✕

Il Papa ai giovani di Tor Vergata: “Più che mai vicini a Gaza e Ucraina”

Ascolta l'audio

Prevost sorvola in elicottero la spianata con il milione di pellegrini. Il Giubileo si chiude dopo due giorni tra balli, caldo e p reghiere. Plauso bipartisan alla macchina organizzativa
2 minuti di lettura

Quando il suo elicottero atterra poco prima delle 7.30 sulla piazzola di Tor Vergata le pale non smettono di girare, passa nemmeno un minuto e il velivolo riprende quota e si mette a fare un giro panoramico. Leone vuole osservare meglio la spianata di Tor Vergata, vuole abbracciare con lo sguardo il milione e più di ragazzi che hanno trascorso lì tutta la notte. Questa distesa umana lo tocca. Si è accomiatato alla fine della veglia di preghiera, sabato sera, come un parroco, «Mi raccomando, riposatevi un po’», ha ripreso il filo ieri mattina appena salito sul palco, «spero che abbiate riposate tutti un po’».

Loro, una marea di ragazzi punteggiata da bandiere dai cinque continenti, hanno dormito poco, un paio di spruzzi di pioggia hanno fatto temere il peggio, poi la notte è trascorsa veloce, c’è chi si è infilato a dormire sotto una tenda, chi ha ballato, chi ha giocato a calcetto, chi ha sfruttato le ultime ore per fare la conoscenza di coetanei provenienti dall’altra parte del mondo…

Quando il suo elicottero atterra poco prima delle 7.30 sulla piazzola di Tor Vergata le pale non smettono di girare, passa nemmeno un minuto e il velivolo riprende quota e si mette a fare un giro panoramico. Leone vuole osservare meglio la spianata di Tor Vergata, vuole abbracciare con lo sguardo il milione e più di ragazzi che hanno trascorso lì tutta la notte. Questa distesa umana lo tocca. Si è accomiatato alla fine della veglia di preghiera, sabato sera, come un parroco, «Mi raccomando, riposatevi un po’», ha ripreso il filo ieri mattina appena salito sul palco, «spero che abbiate riposate tutti un po’».

Loro, una marea di ragazzi punteggiata da bandiere dai cinque continenti, hanno dormito poco, un paio di spruzzi di pioggia hanno fatto temere il peggio, poi la notte è trascorsa veloce, c’è chi si è infilato a dormire sotto una tenda, chi ha ballato, chi ha giocato a calcetto, chi ha sfruttato le ultime ore per fare la conoscenza di coetanei provenienti dall’altra parte del mondo. «Quando ti ricapita di fare amicizia con i tuoi coetanei del Congo, del Messico, della Finlandia?», domanda Vito, 20 anni, pugliese.

Un mondo diverso

«Buongiorno a tutti, buona domenica, good morning, buenos dias, e bonjour e guten Morgen», esordisce papa Leone. All’Angelus ricorda chi non c’è e chi convive con la violenza: «Siamo con i giovani di Gaza, siamo con i giovani dell’Ucraina, con chi è in ogni paese insanguinato dalla guerra!», esclama: «Voi siete il segno che un altro mondo è possibile, un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non sono risolti con le armi ma con il dialogo». Giulia, 27 anni dalla Sardegna, nota la differenza con un concerto o una partita allo stadio: «Qui preghiamo insieme per la pace nel mondo».

Bandiere e pelouche

Prevost solca su e giù la spianata in papamobile, acciuffa al volo bandiere e pelouche che gli lanciano. Concelebrano 450 vescovi e 3mila preti, alla messa assistono il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano, entrambi raggianti per il successo del “metodo Giubileo” che ha permesso di affrontare in modo bipartisan l’evento più atteso e più affollato dell’anno santo. «In una settimana l’intera città di Napoli che si è spostata a Roma ed è stata accolta in uno spazio di sei ettari», sintetizza il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano. Giorgia Meloni esulta su X: «Grazie al Giubileo dei Giovani, Roma ha vissuto giornate straordinarie, impregnate di fede, gioia e speranza». Le confessioni al Circo Massimo, venerdì, sono andate avanti più del previsto, nota monsignor Rino Fisichella: «Questi ragazzi ci mancheranno».

Come sant’Agostino

Leone pronuncia un’omelia che ricalca l’esperienza del suo amato Agostino, da irrequieto adolescente a santo padre della Chiesa. Usa la metafora di un campo di fiori, che sbocciano muoiono e diventano concime, per ricordare ai ragazzi che «noi pure siamo fatti per questo, non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore». Leone cita Francesco: «Non allarmiamoci se ci troviamo inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro: non siamo malati, siamo vivi!». La «sete grande e bruciante» non va spenta con «surrogati inefficaci», ma usata come «uno sgabello» per arrivare a Dio, dice, «comprare, ammassare, consumare, non basta», e cita Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, i due santi che canonizzerà a settembre: «Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate, non accontentatevi di meno».

Prevost ha preso confidenza . Martedì sera aveva accolto i giovani in piazza San Pietro e aveva parlato in modo un po’ meccanico, a Tor Vergata afferra il microfono per aggiungere un saluto, un augurio. «Portate la vostra gioia e il vostro entusiasmo a tutto il mondo», dice, «grazie a tutti voi e buon viaggio». Poi riprende l’elicottero e guarda giù alla distesa umana che lo saluta.

Leggi i commenti