SANTA MARIA DI SALA (VENEZIA) – Avevano raggiunto l’Italia su un barcone, in fuga dall’Egitto per costruirsi una vita più dignitosa in Europa. Due giovani richiedenti asilo sono invece morti ieri mattina a Santa Maria di Sala, nel Veneziano, vittime delle esalazioni di una fossa biologica che erano stati chiamati a ispezionare nel giardino di una villa in ristrutturazione.
Nell’area metropolitana veneta, rispetto al 2024, i morti sul lavoro sono raddoppiati. Quasi tre al giorno a livello nazionale: 495 gli incidenti mortali nei primi sei mesi del 2024, 462 quest’anno. I sindacati sono subito tornati a “denunciare la mattanza” e a invocare più controlli nei cantieri.
Le vittime sono Abdou Mustafa Ziad Saad di 21 anni e Abdel Wahab Hamad Sayed di 39: un terzo operaio, che non è rimasto intrappolato nella cisterna, è sopravvissuto e ha potuto dare l’allarme. La tragedia poco dopo le 9 nella frazione Veternigo. In base alla ricostruzione dei carabinieri, il più giovane degli operai si …
SANTA MARIA DI SALA (VENEZIA) – Avevano raggiunto l’Italia su un barcone, in fuga dall’Egitto per costruirsi una vita più dignitosa in Europa. Due giovani richiedenti asilo sono invece morti ieri mattina a Santa Maria di Sala, nel Veneziano, vittime delle esalazioni di una fossa biologica che erano stati chiamati a ispezionare nel giardino di una villa in ristrutturazione.
Nell’area metropolitana veneta, rispetto al 2024, i morti sul lavoro sono raddoppiati. Quasi tre al giorno a livello nazionale: 495 gli incidenti mortali nei primi sei mesi del 2024, 462 quest’anno. I sindacati sono subito tornati a “denunciare la mattanza” e a invocare più controlli nei cantieri.
Le vittime sono Abdou Mustafa Ziad Saad di 21 anni e Abdel Wahab Hamad Sayed di 39: un terzo operaio, che non è rimasto intrappolato nella cisterna, è sopravvissuto e ha potuto dare l’allarme. La tragedia poco dopo le 9 nella frazione Veternigo. In base alla ricostruzione dei carabinieri, il più giovane degli operai si è calato nella fossa per lo smaltimento dei liquami, più profonda e capiente rispetto a quelle standard. Non vedendolo risalire, anche il compagno è sceso per capire cosa stesse succedendo.
L’autopsia stabilirà se sono rimasti soffocati dalle esalazioni di idrogeno solforato, noto come acido solfidrico. Il gas tossico, sprigionato dalla fermentazione dei rifiuti biologici, ad alte concentrazioni è mortale. L’alternativa è l’annegamento nei liquami, innescato da un malore dovuto al gas.
Disperato il sopravvissuto, che intuendo il dramma ha chiamato i soccorsi: i vigili del fuoco hanno lavorato oltre un’ora per recuperare i corpi.
A inviare i due operai, la ditta di traslochi e trasporti “Paolo” di Pianiga, che dalla primavera si occupa dei lavori nell’edificio disabitato. In passato lo stabile ha ospitato una cooperativa sociale che accoglieva migranti in attesa di asilo. Ad aprile il cambio di proprietà e la vendita a una donna originaria della Moldavia e residente a Campalto.
«Lo spurgo — ha dichiarato — spettava ai precedenti proprietari. Non mi pareva eseguito a dovere, così ho chiesto un sopralluogo. Mi sono limitata ad aprire il cancello agli operai. Ero già andata via quando l’unico superstite, distrutto, mi ha avvisato della tragedia».
La Procura di Venezia, che ha posto l’area sotto sequestro, è al lavoro per ricostruire i fatti e chiarire le responsabilità. Secondo le prime testimonianze le due vittime, in attesa dello status di protezione internazionale e ospiti della cooperativa “Un mondo di gioia” a Mirano, non calzavano su naso e bocca la maschera anti-gas, obbligatoria.
A tradirle, il fatto che una prima bonifica della fossa era già stata effettuata e che il loro compito avrebbe dovuto limitarsi a un’ispezione in vista di un secondo intervento affidato a un’azienda specializzata di Marghera. A disporre la verifica del primo spurgo, la stessa ditta che in queste settimane ristruttura la proprietà.
Da chiarire il tipo di rapporto con le vittime, che solo in maggio avevano ottenuto il permesso di lavoro. Già certo invece un dato cruciale: nella vasca settica gli ispettori del servizio prevenzione dell’Ulss hanno rilevato un’alta concentrazione di idrogeno solforato. «Siamo davanti a una strage senza fine — la denuncia di Daniele Giordano, segretario Cgil metropolitano di Venezia — non è una fatalità. Vanno accertate le responsabilità, perseguiti i responsabili: non credere nella tutela della vita di chi lavora è la vera emergenza nazionale».
Sotto accusa un sistema che fissa le regole per la sicurezza, ma poi non si mobilita per farle rispettare. «Simili morti — dice Michele Zanocco, segretario generale Cisl di Venezia — non sono più accettabili. Da tempo chiediamo invano più controlli: la sicurezza non è un lusso, né un costo: serve una svolta in tutto il Paese». Che qualcosa non funzioni è evidente. «Chi manda questi operai — chiede Roberto Toìgo, segretario Uil del Veneto — spiega la pericolosità di certe mansioni? Dà le giuste indicazioni, mette in atto tutte le procedure e vigila sul loro rispetto?». La risposta in un massacro che nessuno ferma.