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Reina: “Che sorpresa la spiritualità dei ragazzi. Leone ha toccato i cuori”

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Intervista al cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma: “Ho visto code di chilometri per la tomba di Francesco”. 150mila giovani nelle parrocchie, “una grande accoglienza"
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“Sembrava difficile poter ripetere l’incontro del Duemila, invece…». Il cardinale Baldassarre Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, commenta con soddisfazione il Giubileo dei giovani appena concluso. Il ricordo di Francesco, sottolinea, è forte nel cuore di molti che si sono messi in fila per visitare la sua tomba, e Leone è riuscito a toccare le loro «corde spirituali e esistenziali».

Roma come ha accolto la marea umana di oltre un milione di ragazzi?

«Sono molto contento dell’accoglienza della città. Ci siamo preparati da quasi un anno a questo evento, oltre 150mila ragazzi hanno dormito nelle parrocchie, in molti istituti religiosi, c’è stata un’ottima collaborazione con l’istituto scolastico regionale per l’accoglienza nelle scuole. La risposta è stata molto generosa non solo nei numeri ma soprattutto il coinvolgimento nei momenti di preghiera e poi nell’evento culminante a Tor Vergata, la veglia di sabato sera e la messa di domenica mattina».

Chi sono questi ragazzi? Qu…

“Sembrava difficile poter ripetere l’incontro del Duemila, invece…». Il cardinale Baldassarre Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, commenta con soddisfazione il Giubileo dei giovani appena concluso. Il ricordo di Francesco, sottolinea, è forte nel cuore di molti che si sono messi in fila per visitare la sua tomba, e Leone è riuscito a toccare le loro «corde spirituali e esistenziali».

Roma come ha accolto la marea umana di oltre un milione di ragazzi?

«Sono molto contento dell’accoglienza della città. Ci siamo preparati da quasi un anno a questo evento, oltre 150mila ragazzi hanno dormito nelle parrocchie, in molti istituti religiosi, c’è stata un’ottima collaborazione con l’istituto scolastico regionale per l’accoglienza nelle scuole. La risposta è stata molto generosa non solo nei numeri ma soprattutto il coinvolgimento nei momenti di preghiera e poi nell’evento culminante a Tor Vergata, la veglia di sabato sera e la messa di domenica mattina».

Chi sono questi ragazzi? Quali differenze e quali somiglianze si possono individuare rispetto alla Gmg di Giovanni Paolo II a Tor Vergata 25 anni fa?

«Moltissimi dei ragazzi che erano a Tor Vergata 25 anni fa non c’erano perché sono giovanissimi, ma sicuramente l’eco di quell’evento, che fu straordinario, è arrivato fino a loro. Sembrava difficile da poter ripetere e invece non solo i numeri ma il livello di partecipazione è stato talmente alto che credo che l’evento di questi giorni verrà ricordato negli anni a seguire».

Al Circo Massimo ci sono state migliaia di confessioni: cosa dicono questi giovani al mondo di oggi?

«Questi giovani ci dicono che sono molto più vicini a Dio di come noi possiamo immaginare. Ho notato una grandissima sensibilità a tutti i momenti di preghiera: ho accompagnato diversi gruppi di ragazzi a San Giovanni in Laterano, così come ad alcune veglie, e la cosa che mi ha colpito è la loro partecipazione spirituale ai momenti di preghiera. Il culmine è stato l’adorazione eucaristica a Tor Vergata, uno dei momenti più alti di questo Giubileo, perché c’era un silenzio e un raccoglimento difficile da immaginare con un milione di persone presenti sulla spianata. Questo denota un grande bisogno di Dio e una grande capacità di esprimere questo bisogno, perché certe cose non si possono improvvisare».

Secondo lei quanto è vivo tra questi ragazzi il ricordo di Francesco e della sua Chiesa aperta a “todos todos todos”?

«Molti ragazzi avevano un bel ricordo della giornata mondiale della gioventù di Lisbona del 2023. Penso che il ricordo di Francesco sia molto forte nel cuore di questi giovani. Ho visto file chilometriche a Santa Maria Maggiore per andare a visitare la sua tomba. Questi ragazzi poi hanno subito stabilito un rapporto molto empatico con Leone».

Cioè?

«Francesco sapeva parlare ai ragazzi e al loro mondo, ma anche papa Leone è riuscito a toccare corde esistenziali e spirituali altrettanto importanti. Lo abbiamo visto quando, per esempio, nel rispondere alle domande che alcuni ragazzi gli hanno fatto alla veglia di preghiera a Tor Vergata sulla loro realtà quotidiana, il mondo dei social, la libertà, la paura del futuro, papa Leone ha sottolineato la centralità di Dio, e questo secondo me li ha aiutati a riflettere. Sono due Papi con cifre diverse ma entrambi utili a coinvolgere questi ragazzi».

Quindi il nuovo Papa e i ragazzi cattolici, nel loro primo incontro, si sono conosciuti e capiti?

«Sì, si sono conosciuti, e sottolineerei molto la dimensione della riflessione: papa Leone secondo me ha aiutato i ragazzi a riflettere, ha superato la tentazione moralistica di dire ciò che è giusto o ciò che è sbagliato, e invece ha dato chiavi di lettura molto utili per aiutarli a riflettere sul senso profondo del loro vivere».

Papa Leone ha voluto ricordare in particolare i ragazzi di Gaza e quelli dell’Ucraina: perché?

«Lo ha fatto già la prima sera alla messa di accoglienza a piazza San Pietro, martedì, quando ha salutato i ragazzi dell’Ucraina e della Palestina che erano presenti, e poi li ha ricordati alla messa conclusiva. Secondo me è stato molto utile perché noi definiamo i giovani un segno di speranza, e sapere che ci sono ragazzi che vengono da contesti di guerra diventa una speranza viva, un volto concreto della speranza in un tempo di guerre che sembrano non finire mai».

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