Leone accolto da un boato “Oggi come nel Duemila”
di Maria Novella De LucaL’applauso – infinito – che accoglie papa Leone è forte, fortissimo, così come fu l’applauso dei due milioni di giovanissimi che il 20 agosto del Duemila scandì l’arrivo a Tor Vergata, stessa spianata, stesso caldo, stesse facce esauste ed emozionate, di papa Wojtyla già malato, curvo e sofferente. Venticinque anni dopo, nella luce crepuscolare e ancora dorata che dà inizio alla lunga veglia di preghiera del Giubileo della Speranza, eredità di Francesco a Leone XIV, il pensiero torna alla giornata mondiale della gioventù che Giovanni Paolo II aveva voluto con tutte le sue forze in quell’anno giubilare, così pieno di simboli.
Un esercito di croci e chitarre
Un esercito di papa-boys invase Roma con croci e chitarre, raccontando al mondo che esisteva anche una Chiesa giovane, allegra, moderna, che imponeva una morale sessuale diversa, amava ma criticava Wojtyla. Eppure nell’immenso campus universitario, c’erano tutte e tutti, gli opposti e i simili, le famiglie neocatecumenali e gli scou…
L’applauso – infinito – che accoglie papa Leone è forte, fortissimo, così come fu l’applauso dei due milioni di giovanissimi che il 20 agosto del Duemila scandì l’arrivo a Tor Vergata, stessa spianata, stesso caldo, stesse facce esauste ed emozionate, di papa Wojtyla già malato, curvo e sofferente. Venticinque anni dopo, nella luce crepuscolare e ancora dorata che dà inizio alla lunga veglia di preghiera del Giubileo della Speranza, eredità di Francesco a Leone XIV, il pensiero torna alla giornata mondiale della gioventù che Giovanni Paolo II aveva voluto con tutte le sue forze in quell’anno giubilare, così pieno di simboli.
Un esercito di croci e chitarre
Un esercito di papa-boys invase Roma con croci e chitarre, raccontando al mondo che esisteva anche una Chiesa giovane, allegra, moderna, che imponeva una morale sessuale diversa, amava ma criticava Wojtyla. Eppure nell’immenso campus universitario, c’erano tutte e tutti, gli opposti e i simili, le famiglie neocatecumenali e gli scout Lgbtq. «Ho sedici anni, è la prima volta che parto da sola», dice esultante Gaia, abbracciata a Paola, Anna, Caterina, arrivano da Molfetta, il caldo morde e tutte e quattro sono quasi in mutande e reggiseno, la folla è descamisada, ma le foto stile “rave” che nel Duemila sorpresero e stupirono, sono oggi la normalità.
La montagna di preservativi
(Impossibile non ricordare, sul filo dell’ironia, la storia delle montagne di preservativi usati che - sembra - furono trovati dopo la notte di veglia a Tor Vergata dalle squadre dell’Ama. Non ci sono conferme né prove fotografiche, in ogni caso, nell’agosto del 2000, la Chiesa del papa polacco continuava a dirsi contraria al condom).
«Mi chiamo Giuseppe e sono frate cappuccino. Venticinque anni fa ero qui, non pensavo di diventare prete, certamente quel papa che soffriva ma ci chiamava alla fede mi cambiò profondamente. Cosa vedo intorno a me? Una gioventù fragile che cerca nella fede un senso della vita. Preservativi, sessualità: le ragazze e i ragazzi sono oltre, sanno come fare, ma è l’amore che cercano».
Quando la pace sembrava vicina
Non c’era la vela di Calatrava, c’era anche allora un sindaco di sinistra, Francesco Rutelli, non c’erano gli smarphone, soprattutto all’alba del terzo millennio, placata quasi la guerra in Jugoslavia, sembrava che la pace potesse durare. «Ragazzi sarete il fuoco del mondo, sentinelle del futuro e della pace», diceva Wojtyla. Invece sono cadute le Torri Gemelle, la crisi climatica che Giovanni Paolo II profetizzava sta cambiando le vite di ognuno, la Russia ha invaso l’Ucraina, a Gaza si muore di fame. Se i papa-boys del Duemila (oggi questa definizione suona misogina e fuori tempo, ma un’altra parola generazionale è ancora da inventare) raccontavano una fede che rompere gli schemi, oggi, come dice Federica Antonucci, romana, vent’anni, treccine rasta, «noi con la preghiera vogliamo soltanto stare bene, vivere in modo diverso, papa Francesco era un faro, Leone speriamo non ci deluda».
Ambiente e guerre
«Sai - dice Gerome, italo francese, diciotto anni - a parte i canti e i balli, è il cammino che conta. Siamo venuti a Roma dalla Toscana facendo la via francigena, noi siamo quelli dei Fridays for future, alcuni di noi partecipano anche a Ultima generazione. Non so niente di papa Wojtyla, era già morto quando sono nato, credo non fosse molto aperto, amavo Francesco invece». L’arcobaleno della pace sventola ovunque: ecco se c’è un comune denominatore tra questa infinita distesa di facce, volti, colori, bandiere, accampamenti, tra gli abbracci e le canzoni, tra le mille lingue e provenienze sotto il refrigerio degli idranti è la voglia di pace, il no alla guerra.
“Brucerei la cartolina della naja”
Paolo Assergi, 25 anni, di Amatrice, educatore. «Se mi richiamassero farei come i giovani americani che non volevano andare in Vietnam e bruciavano le lettere di arruolamento. Naja? No grazie. Ho visto alcuni ragazzi israeliani dare fuoco alle cartoline. Giusto: quello che il loro governo sta facendo a Gaza è disumano, è un genocidio. Perché sono qui? Sono credente e pacifista e oggi l’unica vera voce contro la guerra è quella della Chiesa». Eccola la differenza, oltre le etichette social e il folklore della gita di massa: questo popolo under trenta, questi teenager che hanno i colori “no war” dipinti sulla faccia, cerca una fede attiva, che conti, cambi le cose, che sia anche politica.
Da Wojtyla a Prevost
Karol Wojtyla moriva nel 2005. Nel 2002, quasi allo stremo, aveva partecipato alle giornate della gioventù di Toronto. Perché era ai giovani che voleva lasciare il suo testimone. Arianna oggi ha cinquant’anni e fa parte dell’Agesci. «Quando sei Scout resti Scout tutta la vita. Ero qui, sì, nel Duemila. Cosa mi ha colpito? L’energia di Leone XIV. Fermo e diritto sulla papa mobile per venti minuti. A piedi con la croce salda tra le mani. Come non ricordare Wojtyla malatissimo e curvo su quello stesso palco? Giovanni Paolo II quasi alla fine della vita, Prevost all’inizio del pontificato. Sembra un passaggio di testimone e in mezzo c’è papa Francesco. Mi dà speranza».