Quello tra papa Leone e i giovani del Giubileo, a Tor Vergata, è stato l’inizio di un rapporto. Lo spiega don Roberto Regoli, 48 anni, professore di storia contemporanea alla Pontificia Università Gregoriana.
Come ha trovato papa Leone con i giovani?
«È stato interessante il dialogo con i ragazzi: sebbene abbia seguito un discorso scritto, rispondendo alle domande, ha anche aggiunto alcune considerazioni. Alla fine era anche più sciolto, dopo l’adorazione eucaristica si è rivolto ai giovani in modo molto spontaneo. È stato un crescendo».
Che differenze vede rispetto al Giubileo del 2000 di Giovanni Paolo II?
«La differenza essenziale è che Giovanni Paolo II andava verso la conclusione del suo pontificato. I ragazzi conoscevano il Papa da più di venti anni, lo avevano incontrato nelle numerose Giornate mondiali della gioventù. Questa volta la situazione è diversa, non siamo verso la fine, in una fase di consolidamento del pontificato, ma al suo inizio. È il primo vero incontro del Papa…
Quello tra papa Leone e i giovani del Giubileo, a Tor Vergata, è stato l’inizio di un rapporto. Lo spiega don Roberto Regoli, 48 anni, professore di storia contemporanea alla Pontificia Università Gregoriana.
Come ha trovato papa Leone con i giovani?
«È stato interessante il dialogo con i ragazzi: sebbene abbia seguito un discorso scritto, rispondendo alle domande, ha anche aggiunto alcune considerazioni. Alla fine era anche più sciolto, dopo l’adorazione eucaristica si è rivolto ai giovani in modo molto spontaneo. È stato un crescendo».
Che differenze vede rispetto al Giubileo del 2000 di Giovanni Paolo II?
«La differenza essenziale è che Giovanni Paolo II andava verso la conclusione del suo pontificato. I ragazzi conoscevano il Papa da più di venti anni, lo avevano incontrato nelle numerose Giornate mondiali della gioventù. Questa volta la situazione è diversa, non siamo verso la fine, in una fase di consolidamento del pontificato, ma al suo inizio. È il primo vero incontro del Papa con i giovani. Si annusano a vicenda. È l’avvio della loro relazione. Quando il Papa alla fine ha preso il microfono, ha fatto un annuncio come se fosse un semplice parroco: “Ci vediamo domani”. Al tempo stesso, questo è un Papa che guarda molto alla spiritualità, alla fede e al rapporto con Cristo. Questa è la linea del suo pontificato, mettere Cristo al centro della vita cristiana, ed è qualcosa che dice normalmente e che ha ribadito anche con i giovani».
Qual è stato il rapporto con i giovani di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco?
«Erano rapporti molto diversi. Benedetto introdusse ad esempio l’adorazione eucaristica nelle Gmg che abbiamo rivisto anche adesso con Leone. Francesco invece amava che i ragazzi, come diceva lui, facessero caciara, fossero cioè una presenza rumorosa. Entrambi con i giovani sviluppavano linee coerenti con i loro pontificati».
Come è cambiata la Chiesa in venticinque anni?
«È cambiata enormemente. C’è stata una crescita del cattolicesimo in quelle che venivano considerate aree periferiche, come l’Africa e l’Asia, e c’è stato invece un impoverimento in Occidente. Rispetto al Duemila, poi, ora è il tempo del disincanto, che può anche favorire un nuovo radicamento della fede»