Per il ministro Orazio Schillaci era tutto pronto e ampiamente meditato, perciò aveva presentato il provvedimento ai colleghi in Consiglio dei ministri corredando il tutto con dati e proiezioni: il via libera definitivo allo scudo penale per i medici, renderlo strutturale come richiesto dalle associazioni dei camici bianchi. L’ordine del giorno recitava “disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
Solo che la Lega si è messa di traverso con i ministri Roberto Calderoli (Affari regionali) e Giancarlo Giorgetti (Economia), ponendo anche il tema della possibile impopolarità della decisione, e allora la presidente del Consiglio ha deciso di rinviare tutto a settembre. Giorgia Meloni, visto il dibattito tra ministri (anche il Guardasigilli Carlo Nordio si sarebbe detto dubbioso), ha spiegato che serve più tempo per riflettere su una materia che tocca anche alcuni aspetti di tipo costituzionale.
Per il ministro Orazio Schillaci era tutto pronto e ampiamente meditato, perciò aveva presentato il provvedimento ai colleghi in Consiglio dei ministri corredando il tutto con dati e proiezioni: il via libera definitivo allo scudo penale per i medici, renderlo strutturale come richiesto dalle associazioni dei camici bianchi. L’ordine del giorno recitava “disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
Solo che la Lega si è messa di traverso con i ministri Roberto Calderoli (Affari regionali) e Giancarlo Giorgetti (Economia), ponendo anche il tema della possibile impopolarità della decisione, e allora la presidente del Consiglio ha deciso di rinviare tutto a settembre. Giorgia Meloni, visto il dibattito tra ministri (anche il Guardasigilli Carlo Nordio si sarebbe detto dubbioso), ha spiegato che serve più tempo per riflettere su una materia che tocca anche alcuni aspetti di tipo costituzionale.
L’idea di Schillaci era che si potesse limitare non solo un eccesso di denunce contro il personale sanitario, che nella stragrande maggioranza dei casi finiscono in nulla di fatto; ma anche arginare il ricorso alla “medicina difensiva”, cioè quando i dottori per tutelarsi da possibili cause prescrivono una montagna di esami e analisi, non di rado inutili, che poi ingolfano le liste di attesa. La proposta generale prevedeva incentivi e migliori condizioni di lavoro, nel tentativo di fermare la fuga dei medici dagli ospedali pubblici. Ma come detto, si va per le lunghe. «Alla fine c’è sempre una manina che impedisce di riportare l’Italia in Europa in termini di responsabilità penale dei medici, visto che oggi siamo in compagnia di Polonia e Messico», commenta ad Adnkronos Guido Quici del sindacato Cimo-Fesmed.
Ampie discussioni anche sull’approvazione del disegno di legge riguardante la delega per la riforma dell’ordinamento forense: rimandata pure quella, su input dei ministri Guido Crosetto (Difesa) e Marina Calderone (Lavoro).
È invece passato un altro disegno di legge di Schillaci, presentato con Eugenia Roccella (Famiglia): l’attivazione di un registro sull’utilizzo degli ormoni e dei farmaci bloccanti la pubertà nel trattamento della disforia di genere dei minori, in particolare della triptorelina. Il registro, a cura dell’Aifa, servirà per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, che avverrà esclusivamente nella farmacia ospedaliera. I dati contenuti nel registro saranno trasmessi al ministero della Salute ogni sei mesi. In attesa dell’adozione di protocolli specifici sarà possibile procedere alla somministrazione dei farmaci solo con l’assenso del comitato etico a valenza nazionale pediatrico. Nei casi di disforia di genere — vale a dire un’incongruenza tra il sesso biologico di un individuo e la sua identità di genere, definita come il soggettivo senso di appartenenza ad un dato sesso — si somministra la triptorelina per “mettere in pausa” la crescita puberale. Un anno fa i due ministri avevano creato un comitato di 29 esperti di bioetica e professionisti per rendere più omogenei i processi in questione. «Il governo continua a trattare la triptorelina come se fosse l’extrema ratio data a un malato irrecuperabile, ma è un trattamento di supporto a un processo ampiamente documentato e naturale, i cui rischi oggi sono connessi solo al pregiudizio e all’ideologia», dice il presidente di Gaynet, Rosario Coco.