gemona nel frattempo si attende l’arrivo dei genitori e dei parenti della giovane colombiana, ai quali potrebbe essere affidata la figlia. "Fa piacere sapere che ci sia stata una straordinaria mobilitazione di persone che hanno contattato il Comune mettendosi a disposizione per l'eventuale affido della neonata, ma ci sono i nonni e la zia, in Colombia, che si possono eventualmente prendere cura di lei". Nei prossimi giorni, ha spiegato, verranno presi contatti con il Tribunale dei Minori di Trieste per avviare le pratiche di affido.

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